Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36286 del 30/06/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36286 Anno 2015
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: CASSANO MARGHERITA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
HAMIDA MOHAMED N. IL 23/08/1983
avverso la sentenza n. 52/2013 CORTE ASSISE APPELLO di ROMA,
del 15/04/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 30/06/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MARGHERITA CASSANO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per C

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 30/06/2015

Ritenuto in fatto.

MA 1 giugno 2013 la Corte d’assise di Latina dichiarava Hamida Mohamed
colpevole del delitto di omicidio volontario pluriaggravato (artt. 575, 61 nn. 5 e Il
bis c.p.) e, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, dichiarate
prevalenti sulle contestate aggravanti, lo condannava alla pena di sedici anni di
reclusione. Lo assolveva, invece, dalla contravvenzione prevista dall’art. 4 1. n. 110

del 1975.
2.11 15 aprile 2015 la Corte d’assise d’appello di Roma, in parziale riforma della
decisione di primo grado, impugnata dall’imputato, escludeva le contestate
aggravanti e, per l’effetto, riduceva la pena a quattordici anni di reclusione.
Confermava nel resto la decisione di primo grado.
3.Da entrambe le sentenze di merito emergeva che nelle prime ore dell’ l
novembre 2011 la Polizia di Stato, su segnalazione di Ajbouni Makrem, rinveniva,
al secondo piano dello stabilimento dismesso “Vetreria Laziale”, il cadavere del
cittadino tunisino Mbarki Houssem.
Dall’autopsia emergeva che la vittima era stata attinta da un’arma tagliente
all’emitorace sinistro, in regione temporale sinistra, dorso lombare destra, lombare
(sulla linea mediana) e glutea sinistra e che la causa della morte era costituita da un
dissanguamento dovuto alle lesioni da punta e da taglio interessanti
prevalentemente la parte toracica e il cuore.
4.1 giudici ritenevano provata la responsabilità dell’imputato sulla base dei
seguenti elementi: a) testimonianza di Ajbouni Makrem il quale riferiva che, mentre
stava svolgendo il so lavoro di fornaio presso un panificio situato nelle vicinanze
dello stabilimento, aveva ricevuto la telefonata di un connazionale a nome
Mohamed (identificato nell’odierno imputato) che aveva chiesto di raggiungerlo
presso la ex vetreria, in quanto aveva accoltellato il suo amico Mbarki Houssein;
b)testimonianza di Domenico Cartolano, titolare del panificio, che confermava di
avere appreso dal suo dipendente Ajbouni Mkarem quanto da costui riferito;
c)deposizione di Slimi Sauber che aveva assistito all’accoltellamento della vittima
ad opera dell’imputato; d) testimonianza di Mauro Chiarello, dipendente di una
pizzeria posta nei pressi dello stabilimento, il quale riferiva, che nella tarda serata
del 31 ottobre 2011, alcune persone avevano visto uscire dallo stabilimento una
persona insanguinata la quale aveva chiesto loro di chiamare un’ambulanza, in
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quanto all’interno vi era un ferito; e) esito dei rilievi tecnici sul coltello rinvenuto in
prossimità del cancello dello stabilimento e sulle mani e sul vestito di Hamida che
permettevano di rilevare tracce di sangue della vittima sulla lama del coltello, sulle
mani e sui vestiti dell’imputato e sul manico del coltello un profilo genetico misto
attribuibile all’imputato e alla vittima; risultanze delle attività di perquisizione e
sequestro che portavano al rinvenimento, nel luogo in disponibilità dell’imputato e

della droga; g) risultanze degli accertamenti effettuati sui tabulati telefonici
dell’utenza utilizzata dall’imputato da cui risultava effettuate, la sera del fatto,
cinque chiamate verso il cellulare di Makrem Ajbouni e ricevute tre chiamate dallo
stesso cellulare; h) parziali ammissioni dell’imputato.
5.Avverso la suddetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione, tramite il
difensore d fiducia, l’imputato il quale formula le seguenti censure.
Denuncia violazione di legge e vizio della motivazione con riferimento al
mancato riconoscimento della legittima difesa, atteso che gli elementi probatori
acquisiti avevano evidenziato che l’imputato aveva aggredito la vittima al solo fine
di difendersi.
Lamenta violazione di legge e vizio della motivazione in merito alla sussistenza
del nesso causale tra l’azione dell’imputato e il successivo decesso della vittima.
Eccepisce violazione ed erronea applicazione della legge penale e vizio della
motivazione con riferimento alla mancata qualificazione giuridica del fatto come
omicidio preterintenzionale.
Denuncia, infme, violazione di legge e illogicità della motivazione con riguardo
al mancato riconoscimento dell’attenuante della provocazione di cui ricorrevano
tutti gli elementi costitutivi.

Osserva in diritto.

Il ricorso è manifestamente infondato.
1.In merito alla seconda censura,a avente carattere logicamente pregiudiziale
rispetto alle altre, il Collegio osserva che Il controllo affidato al giudice di
legittimità è esteso, oltre che all’inosservanza di disposizioni di legge sostanziale e
processuale, alla mancanza di motivazione, dovendo in tale vizio essere ricondotti
tutti i casi nei quali la motivazione stessa risulti del tutto priva dei requisiti minimi
di coerenza, completezza e di logicità, al punto da risultare meramente apparente o
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della vittima, quantitativi di eroina, attrezzature per il taglio e il confezionamento

assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo logico seguito dal giudice di
merito ovvero quando le linee argomentative del provvedimento siano talmente
scoordinate e carenti dei necessari passaggi logici da far rimanere oscure le ragioni
che hanno giustificato la decisione (Sez. Un. 28 maggio 2003, ric. Pellegrino, rv.
224611; Sez. I, 9 novembre 2004, ric. Santapaola, rv. 230203).
In realtà, il ricorrente, pur denunziando formalmente una violazione di legge in

in relazione alla sussistenza del nesso eziologico tra l’Oazione rralizzata
dall’imputato e l’evento, non critica in realtà la violazione di specifiche regole
inferenziali preposte alla formazione del convincimento del giudice, bensì,
postulando un preteso travisamento del fatto, chiede la rilettura del quadro
probatorio e, con esso, il sostanziale riesame nel merito, inammissibile invece in
sede d’indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione, allorquando
la struttura razionale della sentenza impugnata abbia -come nella specie- una sua
chiara e puntuale coerenza argomentativa e sia saldamente ancorata, nel rispetto
delle regole della logica, alle risultanze del quadro probatorio (accertamenti
medico-legali, rilievi eseguiti nell’immediatezza del fatto, indagini genetiche svolte
sulle mani e sui vestiti dell’imputato, nonché sulla lama del coltello in sequestro,
testimonianze rese), indicative univocamente della coscienza e volontà del
ricorrente di cagionare la morte di Mbarki Houssem, mediante l’utilizzo di uno
strumento da punta e da taglio con il quale venivano inferte lesioni soprattutto
contro la parte toracica e il cuore della vittima, sì da determinare un imponente
dissanguamento, causa incontroversa del decesso.
2. Manifestamente infondato è anche il primo motivo di doglianza.
I presupposti essenziali della legittima difesa sono costituiti da un’aggressione
ingiusta e da una reazione legittima: mentre la prima deve concretarsi nel pericolo
attuale di un’offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, sfocia nella lesione
di un diritto (personale o patrimoniale) tutelato dalla legge, la seconda deve inerire
alla necessità di difendersi, alla inevitabilità del pericolo e alla proporzione tra
difesa e offesa (Sez. 1, n. 45425 del 25 ottobre 2005).
Nel caso in esame, la sentenza impugnata, con motivazione all’evidenza
immune da vizi logici e giuridici, ha evidenziato, sulla base delle testimonianze rese
(Slimi Saber, Makrem Ajbouni), delle risultanze autoptiche e degli accertamenti
svolti sulla lama del coltello in sequestro che fu Hamida ad estrarre il coltello e ad
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riferimento ai principi di valutazione della prova di cui all’art. 192, comma 2 c.p.p.

aggredire la vittima e non viceversa e che, quindi, l’azione omicidi aria venne posta
in essere dall’imputato con piena coscienza e volontà in assenza dei presupposti
della legittima difesa.
3.Manifestamenbte priva di pregio è anche la terza censura.
Secondo l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità,
nell’omicidio preterintenzionale, sotto il profilo soggettivo, concorrono un dato

mancanza dell’intenzione di uccidere. Al contrario, l’elemento psicologico che
connota l’omicidio volontario é proprio l’intenzione di cagionare la morte della
vittima.
Il criterio distintivo tra l’omicidio volontario e l’omicidio preterintenzionale
risiede, quindi, nell’elemento psicologico: nell’ipotesi della preterintenzione la
volontà dell’agente è diretta a percuotere o a ferire la vittima, con esclusione
assoluta di ogni previsione dell’evento morte, mentre nell’omicidio volontario la
volontà dell’agente è costituita dall’animus necandi, ossia dal dolo intenzionale,
nelle gradazioni del dolo diretto o eventuale, il cui accertamento è rimesso alla
valutazione rigorosa di elementi oggettivi desunti dalle concrete modalità della
condotta (cfr. da ultimo, Cass., Sez. I, 4 luglio 2007, n. 35369, rv. 237685).
Nel caso di specie, la configurabilità dell’omicidio volontario è stata
correttamente argomentata sulla base di molteplici elementi in precedenza
richiamati, quali la qualità delle lesioni inferte, le sedi del corpo della vittima attinte
dai colpi (in particolare la zona dell’emitorace sinistro, estremamente vitale),
l’elevato numero dei colpi inferti, la forza con cui sono stati sferrati i colpi, la loro
direzione, le caratteristiche dell’arma usata.
4.Manifestamente privo di pregio è anche l’ultimo motivo di ricorso.
Ai fini della configurabilità dell’attenuante della provocazione occorrono: a) lo
“stato d’ira”, costituito da una situazione psicologica caratterizzata da un impulso
emotivo incontenibile, che determina la perdita dei poteri di autocontrollo,
generando un forte turbamento connotato da impulsi aggressivi; b) il “fatto ingiusto
altrui”, costituito non solo da un comportamento antigiuridico in senso stretto, ma
anche dall’inosservanza di norme sociali o di costume regolanti l’ordinaria, civile
convivenza, per cui possono rientrarvi, oltre ai comportamenti sprezzanti o
costituenti manifestazione di iattanza, anche quelli sconvenienti o, nelle particolari
circostanze, inappropriati; c) un rapporto di causalità psicologica tra l’offesa e la
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positivo ed uno negativo: la volontà di offendere con percosse o lesioni e la

reazione, indipendentemente dalla proporzionalità tra esse (Sez. 1, n. 16790 dell’8
aprile 2008).
Alla luce di tali principi, la sentenza impugnata ha correttamente escluso la
sussistenza dei presupposti per l’applicazione della provocazione, tenuto conto
dell’assenza di elementi probatori obiettivi e univoci da cui inferire un iniziale
atteggiamento aggressivo della vittima e dovendo considerarsi macroscopicamente

ad un’espressione ingiuriosa pronunciata in tono scherzoso.
5.Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di
prova circa l’assenza di colpa nella proposizione dell’impugnazione (Corte Cost.
sent. n. 186 del 2000), al versamento della somma di mille euro alla cassa delle
ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di mille euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso, in Roma, il 30 giugno 2015.

inadeguata una reazione violenta, come quella realizzata dall’imputato, in risposta

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