Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36346 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36346 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
FARGNOLI ROBERT nato il 14/11/1973 a VAIRANO PATENORA
DI CHELLO MARIA ASSUNTA nato il 09/08/1966 a SAN POTITO SANNITICO

avverso la sentenza del 07/07/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 18/04/2018

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I ricorsi di Robert Fargnoli e di Maria Assunta Di Chello avverso la sentenza
in epigrafe indicata, recante l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di
cui all’art. 73 d.P.R. 309/90,•sono manifestamente infondati.
Infatti, contrariamente a quanto dedotto, la pronunzia impugnata reca
appropriata motivazione, basata su definite e significative acquisizioni probatorie
ed immune da vizi logico-giuridici. I motivi proposti sono manifestamente
infondati ex art. 591, comma 1, lettera c), c.p.p., in quanto attinenti alla
valutazione delle prove e alla ricostruzione del fatto, con riguardo alla dedotta
estraneità della Di Chello alla attività illecita posta in essere dal marito e alla
ritenuta applicabilità dell’ipotesi di cui al quinto comma dell’art. 73 cit.,
traducendosi le argomentazioni difensive non in una critica al percorso
argomentativo seguito dai giudici di merito, che è invece del tutto congruo,
logico, non contraddittorio e coerente con le risultanze in fatto, bensì in una
richiesta di rivalutazione del merito della vicenda, alla luce di una diversa lettura
delle prove, inammissibile in,questa sede.
La decisione impugnata risulta sorretta da conferente apparato
argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo motivazionale, anche per quanto
concerne la determinazione del trattamento sanzionatorio. E’ appena il caso di
considerare che in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti
punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la cd.
motivazione implicita (Sez. 6, sent. del 22 settembre 2003 n. 36382, Rv.
227142) o con formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” vedi Sez. 4, sent. del
4 agosto 1998 n. 9120 Rv. 211583), ma afferma anche che le statuizioni relative
al giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in
riferimento ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione
solo quando siano frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Cass. sez. III
16 giugno 2004 n. 26908, Rv. 229298). Si tratta di evenienza che non sussiste
.nel caso di specie. La Corte di Appello ha infatti evidenziato la variegata natura e
quantità delle sostanze stupefacenti rinvenute in possesso degli odierni imputati,
ritenendo motivatamente di confermare il trattamento sanzionatorio irrogato dal
primo giudice.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna dei ricorrenti
al pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della cassa
delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro 3.000 a
titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno al versamento della somma di tremila euro in
favore della Cassa delle ammende. ”
Così deciso il 18 aprile 2018

Motivi della decisione

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