Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36372 del 18/06/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 36372 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: DI NICOLA VITO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Giusti Carlo, nato a Siena il 24-05-1947
avverso la ordinanza del 07-03-2014 della Corte di appello di Roma;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Vito Di Nicola;
Lette le conclusioni del Procuratore Generale che ha chiesto l’inammissibilità del
ricorso;
udito per il ricorrente

Data Udienza: 18/06/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Carlo Giusti ricorre per cassazione impugnando l’ordinanza del 7 marzo
2014 con la quale la Corte di appello di Roma ha dichiarato l’inammissibilità
dell’appello proposto dal difensore del avverso la sentenza pronunziata in data 8
gennaio 2013 dal tribunale della medesima città.
Nel pervenire a tale conclusione la corte territoriale ha osservato che
l’estratto della sentenza era stato notificato all’imputato contumace, per

appello con atto depositato in data 13 maggio 2013, oltre il termine di 45 giorni
stabilito dall’articolo 585, commi 1, lettera c), e 2, lettera d), codice di procedura
penale, conseguendo da ciò l’inammissibilità dell’appello.

2. Per la cassazione dell’impugnata ordinanza la ricorrente, tramite il
difensore, ha articolato un motivo di gravame, qui enunciato, ai sensi
dell’articolo 173 disposizioni di attuazione al codice di procedura penale, nei limiti
strettamente necessari per la motivazione.
Con esso il ricorrente deduce la violazione della legge processuale (articolo
606, comma 1, lettera c), codice di procedura penale in relazione agli articoli 157
e 161 stesso codice). Sostiene il ricorrente di avere eletto il domicilio presso la
propria abitazione con la conseguenza che, a norma dell’articolo 161, comma 4,
codice di procedura penale, le notificazioni divenute impossibili presso il domicilio
eletto, dichiarato o determinato dall’imputato devono essere eseguite presso il
difensore. Ciò non è mai avvenuto poiché, a fronte dell’impossibilità di notifica
per la irreperibilità del ricorrente, si è provveduto a depositare l’estratto della
sentenza presso la casa comunale, applicandosi erroneamente l’articolo 157 del
codice di procedura penale.
Peraltro, se anche si volesse riconoscere che, nel caso di specie, la notifica
dell’estratto della sentenza contumaciale sarebbe dovuta avvenire con le
modalità previste dall’articolo 157 codice di procedura penale, la procedura di
notificazione sarebbe stata comunque invalida posto che l’articolo 157, comma 7,
codice di procedura penale prevede che – nel caso di assenza, inidoneità o rifiuto
di ricevere la copia dell’atto notificato da parte delle persone indicate al primo
comma – si deve procedere nuovamente alla ricerca dell’imputato tornando una
seconda volta presso il domicilio dichiarato o eletto. L’ufficiale giudiziario avrebbe
cioè dovuto procedere ad un nuovo tentativo di notifica presso l’abitazione del
ricorrente ed avrebbe dovuto farlo un giorno successivo e in un orario diverso dal
primo (il cosiddetto secondo accesso).
Infine sarebbe stata violata anche la disposizione di cui all’articolo 157,
comma 8, codice di procedura penale che prevede il deposito dell’atto

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compiuta giacenza, in data 14 febbraio 2013 e che il difensore aveva proposto

impossibile da notificare presso la casa comunale ma l’ufficiale giudiziario deve
altresì provvedere a darne notizia dell’imputato attraverso l’affissione dell’avviso
alla porta della casa di abitazione. Anche di questa incombenza, secondo il
ricorrente, non si dà atto perché, a suo dire, evidentemente non realizzatasi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il ricorrente, eccependo un vizio di notifica dell’estratto contumaciale
della sentenza di primo grado e dunque dolendosi della declaratoria di
inammissibilità per tardività del proposto appello, pone una questione che
attiene al sindacato sulla valida formazione del titolo esecutivo, il quale va
esercitato mediante l’incidente di esecuzione e non attraverso le impugnazioni
penali.
In siffatti casi,

a fronte cioè della prospettata nullità della notifica

dell’estratto contumaciale, sarebbe inammissibile anche un’istanza di restituzione
nel termine, poiché tale istituto presuppone la ritualità dell’atto che ha
determinato la decorrenza del termine stesso, mentre il ricorrente deduce vizi di
validità (Sez. 6, n. 41982 del 21/09/2004, Fava, Rv. 230220).
Ne consegue che deve essere dichiarato inammissibile, e non può essere
qualificato come incidente di esecuzione (Sez. 6, n. 20522 del 11/05/2010, El
Azouzi e altro, Rv. 247392), il ricorso per cassazione proposto avverso la
sentenza d’appello che abbia dichiarato l’inammissibilità del gravame per
intempestività, quando il ricorso sia stato presentato sul presupposto del
mancato decorso dei termini d’impugnazione in ragione del vizio di notificazione
dell’estratto contumaciale e quindi dell’erronea declaratoria dell’inammissibilità
dell’impugnazione come se i termini per impugnare non fossero mai decorsi,
ferma restando la facoltà della parte interessata di attivare in ogni tempo la
procedura incidentale di esecuzione per dedurre il mancato passaggio in
giudicato della sentenza e l’illegittimità della sua esecuzione per difetto del titolo
esecutivo.

3. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso e, tenuto conto della sentenza
13 giugno 2000, n. 136 della Corte costituzionale e rilevato che non sussistono
elementi per ritenere che la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa
nella determinazione della causa di inammissibilità, alla relativa declaratoria,
segue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e al versamento della somma, ritenuta
congrua, di euro 1.000,00 alla cassa delle ammende.

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1. Il ricorso è inammissibile.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.

Così deciso il 18/06/2015

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