Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36334 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36334 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BODE ERJOL nato il 07/04/1987

avverso la sentenza del 05/12/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 18/04/2018

Motivi della decisione
Bode Erjol ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte
di Appello di Milano indicata in epigrafe con la quale, in parziale riforma della
sentenza di condanna resa dal Tribunale di Monza in data 30.05.2017, in
riferimento ai reati di resistenza e di cui all’art. 73, d.P.R. n. 309/1990, è stata
rideterminata a pena originariamente inflitta.
L’esponente, con unico motivo, deduce la violazione di legge ed il vizio

comma 5, d.P.R. n. 309/1990. La parte contesta le valutazioni espresse in sede di
merito, osservando che il quantitativo di hashish non era suddiviso in dosi.
Richiama inoltre arresti giurisprudenziali ove si è considerato che la ripetitività della
condotta non consente di escludere la fattispecie di lieve entità.
Il ricorso è inammissibile.
In riferimento alle condizioni per l’applicabilità dell’ipotesi di cui al V comma
dell’art. 73, d.P.R. n. 309/1990, secondo il prevalente orientamento espresso dalla
giurisprudenza di legittimità, ai fini della concedibilità o del diniego della fattispecie
di lieve entità, il giudice è tenuto a complessivamente valutare tutti gli elementi
indicati dalla norma, sia quelli concernenti l’azione (mezzi, modalità e circostanze
della stessa), sia quelli che attengono all’oggetto materiale del reato (quantità e
qualità delle sostanze stupefacenti oggetto della condotta criminosa), dovendo
escludere la concedibilità dell’attenuante quando anche uno solo di questi elementi
porti ad escludere che la lesione del bene giuridico protetto sia di “lieve entità” (cfr.
Sez. 4, Sentenza n. 4948 del 22/01/2010, dep. 04/02/2010, Rv. 246649).
Nel caso di specie, la Corte di Appello ha considerato che il quantitativo di
hashish aveva una elevata percentuale di principio attivo, tanto che dal panetto
sequestrato erano ricavabili n. 860 dosi medie; il Collegio ha quindi osservato che
detta evenienza era ostativa al riconoscimento dell’ipotesi di reato di cui al comma
5, d.P.R. n. 309/1990.
Orbene, le valutazioni espresse dal giudice del gravame di merito,
nell’apprezzare la non sussumibilità del fatto nell’ambito applicativo dell’ipotesi di
cui all’art. 73, comma V, d.P.R. n. 309/1990, non presentano aporie di ordine logico
e risultano perciò immuni da censure rilevabili in sede di legittimità. La Corte
territoriale, invero, ha soddisfatto l’obbligo motivazionale afferente alla
qualificazione giuridica del fatto ed ha giustificato il mancato riconoscimento
dell’ipotesi di lieve entità, sviluppando un complessivo percorso argomentativo
relativo ai temi dedotti dall’appellante, saldamente ancorato agli acquisiti dati di
fatto e non manifestamente illogico; e, come noto, sfugge dalla cognizione della
Corte regolatrice la possibilità di procedere ad una considerazione alternativa degli
elementi di fatto, come scrutinati in sede di merito.

motivazionale in riferimento al mancato riconoscimento dell’ipotesi di cui all’art. 73,

Deve allora osservarsi che il motivo di ricorso in esame risulta inammissibile,
giacché il ricorrente invoca, in termini assertivi ed aspecifici rispetto al contenuto
della sentenza impugnata, una riconsiderazione alternativa del compendio
probatorio, ad opera della Corte regolatrice, in riferimento all’apprezzamento
dell’ipotesi di cui all’art. 73, comma V, d.P.R. n. 309/1990.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, che si impone, segue la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 18 aprile 2018.

pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, liquidata come a dispositivo.

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