Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36278 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36278 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: PEZZELLA VINCENZO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DI LORENZO SALVATORE BERNARDO nato il 07/11/1955 a CORLEONE

avverso la sentenza del 06/10/2017 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO PEZZELLA;

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Data Udienza: 14/03/2018

N. 50425/17

RG.

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Salvatore Bernardo Di Lorenzo ricorre avverso la sentenza in epigrafe che
ha confermato la sentenza con cui il giudice di primo grado l’aveva condannati per
il reato di cui all’art. 186 co. 2 lett. b), e co. 2sexies CDS, fatto commesso in
Corleone il 17/11/2012.

2. Il ricorrente deduce violazione dì legge per non essere stato mostrato dagli
agenti accertatorì il libretto dell’apparecchiatura con cui è stato effettuato l’alcool-

ordine alla taratura dell’apparecchio, violazione di legge in relazione alla mancata
applicazione dell’art. 131bis cod. pen. e comunque intervenuta prescrizione del
reato. Chiede, pertanto, annullarsi la sentenza impugnata.

3. Ebbene, ritiene il Collegio che i motivi sopra richiamati siano manifestamente inammissibili.
Il ricorso, in concreto, non si confronta adeguatamente con la motivazione
della sentenza impugnata, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto
di diritto, e pertanto immune da vizi di legittimità.
Va ricordato e ribadito, quanto al primo profilo di doglianza, che l’esito positivo
dell’alcooltest costituisce prova della sussistenza dello stato di ebbrezza ed è onere
dell’imputato fornire eventualmente la prova contraria a tale accertamento dimostrando vizi od errori di strumentazione o di metodo nell’esecuzione dell’aspirazione, questa Corte di legittimità ha anche precisato che non è sufficiente allegare
la circostanza relativa all’assunzione di farmaci idonei ad influenzare l’esito del
test, quando tale affermazione sia sfornita di riscontri probatori (Sez. 4, n. 45070
del 30/3/2004, Gervasoni, Rv. 230489). Più recentemente si è anche precisato
che l’esito positivo dell’alcooltest costituisce prova della sussistenza dello stato dì
ebbrezza ed è onere dell’imputato fornire eventualmente la prova contraria, che
non può consistere nella mera allegazione di certificazione medica attestante l’assunzione di farmaci idonei ad influenzare l’esito del test, quando tale certificazione
sia sfornita di riscontri probatori in ordine sia all’effettiva assunzione del farmaco
sia alla concreta riconducibilità del rilevato tasso alcolemico a detta assunzione
(Sez. 4, n. 15187 dell’8/4/2015, Bregoli, Rv. 263154; conf. Sez. 4, n. 19386 del
5/4/2013, De Filippo, Rv. 255835).
Costituisce giurisprudenza consolidata di questa Corte l’affermazione che,
in tema dì guida in stato di ebbrezza, allorquando l’alcoltest risulti positivo costituisce onere della difesa dell’imputato fornire una prova contraria a detto accertamento quale, ad esempio, la sussistenza di vizi dello strumento utilizzato, oppure

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test attestante la regolarità ai controlli annuali, per cui non vi sarebbe certezza in

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l’utilizzo di una errata metodologia nell’esecuzione dell’aspirazione, non limitandosi a richiedere -come nel caso che ci occupa- il deposito della documentazione
attestante la regolarità dell’etilometro (Sez. 4, n. 42084 del 4/10/2011, Salamone,
Rv. 251117). Non è sufficiente, in altri termini, la mera allegazione della sussistenza di difetti o della mancata omologazione dell’apparecchio (così Sez. 4, n.
17643 del 24.3.2011, Neri, Rv. 250324, nella cui motivazione la Corte ha precisato
che l’art. 379 Reg. esec. Cod. strada si limita ad indicare le verifiche alle quali gli
etilometri devono essere sottoposti per poter essere adoperati ed omologati, ma

acquisite).

4. Manifestamente infondata è la questione riguardante la mancata applicazione della causa di non punibilityà ex art. 131bis cod. pen.
Questa Corte regolatrice, a Sezioni Unite, ha sgombrato il campo dai dubbi
circa il fatto che la causa di non punibilità in questione, in quanto configurabile in presenza dei presupposti e nel rispetto dei limiti fissati dalla norma – ad ogni
fattispecie criminosa, è applicabile anche al reato di guida in stato di ebbrezza,
non essendo, in astratto, incompatibile, con il giudizio di particolare tenuità, la
presenza di soglie di punibilità all’interno della fattispecie tipica, rapportate ai valori di tassi alcolemíci accertati, anche nel caso in cui, al di sotto della soglia di
rilevanza penale, vi è una fattispecie che integra un illecito amministrativo (Sez.
Un. n. 13681 del 25/2/2016, Tushaj, Rv. 266589). Nella stessa pronuncia si è
anche precisato che il giudizio sulla tenuità richiede una valutazione complessa e
congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi
dell’art. 133, primo comma, cod. pen., delle modalità della condotta, del grado di
colpevolezza da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo (Sez. Un. n.
13681 del 25/2/2016, Tushaj, Rv. 266590). Le stesse SS.UU Tushaì, come ricorda
la Corte territoriale, hanno evidenziato che: “chiaramente, quanto più ci si allontana dal valore-soglia tanto più è verosimile che ci si trovi in presenza dì un fatto
non specialmente esiguo. Insomma, nessuna presunzione è consentìta (…) Da
tale ricostruzione della categoria discende che, accertata la situazione pericolosa
tipica e dunque l’offesa, resta pur sempre spazio per apprezzare in concreto, alla
stregua della manifestazione del reato, ed al solo fine della ponderazione in ordine
alla gravità dell’illecito, quale sia lo sfondo fattuale nel quale la condotta si inscrive
e quale sia, in conseguenza, il concreto possibile impatto pregiudizievole rispetto
al bene tutelato”.
Ebbene, tale valutazione risulta congruamente e logicamente operata nella
sentenza oggi impugnata, laddove la Corte territoriale ritiene che, valutato il bene
tutelato oggetto di offesa, che, nella specie, è oltre che quello della regolarità della

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non prevede alcun divieto la cui violazione determini l’inutilizzabilítà delle prove

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circolazione stradale anche la tutela dei beni-della vita e dell’integrità personale
da condotte che possano esporli a pericolo o danno, in concreto, il fatto non potesse ritenersi di speciale tenuità, posto che l’odierno ricorrente conduceva la
vettura indicata in imputazione, in piena notte, in stato di ebbrezza circolando in
una via cittadina (Piazza Vittime della Mafia), particolarmente trafficata. La sussistenza dell’aggravante di cui al comma 2sexies dell’art. 186 CDS ed il tasso alcolemico riscontrato – è la logica conclusione cui pervengono i giudici del gravame
del merito- rendono palese che il il fatto illecito abbia generato un contesto con-

5. Va rilevato, infine, che né può porsi in questa sede la questione della declaratoria della prescrizione maturata dopo la sentenza d’appello, in considerazione della manifesta infondatezza del ricorso.
La giurisprudenza di questa Corte Suprema ha, infatti, più volte ribadito che
l’inammissibilità del ricorso per cassazione dovuta alla manifesta infondatezza dei
motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude,
pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma
dell’art. 129 cod. proc. pen (Cass. pen., Sez. un., 22 novembre 2000, n. 32, De
Luca, rv. 217266: nella specie la prescrizione del reato era maturata successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso; conformi, Sez. un., 2 marzo 2005,
n. 23428, Bracale, rv. 231164, e Sez. un., 28 febbraio 2008, n. 19601, Niccoli, rv.
239400; in ultimo Cass. pen. Sez. 2, n. 28848 dell’8.5.2013, rv. 256463).

6. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna di parte ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della
sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma il 14 marzo 2018

cretamente e significativamente pericoloso con riguardo ai beni indicati.

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