Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36259 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36259 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
FERRI PASQUALE nato il 17/02/1940 a TOSSICIA

avverso la sentenza del 15/07/2016 della CORTE APPELLO di L’AQUILA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;

Data Udienza: 14/03/2018

Ferri Pasquale ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della
Corte di Appello di L’Aquila in epigrafe, che ha confermato la condanna emessa
dal Tribunale di Teramo per il reato di cui all’ art.189, comma 7, d. Igs. 30 aprile
1992, n.285, commesso in Montorio al Vomano il 25 agosto 2011.
L’esponente deduce vizio di motivazione su tutti i punti della decisione,
contestando la valenza dei riscontri alle dichiarazioni della persona offesa e
ritenendo che la condanna si basi esclusivamente su dichiarazioni ritenute
inesattamente attendibili e trascuri le deposizioni di alcuni testimoni che hanno
fornito una ricostruzione dei fatti totalmente difforme da quella fornita dalla
persona offesa. Il ricorrente non si è allontanato dal luogo ma si è, invece,
accertato delle condizioni del danneggiato, difettando l’elemento psicologico del
reato anche per la presenza di molti soccorritori.
Il ricorso è inammissibile.
La difesa si duole del fatto che la Corte territoriale abbia ritenuto attendibile la
deposizione della vittima, ma si tratta di giudizio rimesso all’insindacabile
valutazione del giudice di merito. Deve, peraltro, rilevarsi che, secondo il
consolidato orientamento della Corte di Cassazione, il vizio della motivazione
deducibile in sede di legittimità deve risultare dal testo della decisione impugnata
e deve essere riscontrato tra le varie proposizioni inserite nella motivazione,
senza alcuna possibilità di ricorrere al controllo delle risultanze processuali; con
la conseguenza che il sindacato di legittimità «deve essere limitato soltanto a
riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo, senza spingersi a
verificare l’adeguatezza delle argomentazioni, utilizzate dal giudice del merito
per sostanziare il suo convincimento, o la loro rispondenza alle acquisizioni
processuali» (in tal senso, ex plurimis, Sez. 5, n. 4295 del 07/10/1997, Di
Stefano, Rv. 20904001; Sez. 3, n.4115 del 27/11/1995, dep. 1996, Beyzaku,
Rv. 20327201). Tale principio, più volte ribadito dalle varie sezioni della Corte di
Cassazione, è stato altresì avallato dalle stesse Sezioni Unite, le quali hanno
precisato che esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una «rilettura»
degli elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è
riservato in via esclusiva al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di
legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più
adeguata, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U, n. 6402 del
30/04/1997, Dessimone, Rv. 20794501). E la Corte regolatrice ha rilevato che
anche dopo la modifica dell’art.606 lett. e) cod. proc. pen., per effetto della
legge 20 febbraio 2006 n. 46, resta immutata la natura del sindacato che la
Corte di Cassazione può esercitare sui vizi della motivazione, essendo rimasta
preclusa, per il giudice di legittimità, la pura e semplice rilettura degli elementi di
fatto posti a fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi
parametri di ricostruzione o valutazione dei fatti (Sez. 5, n. 17905 del
23/03/2006, Baratta, Rv. 23410901). Pertanto, in sede di legittimità, non sono
consentite le censure che si risolvono nella prospettazione di una diversa
valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (ex multis Sez. 6,
n. 22445 del 08/05/2009, Candita, Rv.24418101). Delineato nei superiori
termini l’orizzonte del presente scrutinio di legittimità, si osserva che il ricorrente
invoca, in realtà, una considerazione alternativa del compendio probatorio, non
consentita in presenza di una motivazione in cui si è sottolineato che lo stesso
imputato aveva ammesso di essere stato avvicinato dalla persona offesa,
visibilmente ferita, e di essersi allontanato senza prestare soccorso in quanto
non riteneva di aver causato l’incidente ed in ogni caso perché vi erano parecchie
persone.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del,
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 2.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

2

Motivi della decisione

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 14 marzo 2018

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