Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36374 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36374 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SADER ABDEL nato il 01/01/1978

avverso la sentenza del 11/07/2017 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 18/04/2018

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Il ricorso di Sader Abdel avverso la sentenza in epigrafe indicata, recante
l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 73, comma 5,
d.P.R. 309/90, è manifestamente infondato.
Infatti, contrariamente a quanto dedotto, la decisione impugnata risulta
sorretta da conferente apparato argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo
motivazionale per quanto concerne la determinazione del trattamento
sanzionatorio. Al riguardo, è appena il caso di rilevare che la pena base irrogata
in sentenza, di anni 1 di reclusione ed C 1.200 di multa, non supera il cd. “medio
edittale” (che per il reato in disamina è fissato a 2 anni e 3 mesi di reclusione ed
C 5.680,50 di multa), per cui nel caso trova applicazione il costante principio
affermato da questa Corte di legittimità secondo cui la graduazione della pena,
anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni previsti per le circostanze
aggravanti ed attenuanti, rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il
quale, per assolvere al relativo obbligo di motivazione, è sufficiente che dia conto
dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen. con espressioni del tipo: “pena
congrua”, “pena equa” o “congruo aumento”, come pure con il richiamo alla
gravità del reato o alla capacità a delinquere, essendo, invece, necessaria una
specifica e dettagliata spiegazione del ragionamento seguito soltanto quando la
pena sia di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale (Sez. 2, n.
36104 del 27/04/2017, Mastro e altro, Rv. 27124301). Peraltro, nel caso di
specie la Corte di appello ha dato conto del ragionamento seguito nella
determinazione della pena, avendo sostanzialmente considerato la specifica
capacità organizzativa e criminale del prevenuto nella illecita attività, secondo
una ponderata valutazione di merito immune da vizi logici evidenti e come tale
insindacabile in cassazione.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della
Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro
3.000 a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della
Cassa delle ammende.
Così deciso il 18 aprile 2018

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Motivi della decisione

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