Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36306 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36306 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: PEZZELLA VINCENZO

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
VANGONE GIUSEPPE nato il 05/02/1992 a CASTELLAMMARE DI STABIA
CARILLO CARMINE nato il 31/12/1987 a NAPOLI

avverso la sentenza del 14/09/2017 del GIP TRIBUNALE
ANNUNZIATA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO PEZZELLA;

di TORRE

Data Udienza: 14/03/2018

N. 65/18

RG.

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Giuseppe Vangone e Carmine Carillo ricorrono, a mezzo dei rispettivi difensori, avverso la sentenza indicata in epigrafe, con la quale è stata loro applicata
ai sensi degli artt. 444 e ss. cod. proc. pen. la pena.
Il difensore del Carillo lamenta violazione di legge in relazione al mancato
proscioglimento ex art. 129 cod. proc. pen., mentre quello del Vangone la mancata
valutazione in ordine alla possibilità di concedere all’imputato il beneficio della so-

Chiedono, pertanto, annullarsi la sentenza impugnata.

2. I profilo di doglianza sopra illustrati sono inammissibile.
Il giudice, nell’applicare la pena concordata, ha ratificato l’accordo intervenuto
tra le parti, escludendo motivatamente, sulla base degli atti, che ricorressero i
presupposti di cui all’art. 129 c.p.p. per il proscioglimento degli odierni ricorrenti.
La pur sintetica motivazione, avuto riguardo alla (consapevole e volontaria)
rinunzia alla contestazione delle prove dei fatti costituenti oggetto di imputazione
implicita nella domanda di patteggiamento, nonché alla speciale natura dell’accertamento devoluto al giudice del merito in sede di applicazione della pena su richiesta delle parti che ne consegue, appare pienamente adeguata ai parametri indicati
per tale genere di decisioni dalla ormai consolidata giurisprudenza di questa Corte
di legittimità (cfr., tra le altre, Sez. un., n. 5777 del 27 marzo 1992, Di Benedetto,
rv. 191135; Sez. un., n. 10372 del 27 settembre 1995, Serafino, rv. 202270; sez.
un., n. 20 del 27 ottobre 1999, Fraccari, rv. 214637).
Nel provvedimento impugnato è stato, inoltre, motivatamente dato atto della
correttezza della proposta qualificazione giuridica dei fatti contestati e della congruità del trattamento sanzionatorio dalle stesse parti proposto.

3. Quanto alla doglianza circa l’omessa valutazione in punto di sospensione
condizionale della pena va, in primis, evidenziato che è pur vero che questa Corte
di legittimità ha chiarito che, in tema di patteggiamento, anche se l’imputato non
ha subordinato l’efficacia della richiesta di definizione del giudizio con il rito speciale alla concessione della sospensione condizionale della pena, il giudice deve
comunque pronunciarsi sulla concedibilità del beneficio, ma ciò è dovuto solo qualora tale questione sia stata devoluta dalle parti, o da una di esse, in maniera
esplicita e specifica (Sez. 3, n. 31633 del 7/4/2015, Macrì, Rv. 264426; conf. Sez.
2, n. 21071 del 15/4/2016, Dubeta ed altro, Rv. 266694).

2

spensione condizionale della pena.

N. 65/18

RG.

Ebbene, nel caso che ci occupa non solo tale esplicita e specifica richiesta non
risulta esserci stata, ma il giudice del patteggiamento, dando conto di avere valutato la concedibilità del beneficio al coimputato Acunzo, cui ha poi effettivamente
concesso la sospensione condizionale della pena, ha evidentemente implicitamente dato conto di averla valutata, e ritenuta non concedibile, per gli altri coimputati.

4. A norma dell’art. 616 cod. proc. pen, non ravvisandosi assenza di colpa

13.6.2000), alla condanna delle parti ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura
indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno al versamento della somma di tremila euro alla cassa delle
ammende.

nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del

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