Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36381 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36381 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
GIAPPONE PIETRO nato il 13/08/1962 a PALERMO

avverso la sentenza del 21/12/2017 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 18/04/2018

Motivi della decisione
Giappone Pietro ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della
Corte di Appello di Palermo indicata in epigrafe con la quale è stata confermata la
sentenza di condanna resa dal Tribunale di Palermo in data 3.11.2015, in
riferimento al reato di cui all’art. 73, comma V, d.P.R. n. 309/1990.
L’esponente deduce violazione di legge e vizio motivazionale, in riferimento

A sostegno dell’assunto si sofferma sui termini di fatto della vicenda e ritiene
non provata la destinazione allo spaccio.
Il ricorso è inammissibile.
Si osserva che il ricorrente non propone, in realtà, alcun motivo di censura,
che attinga l’apparato motivazionale posto a fondamento della sentenza
impugnata. L’esponente, invero, si limita a richiamare alcune delle circostanze di
fatto, omettendo di confrontarsi con il concreto contenuto argomentativo del
provvedimento gravato. Deve, allora, rilevarsi che questa Suprema Corte ha
chiarito che è inammissibile il ricorso per cassazione i cui motivi siano generici,
ovvero non contenenti la precisa prospettazione delle ragioni in fatto o in diritto da
sottoporre a verifica (vedi, da ultimo, Cass. Sezione 3, Sentenza n. 16851 del
02/03/2010, dep. 04/05/2010, Rv. 246980). Del resto, la Corte di Appello ha
chiarito che i contatti intercorsi dall’imputato con terzi soggetti e le modalità di
custodia dello stupefacente erano stati osservati direttamente dai verbalizzanti, i
quali avevano poi proceduto al sequestro delle due dosi di eroina e del denaro
contante, in esito alla perquisizione personale e veicolare.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, che si impone, segue la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione
pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, liquidata come a dispositivo.
P.Q. M .
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, in data 18 aprile 2018.

all’affermazione di responsabilità penale.

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