Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36301 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36301 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: PEZZELLA VINCENZO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SIMEOLI CIRO nato il 30/12/1969 a NAPOLI

avverso la sentenza del 14/09/2016 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO PEZZELLA;

Data Udienza: 14/03/2018

N. 56422/17

R.G.

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Ciro Simeoli ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe deducendo violazione di legge e vizio motivazionale in ordine alla dosimetria della pena, ritenendo che quella irrogata, sia eccessiva e non abbia adeguatamente tenuto conto dei motivi di appello sul punto. Chiede, pertanto, annullarsi la sentenza impugnata.
Con memoria del 1/3/2018 a firma del difensore sono stati poi reiterati i
motivi del ricorso chiedendosene l’accoglimento.

lutamente privi di specificità in tutte le loro articolazioni e del tutto assertivi. Ne
deriva che il proposto ricorso va dichiarato inammissibile.
Il ricorrente in concreto non si confronta adeguatamente con la motivazione
della Corte di appello, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di
diritto -e pertanto immune da vizi di legittimità.
La motivazione in punto di dosimetria della pena nel provvedimento impugnato è logica, coerente e corretta in punto di diritto.
I giudici del gravame del merito, hanno dato infatti conto di avere valutato
la pena irrogata e di averla ritenuta perfettamente rispondente ai criteri di cui
all’art. 133 c.p., se si tiene conto che il giudice di primo grado, recependo gli elementi dedotti dalla difesa, ha già applicato le circostanze attenuanti generiche
in ragione prevalenti sulla contestata aggravante, ed ha applicato una pena base
che si discosta di poco da quella edittale.
La pena finale irrogata di mesi dieci di reclusione appare, secondo i giudici
del gravame del merito, sin troppo blanda e si giustifica tenuto conto della gravità dell’evento lesiva cagionato e della velocità presumibilmente assai elevata tenuta dall’imputato come emerge dalla circostanza che risultasse inserita nel veicolo da questi condotto la quarta marcia.
La Corte territoriale, peraltro, ha incidentalmente rilevato che il comportamento successivo all’evento, costituito dal fermarsi e attendere i soccorsi, costituisce una condotta dovuta, prima ancora che ai sensi di legge, in base alle regole di civile e umana convivenza, la cui violazione avrebbe integrato ulteriore fatto
di reato, di guisa che non appare ulteriormente valorizzabile come richiesto dalla
difesa ai fini della dosimetria della pena.
L’obbligo motivazionale è dunque assolto laddove questa Corte di legittimità
ha più volte precisato che la determinazione della pena tra il minimo ed il massimo edittale rientra, tra i poteri discrezionali del giudice di merito ed è insindacabile nei casi in cui la pena sia applicata in misura media e, ancor più, se prossima al minimo, anche nel caso – che, come visto non è quello che ci occupa- in
2

2. I motivi sopra richiamati sono manifestamente infondati, in quanto asso-

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R.G.

cui il giudicante si sia limitato a richiamare criteri di adeguatezza, di equità e simili, nei quali sono impliciti gli elementi di cui all’art. 133 cod. pen. (così questa
Sez. 4, n. 21294, Serratore, rv. 256197; conf. Sez. 2, n. 28852 dell’8/5/2013,
Taurasi e altro, Rv. 256464; sez. 3, n. 10095 del 10.1.2013, Monterosso, rv.
255153). Già in precedenza si era, peraltro, rilevato come la specifica e dettagliata motivazione in ordine alla quantità di pena irrogata, specie in relazione alle
diminuzioni o aumenti per circostanze, è necessaria soltanto se la pena sia di
gran lunga superiore alla misura media di quella edittale, potendo altrimenti essere sufficienti a dare conto dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen. le

pure il richiamo alla gravità del reato o alla capacità a delinquere (così Sez. 2, n.
36245 del 26/6/2009, Denaro, Rv. 245596).

3. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della
sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.

espressioni del tipo: “pena congrua”, “pena equa” o “congruo aumento”, come

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