Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36340 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36340 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BABAY FARES nato il 05/10/1987

avverso la sentenza del 06/10/2017 della CORTE APPELLO di GENOVA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 18/04/2018

18

Motivi della decisione
Il ricorso di Babay Fares avverso la sentenza in epigrafe indicata, recante
l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 73, comma 5,
d.P.R. 309/90, è manifestamente infondato.
Infatti, contrariamente a quanto dedotto, la decisione impugnata risulta
sorretta da conferente apparato argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo
motivazionale per quanto concerne la determinazione del trattamento
sanzionatorio. Al riguardo, è appena il caso di rilevare che la pena irrogata non
supera la media edittale, per cui nel caso trova applicazione il costante principio
affermato da questa Corte di legittimità secondo cui la graduazione della pena,
anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni previsti per le circostanze
aggravanti ed attenuanti, rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il
quale, per assolvere al relativo obbligo di motivazione, è sufficiente che dia conio
dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen. con espressioni del tipo: “pena
congrua”, “pena equa” o “congruo aumento”, come pure con il richiamo alla
gravità del reato o alla capacità a delinquere, essendo, invece, necessaria una
specifica e dettagliata spiegazione del ragionamento seguito soltanto quando la
pena sia di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale (Sez. 2, n.
36104 del 27/04/2017, Mastro e altro, Rv. 27124301).
La censura in ordine alla confisca del denaro ai sensi dell’art. 240 cod. pen.
è inammissibile in quanto non dedotta in appello ed è, comunque,
manifestamente infondata, atteso che, trattandosi di “doppia conforme”, si può
richiamare la motivazione del giudice di primo grado, che con motivazione
congrua e logica, come tale insindacabile in cassazione, ha ricostruito in fatto la
connessione del denaro con l’illecita attività del prevenuto.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della
Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro
3.000 a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della
Cassa delle ammende.
Così deciso il 18 aprile 2018
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