Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36269 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36269 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DAL MAS MAURO nato il 24/03/1985 a VITTORIO VENETO

avverso la sentenza del 19/06/2017 della CORTE APPELLO di TRIESTE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRA0′ , ,

Data Udienza: 14/03/2018

La Corte di Appello di Trieste, con la sentenza in epigrafe, ha confermato la
pronuncia di condanna emessa dal Tribunale di Pordenone nei confronti di Dal
Mas Mauro, imputato del reato previsto dall’art.186, commi 2 lett.c) e 2-bis, d.
Igs. 30 aprile 1992, n.285 commesso in Sacile il 13 gennaio 2013.
Mauro Dal Mas propone ricorso per cassazione avverso tale sentenza per i
seguenti motivi: erronea applicazione degli artt.168 bis, ter e quater cod. pen. e
464 bis e 657 cod.proc.pen. per l’affermata inammissibilità dell’istanza di messa
alla prova in quanto proposta dopo l’apertura del dibattimento, nonostante la
legge più favorevole fosse entrata in vigore quando il processo aveva superato
tale fase; inosservanza ed erronea applicazione dell’art.186, comma 9-bis, cod.
strada laddove i giudici hanno ritenuto che il giudizio di bilanciamento con le
circostanze attenuanti non avrebbe eliminato la condizione ostativa al lavoro di
pubblica utilità costituita dalla circostanza aggravante dell’aver provocato un
incidente stradale; violazione del’art.133 cod. peri. per omessa valutazione, nel
negare le circostanze attenuanti generiche, del comportamento processuale ed
extraprocessuale dell’imputato, della sua partecipazione ad un corso di guida
sicura, dell’assenza di precedenti e del regolare svolgimento di attività
lavorativa, oltre che della sua giovane età.
Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato.
La questione posta dalla richiesta avanzata dal difensore dell’imputato è
stata correttamente risolta in senso negativo, considerato che l’imputato non può
chiedere la sospensione del procedimento con la messa alla prova di cui
all’art.168 bis cod. pen. successivamente alla dichiarazione di apertura del
giudizio di primo grado, perché il beneficio dell’estinzione del reato, connesso
all’esito positivo della prova, presuppone lo svolgimento di un iter processuale
alternativo alla celebrazione del giudizio, avendo la Corte di Cassazione già
espresso valutazione di manifesta infondatezza della questione di legittimità
costituzionale dell’art. 464 bis, comma 2, cod. proc. pen., per contrasto con l’art.
3 Cost., nella parte in cui non consente l’applicazione dell’istituto della
sospensione con messa alla prova ai procedimenti pendenti al momento
dell’entrata in vigore della legge 28 aprile 2014, n. 67, quando sia già decorso il
termine finale da esso previsto per la presentazione della relativa istanza ed in
difetto di una disciplina transitoria (Sez. 4, n. 43009 del 30/09/2015, Zoni, Rv.
26533101; Sez. 6, n. 47587 del 22/10/2014, Calamo, Rv. 26125501; Sez. F, n.
42318 del 09/09/2014, Valmaggi, Rv. 26109601; Sez. F, n. 35717 del
31/07/2014, Ceccaroni, Rv. 25993501).
Il terzo motivo di ricorso va esaminato con precedenza sul secondo in
quanto logicamente pregiudiziale.
Sì tratta dì motivo manifestamente infondato in quanto la decisione
impugnata risulta sorretta da conferente apparato argomentativo, che rispetta
appieno la previsione normativa, anche per quanto concerne la determinazione
del trattamento sanzionatorio. E’ appena il caso di considerare che in tema di
valutazione dei vari elementi per la concessione delle attenuanti generiche,
ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto riguarda la
determinazione della pena ed i limiti del sindacato dì legittimità su detti punti, la
giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la cosiddetta
motivazione implicita (Sez. 6, n. 36382 del 04/07/2003, Dell’Anna, Rv.
22714201) o con formule sintetiche (tipo «si ritiene congrua», Sez. 4, n. 23679
del 23/04/2013, Viale, Rv. 25620101; Sez. 6, n. 9120 del 02/07/1998, Urrata,
Rv. 21158301), ma afferma anche che la ratio della disposizione di cui all’art.62
bis cod. pen. non impone al giudice di merito di esprimere una valutazione circa
ogni singola deduzione difensiva, essendo, invece, sufficiente l’indicazione degli
elementi di preponderante rilevanza ritenuti ostativi alla concessione delle
attenuanti, consistenti nel caso in esame nell’elevato tasso alcolemico rilevato di
mattina, mentre l’imputato tornava da una festa durata tutta la notte, ben
2

Motivi della decisione

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore d Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 14 marzo 2018

consapevole della sua assoluta inidoneità a porsi alla guida (Sez.2, n.3896 del
20/01/2016, De Cotiis, Rv. 26582601).
Il secondo motivo di ricorso è, conseguentemente, inammissibile per
carenza di interesse. Nessuna conseguenza favorevole potrebbe derivare per il
ricorrente dalla proposta revisione dell’orientamento interpretativo di questa
Corte Suprema, atteso il legittimo diniego di circostanze attenuanti con le quali,
in ipotesi, si sarebbe dovuto operare il giudizio di bilanciamento.
Va, in ogni caso, ricordato che, secondo i principi generali, il giudizio di
bilanciamento delle circostanze, di per sè, non influisce sugli istituti che non si
ricollegano al quantum della pena inflitta, nel senso che le circostanze
soccombenti o equivalenti continuano a produrre gli effetti previsti dalla legge,
dal momento che anche il giudizio di soccombenza non fa venire meno la
sussistenza in concreto della circostanza equivalente ma semplicemente la
paralizza e la rende non applicata quoad poenam (Sez. 4, n. 17679 del
20/03/2014, Lanzo, Rv. 25923201).
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

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