Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36312 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36312 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BOVAIT TIGANI nato il 17/04/1978

avverso la sentenza del 07/07/2014 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 14/03/2018

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Il ricorso di Bovait Tigani avverso la sentenza in epigrafe indicata, recante
l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 73, comma 5,
d.P.R. n. 309/90, è manifestamente infondato.
Infatti, contrariamente a quanto dedotto, la pronunzia impugnata reca
appropriata motivazione, basata su definite e significative acquisizioni probatorie
ed immune da vizi logico-giuridici. I motivi proposti sono manifestamente
infondati ex art. 591, comma 1, lettera c), c.p.p., in quanto attinenti alla
valutazione delle prove e alla ricostruzione del fatto, con riguardo a questioni
(asserito uso personale dello stupefacente) già compiutamente affrontate dalla
Corte territoriale, traducendosi le argomentazioni difensive non in una critica al
percorso argomentativo seguito dai giudici di merito, che è invece del tutto
congruo, logico, non contraddittorio e coerente con le risultanze in fatto, bensì in
una richiesta di rivalutazione del merito della vicenda, alla luce di una diversa
lettura delle prove, inammissibile in questa sede.
La decisione impugnata risulta sorretta da conferente apparato
argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo motivazionale, anche per quanto
concerne la determinazione del trattamento sanzionatorio. E’ appena il caso di
considerare che in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti
punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la c.d.
motivazione implicita (Sez. 6, sent. del 22 settembre 2003 n. 36382, Rv.
227142) o con formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” vedi Sez. 4, sent. del
4 agosto 1998 n. 9120 Rv. 211583), ma afferma anche che le statuizioni relative
al giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in
riferimento ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione
solo quando siano frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Cass. sez. III
16 giugno 2004 n. 26908, Rv. 229298). Si tratta di evenienza che non sussiste
nel caso di specie. La Corte di appello ha infatti evidenziato i precedenti a carico
dell’imputato e l’assenza di elementi positivi valutabili per la concessione delle
attenuanti generiche. Peraltro la pena è stata ridotta rispetto al giudizio di primo
grado.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della
Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro
2.000 a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di 2.000,00 euro in favore della
Cassa delle ammende.
Così deciso il 14 marzo 2018

Motivi della decisione

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