Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36282 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36282 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: PEZZELLA VINCENZO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CORALLO VINCENZO nato il 19/12/1990 a BOLOGNA

avverso la sentenza del 11/07/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO PEZZELLA;

Il

Data Udienza: 14/03/2018

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R.G.

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Vincenzo Corallo ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe deducendo
violazione di legge e vizio motivazionale in ordine alla dosimetria della pena, ritenendo che quella irrogata, ancorché diminuita rispetto a quella irrogatagli con la
sentenza di appello precedentemente annullata dalla Terza Sezione Penale di questa Corte di legittimità, continui ad essere non motivata, sia eccessiva e non abbia
adeguatamente tenuto conto dei motivi di appello sul punto. Chiede, pertanto,
annullarsi la sentenza impugnata.

lutamente privi di specificità in tutte le loro articolazioni e del tutto assertivi. Ne
deriva che il proposto ricorso va dichiarato inammissibile.
Il ricorrente in concreto non si confronta adeguatamente con la motivazione
della Corte di appello, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di
diritto -e pertanto immune da vizi di legittimità.
La motivazione in punto di dosimetria della pena nel provvedimento impugnato è logica, coerente e corretta in punto di diritto.
I giudici del gravame del merito, hanno dato infatti conto di avere valutato a
tal fine, discostandosi dal minimo edittale, ma rimanendo comunque al di sotto del
limite medio il precedente penale per tentata rapina in concorso con lesioni personali del 2009 da cui è gravato l’imputato e l’entità ponderale non esigua della
cocaina caduta in sequestro, le dosi ricavabili (discretamente numerose) ed il materiale da taglio rinvenuto.
L’obbligo motivazionale è dunque assolto laddove questa Corte di legittimità
ha più volte precisato che la determinazione della pena tra il minimo ed il massimo
edittale rientra, tra i poteri discrezionali del giudice di merito ed è insindacabile
nei casi in cui la pena sia applicata in misura media e, ancor più, se prossima al
minimo, anche nel caso -che peraltro, come visto, non è quello che ci occupa- in
cui il giudicante si sia limitato a richiamare criteri di adeguatezza, di equità e simili,
nei quali sono impliciti gli elementi di cui all’art. 133 cod. pen. (così questa Sez.
4, n. 21294, Serratore, rv. 256197; conf. Sez. 2, n. 28852 dell’8/5/2013, Taurasi
e altro, Rv. 256464; Sez. 3, n. 10095 del 10/1/2013, Monterosso, Rv. 255153).
Già in precedenza si era, peraltro, rilevato come la specifica e dettagliata motivazione in ordine alla quantità di pena irrogata, specie in relazione alle diminuzioni
o aumenti per circostanze, è necessaria soltanto se la pena sia di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale, potendo altrimenti essere sufficienti a
dare conto dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen. le espressioni del
tipo: “pena congrua”, “pena equa” o “congruo aumento”, come pure il richiamo

2

2. I motivi sopra richiamati sono manifestamente infondati, in quanto asso-

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R.G.

alla gravità del reato o alla capacità a delinquere (così Sez. 2, n. 36245 del
26/6/2009, Denaro, Rv. 245596).

3. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo
P.Q.M.

spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla cassa delle
ammende.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle

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