Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36289 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36289 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
HACHIM RACHAD nato il 05/03/1986

avverso la sentenza del 07/01/2017 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;

Aie

Data Udienza: 14/03/2018

Hachim Rachad ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
emessa dalla Corte di Appello di Firenze in fase di rinvio indicata in epigrafe, con
la quale è stata parzialmente riformata, riducendo la pena, la condanna
pronunciata il 25/05/2010 dal Tribunale di Livorno in relazione al reato di cui
all’art.73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309 commesso in Piombino il 10
febbraio 2009 e nei giorni 4,8,9,11,12,17,19,20 e 21 ottobre 2007.
La sentenza di condanna, previa applicazione dell’attenuante di cui
all’art.73, comma 5, T.U. Stup. emessa dalla Corte di Appello di Firenze il
28/05/2013 era stata annullata con rinvio, limitatamente al trattamento
sanzionatorio, con sentenza n.43384/2015 dalla Terza Sezione Penale della
Corte di Cassazione per il seguente motivo: «La Corte d’Appello ha fissato la
pena nella misura di anni quattro di reclusione e E.18.000 di multa, partendo da
una pena base di anni sei di reclusione e E. 27.000 di multa, che oggi deve
ritenersi illegale per effetto della recente modifica dell’art.73 quinto comma del
DPR n. 309/199. Infatti, l’art. 1 comma 24 ter lett. a) del D.L. 20.3.2014 n. 36
convertito, con modificazioni, nella legge 16.5.2014 n. 79 ha introdotto, per le
ipotesi di lieve entità, una figura autonoma di reato, riducendo l’originaria pena
della reclusione da uno a sei anni e della multa da E.3.000,00 a E.26.000,00 a
quella della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da E.1.032,00 a
E.10.329,00».
L’esponente deduce violazione di legge e vizio di motivazione per avere la
Corte di Appello negato con una brevissima motivazione l’esclusione della
recidiva.
Il ricorso è inammissibile.
La sentenza di annullamento pronunciata dalla Terza Sezione Penale della
Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili le doglianze inerenti alla
motivazione concernente la recidiva e le circostanze attenuanti generiche. Tale
accertamento non può, in questa sede, essere nuovamente messo in discussione
in quanto la sentenza pronunciata dal giudice di merito in fase di rinvio, secondo
l’art.628, comma 2, cod.proc.pen., può essere impugnata soltanto per motivi
non riguardanti i punti già decisi dalla Corte di Cassazione, ovvero nel caso in cui
il giudice di rinvio non si sia uniformato alle questioni di diritto decise dalla Corte.
Tale norma è stata ritenuta dalla Corte Costituzionale espressiva del principio
della tendenziale irrevocabilità ed incensurabilità delle decisioni della Corte di
-Cassazione, che risponde alla finalità di evitare la perpetuazione dei giudizi e di
conseguire quell’accertamento definitivo che, realizzando l’interesse
fondamentale dell’ordinamento alla certezza delle situazioni giuridiche,
costituisce lo scopo stesso dell’attività giurisdizionale, mostrandosi pertanto
conforme alla funzione di giudice ultimo della legittimità affidato alla medesima
Corte dall’art. 111 Cost. (Corte Cost. n.136 del 3/07/1972, n.21 del 19/01/1982,
n.294 del 26/06/1995). La norma in esame ha, dunque, la funzione di impedire
che quanto deciso dalla Corte Suprema venga rimesso in discussione attraverso
l’impugnazione della sentenza del giudice di rinvio (Sez.2, n.41461 del
6/10/2004, Guerrieri, Rv.230578).
La sentenza impugnata risulta, dunque, essersi uniformata all’enunciato
contenuto nella sentenza di annullamento, fornendo congrua motivazione in
merito ai criteri seguiti per la determinazione della pena in linea con la nuova
disciplina del reato previsto dall’art.73, comma 5, T.U. Stup.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 2.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

2

Motivi della decisione

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 14 marzo 2018

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