Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36367 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36367 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
TALBI ABDELLATIF nato il 15/04/1988

avverso la sentenza del 16/05/2017 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 18/04/2018

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Motivi della decisione
Il ricorso di Talbi Abdellatif avverso la sentenza in epigrafe indicata, recante
l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 73, comrna 5,
d.P.R. 309/90, è manifestamente infondato.
Infatti, contrariamente a quanto dedotto, la decisione impugnata risulta
sorretta da conferente apparato argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo
motivazionale per quanto concerne la determinazione del trattamento
sanzionatorio. Al riguardo, è appena il caso di rilevare che la pena detentiva base
irrogata in sentenza, di anni 2 di reclusione, non supera il cd. “medio edittale”
(che per il reato in disamina è fissato a 2 anni e 3 mesi di reclusione), per cui nel
caso trova applicazione il costante principio affermato da questa Corte di
legittimità secondo cui la graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti
ed alle diminuzioni previsti per le circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra
nella discrezionalità del giudice di merito, il quale, per assolvere al relativo
obbligo di motivazione, è sufficiente che dia conto dell’impiego dei criteri di cui
all’art. 133 cod. pen. con espressioni del tipo: “pena congrua”, “pena equa” o
“congruo aumento”, come pure con il richiamo alla gravità del reato o alla
capacità a delinquere, essendo, invece, necessaria una specifica e dettagliata
spiegazione del ragionamento seguito soltanto quando la pena sia di gran lunga
superiore alla misura media di quella edittale (Sez. 2, n. 36104 del 27/04/2017,
Mastro e altro, Rv. 27124301). Peraltro, nel caso di specie la Corte di appello ha
dato conto del ragionamento seguito nella determinazione della pena, avendo
considerato in particolare le modalità esecutive dell’illecita condotta, da cui ha
desunto una consumata consuetudine del prevenuto in tal genere di attività
criminose, confermata dal recentissimo precedente penale a suo carico, per cui
ha ritenuto congrua e non eccessiva la pena inflitta. Si tratta di una ponderata
valutazione di merito, immune da vizi logici evidenti e come tale insindacabile in
cassazione.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della
Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro
2.000 a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro in favore della
Cassa delle ammende.
Così deciso il 18 aprile 2018

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