Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36324 del 30/06/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36324 Anno 2015
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: CAVALLO ALDO

Data Udienza: 30/06/2015

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MORANTE RENATO N. IL 18/06/1967
avverso l’ordinanza n. 3370/2014 TRIB. LIBERTA’ di NAPOLI, del
15/09/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO CAVALLO;
1d:te/sentite le conclusioni del PG Dott.
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Uditi difensor Avv.;

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Ritenuto in fatto

1. Morante Renato ricorre per cassazione avverso l’ordinanza deliberata il 15
settembre 2014, con la quale il Tribunale di Napoli ha dichiarato inammissibile
l’appello da lui proposto, ai sensi dell’art. 310 cod. proc. pen., congiuntamente,
sia avverso l’ordinanza della Corte di Appello di Napoli in data 21 marzo 2014,
con la quale si dichiarava non luogo a provvedere sull’istanza di sostituzione
della misura cautelare della custodia in carcere con quella degli arresti

territoriale confermava il proprio provvedimento emesso il 27 settembre 2013
che aveva disposto la custodia del Morante in luogo di cura, solo modificandone
le condizioni di esecuzione, mediante indicazione di altra struttura ospedaliera
rispetto a quella individuata precedentemente.
1.1 A sostegno della decisione i giudici dell’appello ritenevano necessario
illustrare, preliminarmente, in rapida sintesi, il complesso iter del procedimento
cautelare instaurato nei confronti del Morante, precisando al riguardo:
– che il predetto, il 16 luglio 2012, era stato condannato alla pena di anni 16
e mesi 9 di reclusione, siccome ritenuto colpevole dei delitti di tentato omicidio;
porto e detenzione di arma ed evasione a lui ascritti;
– che successivamente a tale condanna, il 17 luglio 2012, nei confronti del
Morante veniva applicata (ex art. 307, comma 2, lett. b) cod. proc. pen.), la
misura cautelare della custodia in carcere;
– che la Corte di Appello di Napoli, con ordinanza deliberata il 27 settembre
2013, aveva rigettato l’istanza del Morante diretta ad ottenere la sostituzione
della misura della custodia in carcere con quella degli arresti donniciliari presso la
propria abitazione, disponendo nel contempo la custodia del condannato presso
la sezione detenuti dell’Ospedale Cardarelli di Napoli;
– che sempre la Corte di Appello di Napoli, nuovamente investita dalla
richiesta del Morante di sostituzione della misura della custodia in carcere con
quella degli arresti donniciliari presso la propria abitazione, con provvedimento
emesso il 21 marzo 2014, dichiarava non luogo a provvedere sull’istanza,
ritenendo per errore (così si esprime testualmente il giudice dell’appello) che il
Morante si trovasse già in regime di arresti domiciliari, autorizzando nel
contempo il predetto, intanto ricoverato presso altro ospedale partenopeo, a
rientrare presso la sua abitazione, all’atto della sua dimissione;
– che la Corte di Appello di Napoli, sollecitata dalla difesa del Morante che
aveva richiesto venisse data esecuzione al provvedimento di concessione degli
arresti domiciliari (come tale qualificando la difesa il provvedimento emesso il 21
marzo 2014), con provvedimento emesso l’8 aprile 2014, dato atto dell’errore in
cui era incorsa con la precedente ordinanza (ovvero di ritenere il Morante in
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donniciliari; sia quella in data 8 aprile 2014, con la quale la medesima Corte

regime di arresti domiciliari, avendo fatto riferimento ad un provvedimento
adottato in un diverso procedimento), revocava l’autorizzazione al rientro presso
il domicilio concessa a causa di tale errore e disponeva, nel contempo, la
prosecuzione della custodia in luogo di cura diverso, dovendo intanto il Morante
sottoporsi ad intervento cardiochirurgico;
– che unificata la trattazione dell’appello proposto dal Morante avverso le
ordinanze 21 marzo ed 8 aprile 2014 con quello proposto dal prevenuto avverso
l’ordinanza della Corte di Appello di Napoli deliberata il 27 settembre 2013,

di questa Corte, il Tribunale, con separato provvedimento, ritenuta la
incompatibilità delle attuali condizioni di salute del Morante con il regime
inframurario, aveva disposto la sostituzione della misura cautelare della custodia
in carcere con quella degli arresti domiciliari presso l’Azienda Ospedaliera
Monaldi.
Tanto premesso i giudici di appello dichiaravano l’impugnazione proposta dal
Morante inammissibile, in quanto ritenevano che sia l’ordinanza del 21 marzo sia
quella dell’8 aprile 2014 fossero dei provvedimenti non impugnabili, non
incidendo gli stessi sulla libertà personale: non quello del 21 aprile 2014, in
quanto lo stesso si limitava a dichiarare non luogo a provvedere; non quello
successivo dell’8 aprile 2014, nel quale la Corte di Appello, prendendo atto
dell’equivoco in cui era incorsa e revocando l’autorizzazione a rientrare presso il
domicilio – che afferiva alle modalità di esecuzione della misura erroneamente
supposta come esistente – disponeva il ricovero provvisorio in luogo di cura
diverso da quello precedente, per consentire al Morante di sottoporsi ad
intervento chirurgico.

2. Ricorre per l’annullamento dell’impugnata ordinanza il Morante, per il
tramite del suo difensore, il quale ne denuncia l’illegittimità per violazione di
legge e vizio di motivazione.
2.1 Deduce in particolare il ricorrente, con riferimento al complesso iter
procedinientale come ricostruito dal tribunale, che i giudici di appello hanno
omesso di considerare che la Corte di Appello, investita della richiesta di
sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con quella degli
arresti domiciliari, con un provvedimento emesso il 4 febbraio 2014, con il quale
avevano richiesto di acquisire l’indicazione del luogo ove l’imputato intendeva
essere trasferito agli arresti domiciliari onde poterne valutare l’idoneità, e con la
successiva ordinanza emessa il 21 marzo 2014, di fatto avevano accolto la
richiesta della difesa di sostituzione della originaria misura cautelare, salvo
disporre in via d’urgenza il ricovero dell’istante in luogo di cura.

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procedimento nel quale erano intervenute due distinte sentenze di annullamento

Orbene, avendo la Corte territoriale con i citati provvedimenti disposto la
sostituzione della misura cautelare, detto giudice non poteva più modificare in
peius e di ufficio la precedente sua decisione, sebbene ritenesse la stessa
conseguenza di un proprio errore percettivo, evocando a tal fine il principio di
diritto affermato da questa Corte, secondo cui il giudice che ha disposto una
misura, avendo esaurito il potere che gli veniva attribuito da uno specifico
momento del processo, se torna a pronunciarsi, per qualsiasi finalità, sullo stesso
oggetto già deciso, agisce al di fuori di qualsiasi schema processuale e dà vita ad

23/02/1993, Lipsova, Rv. 193096).
Alla stregua di tali rilievi, il giudice di appello non poteva quindi dichiarare
inammissibile l’impugnazione proposta dal Morante limitandosi ad invocare,
genericamente, il principio di tassatività delle impugnazioni, giacché una siffatta
decisione finisce col riconoscere al giudice della cautela, illegittimamente, il
potere di ripristinare, di sua iniziativa, una misura più gravosa già revocata,
emendando l’eventuale errore commesso.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: in
pendenza del giudizio di cassazione, risulta infatti che il Tribunale di Napoli con
ordinanza emessa il 19 marzo 2015 ha concesso al Morante il beneficio degli
arresti domiciliari presso il proprio domicilio in Benevento, contrada Pino n° 1 e
che lo stesso, quindi, non ha più interesse alla definizione del presente
procedimento relativo alla sostituzione dell’originaria misura cautelare della
custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
Così deciso in Roma, il 30 giugno 2015.

un atto abnorme (il riferimento è a Sez. 1, n. 235 del 21/01/1993 – dep.

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