Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36402 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36402 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BRONZONI LUIGI nato il 29/05/1958 a BIBBIANO

avverso la sentenza del 13/09/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 18/04/2018

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Il ricorso di Luigi Bronzoni avverso la sentenza in epigrafe indicata, recante
l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 186 cod. strada, è
manifestamente infondato.
Infatti, contrariamente a quanto dedotto, la decisione impugnata risulta
sorretta da conferente apparato argonnentativo, che soddisfa appieno l’obbligo
motivazionale per quanto concerne la determinazione del trattamento
sanzionatorio. E’ appena il caso di considerare che in tema di valutazione dei vari
elementi per la concessione delle attenuanti generiche, ovvero in ordine al
giudizio di comparazione e per quanto riguarda la dosimetria della pena ed i
limiti del sindacato di legittimità su detti punti, la giurisprudenza di questa
Suprema Corte non solo ammette la c.d. motivazione implicita (Sez. 6, sent. del
22 settembre 2003 n. 36382, Rv. 227142) o con formule sintetiche (tipo “si
ritiene congrua” vedi Sez. 4, sent. del 4 agosto 1998 n. 9120 Rv. 211583), ma
afferma anche che le statuizioni relative al giudizio di comparazione tra
circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in riferimento ai criteri di cui
all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione solo quando siano frutto di
mero arbitrio o ragionamento illogico (Cass. sez. III 16 giugno 2004 n. 26908,
Rv. 229298). Si tratta di evenienza che non sussiste nel caso di specie. La Corte
di Appello ha infatti motivatamente escluso la concedibilità delle attenuanti
generiche in ragione della ritenuta gravità del fatto e della presenza di un
precedente specifico a carico, ritenendo tali elementi evidentemente prevalenti
rispetto a quelli rappresentati dalla difesa, secondo una ponderata e non
arbitraria valutazione di merito, come tale insindacabile in sede di legittimità.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della
Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro
3.000 a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della
Cassa delle ammende.
Così deciso il 18 aprile 2018

Motivi della decisione

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