Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36323 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36323 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
MACHHOUR SAID nato il 01/01/1975

avverso la sentenza del 11/07/2017 del GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di
LODI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 14/03/2018

Motivi della decisione
Machhour Said ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del
G.i.p. del Tribunale di Lodi indicata in epigrafe, con la quale, ai sensi dell’art. 444
cod. proc. pen., è stata applicata la pena concordata dalle parti, in ordine alle
violazioni dell’art. 73, d.P.R. n. 309/1990.
L’esponente deduce il vizio di motivazione in riferimento al mancato
apprezzamento delle cause di non punibilità.

Giova considerare che questa Suprema Corte ha ripetutamente affermato il
principio di diritto in base al quale l’obbligo della motivazione della sentenza non
può non essere conformato alla particolare natura giuridica della sentenza di
patteggiamento: lo sviluppo delle linee argomentative è necessariamente correlato
all’esistenza dell’atto negoziale con cui l’imputato dispensa l’accusa dall’onere di
provare i fatti dedotti nell’imputazione. Ciò implica che il giudizio negativo circa la
ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’art. 129 cod. proc. pen. deve essere
accompagnato da una specifica motivazione solo nel caso in cui dagli atti o dalle
deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di
cause di non punibilità, dovendo invece ritenersi sufficiente, in caso contrario, una
motivazione consistente nella enunciazione, anche implicita, che è stata compiuta
la verifica richiesta dalla legge e che non ricorrono le condizioni per la pronunzia di
proscioglimento ex art. 129 (Sez. U. 27 marzo 1992, Di Benedetto; Sez. U. 27
dicembre 1995, Serafino). Tale orientamento è stato concordemente accolto dalla
giurisprudenza successiva. Anche per ciò che riguarda gli altri tratti significativi
della decisione, che riguardano precipuamente la qualificazione giuridica del fatto,
la continuazione, l’esistenza e la comparazione delle circostanze, la congruità della
pena e la sua sospensione, la costante giurisprudenza di questa Corte, nel solco
delle enunciazioni delle Sezioni unite, ha affermato che la motivazione può ben
essere sintetica ed a struttura enunciativa, purché risulti che il giudice abbia
compiuto le pertinenti valutazioni. Né l’imputato può avere interesse a lamentare
una siffatta motivazione censurandola come insufficiente e sollecitandone una più
analitica, dal momento che la statuizione del giudice coincide esattamente con la
volontà pattizia del giudicabile.
D’altra parte, attesa la natura pattizia del rito, chi chiede la pena pattuita
rinuncia ad avvalersi della facoltà di contestare l’accusa. Ne consegue, come questa
Suprema Corte ha più volte avuto modo di affermare, che l’imputato non può
prospettare con il ricorso per cassazione censure che coinvolgono il patto dal
medesimo accettato. E, nel caso di specie, il giudice ha espressamente considerato
che non sussistevano i presupposti per una sentenza ex art. 129 cod. proc. pen.,
dopo essersi diffusamene soffermato sugli elementi a carico del prevenuto, pure

Il ricorso è inammissibile.

emergenti dal verbale di arresto, di perquisizione e sequestro, dagli esiti delle
intercettazioni e dalle dichiarazioni confessorie rese dall’odierno ricorrente.
Segnatamente, il giudicante ha chiarito la stessa genesi del procedimento,
derivante dal malessere che aveva colto un soggetto che aveva acquistato cocaina
da un giovane noto nell’ambiente del narcotraffico, con lo pseudonimo di “zio”, di
poi identificato nel Machhour.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C t 000,00 in

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di .2 ;000,00 euro in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, in data 14 marzo 2018.

favore della Cassa delle Ammende.

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