Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36263 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36263 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COCCHI ANDREA nato il 20/05/1964 a BOLOGNA

avverso la sentenza del 12/07/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;_–

Data Udienza: 14/03/2018

Cocchi Andrea ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della
Corte di Appello di Bologna in epigrafe, con la quale, previa riforma mediante
sostituzione della pena irrogata con il lavoro di pubblica utilità, è stata
confermata la condanna dell’imputato pronunciata dal Tribunale di Rimini il
21/04/2015 per il reato di cui all’art.186, comma 2 lett.b), d. Igs. 30 aprile 1992,
n.285 commesso in Morciano di Romagna il 22 ottobre 2012.
L’esponente censura la sentenza impugnata per erronea applicazione
dell’art.186 cod. strada in difetto di elemento oggettivo e soggettivo del reato,
posto che i giudici di merito hanno affermato che l’imputato avrebbe dovuto
sapere che i farmaci da lui assunti avrebbero potuto alterare il tasso alcolico
presente nel sangue, senza accertare se si trattasse di farmaci dei quali fosse
nota a livello scientifico l’incidenza sul tasso alcolemico. Con un secondo motivo
deduce erronea applicazione dell’art.62 bis cod. pen. per essersi il giudice di
appello sottratto all’obbligo di motivare il diniego delle circostanze attenuanti
generiche, in presenza di un corretto comportamento processuale dell’imputato.
Il ricorso è inammissibile.
La prima censura è meramente reiterativa di analoga doglianza svolta
nell’atto di appello, al punto da non fare alcuna menzione della pronuncia qui
impugnata. In particolare, va osservato che correttamente la Corte territoriale ha
rilevato la genericità degli argomenti svolti, difettando qualsivoglia richiamo alla
riferibilità dello studio teorico riportato dalla difesa al tipo di farmaco che
l’imputato avrebbe assunto. Giova ribadire che deve essere cura
dell’automobilista, nel caso in cui assuma farmaci con possibile incidenza sul
tasso alcolemico, di non guidare veicoli e, in ogni caso, di non ingerire ulteriori
sostanze alcoliche, idonee a determinarne lo stato di ebbrezza.
Nel caso di specie, il giudice di merito ha evidenziato come dagli atti già
acquisiti emergesse la penale responsabilità dell’imputato, la quale trovava
fondamento sia nella presenza di precisi sintomi dell’ebbrezza, rilevati dagli
agenti accertatori, sia nell’esito positivo dell’accertamento etilometrico.
Si osserva che la decisione impugnata risulta sorretta da conferente
apparato argonnentativo, che rispetta appieno la previsione normativa, anche per
quanto concerne la determinazione del trattamento sanzionatorio. E’ appena il
caso di considerare che in tema di valutazione dei vari elementi per la
concessione delle attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di
comparazione e per quanto riguarda la determinazione della pena ed i limiti del
sindacato di legittimità su detti punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte
non solo ammette la cosiddetta motivazione implicita (Sez. 6, n. 36382 del
04/07/2003, Dell’Anna, Rv. 22714201) o con formule sintetiche (tipo «si ritiene
congrua», Sez. 4, n. 23679 del 23/04/2013, Viale, Rv. 25620101; Sez. 6, n.
9120 del 02/07/1998, Urrata, Rv. 21158301), ma afferma anche che la ratio
della disposizione di cui all’art.62 bis cod. pen. non impone al giudice di merito di
esprimere una valutazione circa ogni singola deduzione difensiva, essendo,
invece, sufficiente l’indicazione degli elementi di preponderante rilevanza ritenuti
ostativi alla concessione delle attenuanti; nel caso in esame, si tratta di
questione sottoposta all’esame del giudice di appello con istanza genericamente
tendente ad ottenere la mitigazione del trattamento sanzionatorio, peraltro
accolta con l’applicazione di trattamento sostitutivo.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

Motivi della decisione

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in data 14 marzo 2018

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