Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36247 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36247 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
ATTANASIO ALESSIO nato il 16/07/1970 a SIRACUSA

avverso l’ordinanza del 13/06/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di SASSARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 14/03/2018

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Il ricorso di Alessio Attanasio avverso l’ordinanza in epigrafe indicata, con la
quale è stata rigettata l’opposizione alla mancata ammissione al gratuito
patrocinio, è inammissibile perché proposto per motivi non consentiti dalla legge.
Infatti, l’ordinanza che decide l’opposizione di cui all’art. 99 d.P.R. n.
115/2002, quale per l’appunto quella in esame, può essere impugnata con
ricorso per cassazione soltanto per violazione di legge (ai sensi del comma 4
della norma citata) e non anche per vizio di motivazione. Nel caso neanche è
configurabile il difetto assoluto di motivazione, né si riscontra una motivazione
apparente nel provvedimento impugnato, che al contrario reca appropriata e
congruente motivazione, che in definitiva muove dal rilievo che l’odierno
ricorrente rientra tra i destinatari della norma di cui all’art. 76, comma 4-bis
d.P.R. n. 115 del 2002 (come modificato dal d.l. n. 92 del 2008, convertito nella
legge n. 125 del 2008), che prevede una presunzione (relativa, per come
precisato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 139 del 2010) di
superamento del limite di reddito ai fini dell’ammissione del beneficio richiesto,
trattandosi di soggetto condannato in via definitiva per il delitto di associazione a
delinquere di stampo mafioso, per essere stato ritenuto promotore ed
organizzatore del clan mafioso Bottaro-Attanasio e per essere stato ritenuto capo
e promotore di una complessa organizzazione dedita al traffico di sostanze
stupefacenti, con fine pena previsto per il 30 settembre 2046. Al riguardo il
giudice di merito non soltanto ha ritenuto motivatamente che il ricorrente non ha
allegato alla sua istanza elementi idonei a superare la detta presunzione di
legge, ma ha addirittura indicato elementi che, nel caso di specie, la rafforzano,
sui quali è superfluo soffermarsi in questa sede, stante l’inammissibilità del
ricorso.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della
Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro
2.000 a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di 2.000,00 euro in favore della
Cassa delle ammende.
Così deciso il 14 marzo 2018

Motivi della decisione

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