Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36267 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36267 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BALLOCH ROBERTO nato il 28/01/1963 a UDINE

avverso la sentenza del 19/07/2017 della CORTE APPELLO di TRIESTE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 14/03/2018

Motivi della decisione
Balloch Roberto ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della
Corte di Appello di Trieste indicata in epigrafe con la quale è stata confermata la
sentenza di condanna resa dal Tribunale di Udine in data 23.06.2015, all’esito di
giudizio abbreviato, in riferimento al reato di cui all’art. 186, comma 2, lett. c), 2sexies, cod. strada.
Con unico motivo il ricorrente si duole della dosimetria della pena. La parte

Il ricorso è inammissibile.
Come noto, in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti
punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la c.d.
motivazione implicita (Sez. 6, 22 settembre 2003 n. 36382 Rv. 227142) o con
formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” vedi Sez. VI 4 agosto 1998 n. 9120 Rv.
211583), ma afferma anche che le statuizioni relative al giudizio di comparazione
tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in riferimento ai criteri di cui
all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione solo quando siano frutto di
mero arbitrio o ragionamento illogico (Sez. III 16 giugno 2004 n. 26908, Rv.
229298).
Si tratta di evenienza che non sussiste nel caso di specie.
La Corte di Appello, invero, ha insindacabilmente considerato l’elevato tasso
alcolemico, la precedente condanna per reato stradale e le modalità della condotta
quali elementi indicativi della correttezza della scelta dosimetrica effettuata dal
primo giudice. Altrettanto legittimamente la Corte di merito ha poi evidenziato che
l’imputato non era meritevole delle attenuanti generiche, pure argomentando in
riferimento alla circostanza di fatto relativa al percorso di recupero intrapreso
dall’imputato.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 3.000,00 in
favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, in data 14 marzo 2018.

confuta le valutazioni espresse sul punto dai giudici di merito.

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