Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36336 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36336 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CAMMARATA ALFREDO nato il 11/07/1977 a MILANO

avverso la sentenza del 11/12/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 18/04/2018

Motivi della decisione
Cammarata Alfredo ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Milano indicata in epigrafe con la quale è stata confermata
la sentenza di condanna resa dal Tribunale di Milano in data 29.05.2017, in
riferimento alle violazioni dell’art. 73, d.P.R. n. 309/1990, di cui ai capi a) e b) della
rubrica.
L’esponente, con unico motivo, deduce la violazione di legge ed il vizio

comma 5, d.P.R. n. 309/1990. La parte contesta le valutazioni espresse in sede di
merito, osservando che si tratta piccolo spaccio, attività illecita marginale, svolta
senza professionalità.
Il ricorso è inammissibile.
In riferimento alle condizioni per l’applicabilità dell’ipotesi di cui al V comma
dell’art. 73, d.P.R. n. 309/1990, secondo il prevalente orientamento espresso dalla
giurisprudenza di legittimità, ai fini della concedibilità o del diniego della fattispecie
di lieve entità, il giudice è tenuto a complessivamente valutare tutti gli elementi
indicati dalla norma, sia quelli concernenti l’azione (mezzi, modalità e circostanze
della stessa), sia quelli che attengono all’oggetto materiale del reato (quantità e
qualità delle sostanze stupefacenti oggetto della condotta criminosa), dovendo
escludere la concedibilità dell’attenuante quando anche uno solo di questi elementi
porti ad escludere che la lesione del bene giuridico protetto sia di “lieve entità” (cfr.
Sez. 4, Sentenza n. 4948 del 22/01/2010, dep. 04/02/2010, Rv. 246649).
Nel caso di specie, la Corte di Appello ha considerato che il quantitativo di
cocaina era idoneo alla preparazione di 1300 dosi; e che dalla partita di hashish
erano ricavabili n. 652 dosi medie. Oltre a ciò, il Collegio ha sottolineato che il
prevenuto aveva la disponibilità della somma in contanti di C 1.720,00, pur in
difetto di alcuna lecita fonte di reddito. Sulla scorta di tali rilievi il Collegio ha
osservato che non poteva ritenersi integrata l’ipotesi di reato di cui al comma 5,
d.P.R. n. 309/1990. Oltre a ciò, in sentenza si sottolinea che il prevenuto aveva
agito avvalendosi di un complice, utilizzando una autovettura ed avendo cura di
custodire la droga in un deposito separato, solo occasionalmente scoperto dai
verbalizzanti.
Orbene, le valutazioni espresse dal giudice del gravame di merito,
nell’apprezzare la non sussumibilità del fatto nell’ambito applicativo dell’ipotesi di
cui all’art. 73, comma V, d.P.R. n. 309/1990, non presentano aporie di ordine logico
e risultano perciò immuni da censure rilevabili in sede di legittimità. La Corte
territoriale, invero, ha soddisfatto l’obbligo motivazionale afferente alla
qualificazione giuridica del fatto ed ha giustificato il mancato riconoscimento
dell’ipotesi di lieve entità, sviluppando un complessivo percorso argomentativo

motivazionale in riferimento al mancato riconoscimento dell’ipotesi di cui all’art. 73,

relativo ai temi dedotti dall’appellante, saldamente ancorato agli acquisiti dati di
fatto e non manifestamente illogico; e, come noto, sfugge dalla cognizione della
Corte regolatrice la possibilità di procedere ad una considerazione alternativa degli
elementi di fatto, come scrutinati in sede di merito.
Deve allora osservarsi che il motivo di ricorso in esame risulta inammissibile,
giacché il ricorrente invoca, in termini assertivi ed aspecifici rispetto al contenuto
della sentenza impugnata, una riconsiderazione alternativa del compendio

dell’ipotesi di cui all’art. 73, comma V, d.P.R. n. 309/1990.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, che si impone, segue la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione
pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, liquidata come a dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 18 aprile 2018.

probatorio, ad opera della Corte regolatrice, in riferimento all’apprezzamento

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