Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36396 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36396 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
PREVOSTIS ANGELO nato il 16/05/1964 a ORUNE

avverso la sentenza del 16/11/2017 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 18/04/2018

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Il ricorso di Angelo Prevostis avverso la sentenza in epigrafe indicata,
recante l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 186 cod.
strada, è manifestamente infondato.
Infatti, contrariamente a quanto dedotto, la pronunzia impugnata reca
appropriata motivazione, basata su definite e significative acquisizioni probatorie
ed immune da vizi logico-giuridici. I motivi proposti sono manifestamente
infondati ex art. 591, comma 1, lettera c), c.p.p., in quanto attinenti alla
valutazione delle prove e alla ricostruzione del fatto, con riguardo alla dedotta
circostanza secondo cui l’imputato non sarebbe stato alla guida del mezzo al
momento dell’accertamento, traducendosi le argomentazioni difensive non in una
critica al percorso argomentativo seguito dai giudici di merito, che è invece del
tutto congruo, logico, non contraddittorio e coerente con le risultanze in fatto,
bensì in una richiesta di rivalutazione del merito della vicenda, alla luce di una
diversa lettura delle prove, inammissibile in questa sede.
La decisione impugnata risulta sorretta da conferente apparato
argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo motivazionale, anche per quanto
concerne la determinazione del trattamento sanzionatorio. E’ appena il caso di
considerare che in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti
punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la c.d.
motivazione implicita (Sez. 6, sent. del 22 settembre 2003 n. 36382, Rv.
227142) o con formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” vedi Sez. 4„ sent. del
4 agosto 1998 n. 9120 Rv. 211583), ma afferma anche che le statuizioni relative
al giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in
riferimento , ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione
solo quando siano frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Cass. sez. III
16 giugno 2004 n. 26908, Rv. 229298). Si tratta di evenienza che non sussiste
nel caso di specie. La Corte di Appello ha infatti evidenziato la gravità del fatto e
l’assenza di elementi positivi valutabili per la concessione delle attenuanti
generiche.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della
Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro
3.000 a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della
Cassa delle ammende.
Così deciso il 18 aprile 2018

Motivi della decisione

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