Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36241 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36241 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
MOCELLINI LUCIANO nato il 10/03/1969 a DOMODOSSOLA

avverso la sentenza del 20/06/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 14/03/2018

Motivi della decisione
Mocellini Luciano ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Milano indicata in epigrafe, con la quale è stata confermata
la sentenza di condanna resa dal Tribunale di Busto Arsizio in data 5.05.2016,
all’esito di giudizio abbreviato, in riferimento al reato di cui all’art. 187, comma 8,
cod. strada.
L’esponente con il primo motivo reitera la doglianza afferente alla irrilevanza
penale della condotta.

Il ricorso è inammissibile.
Soffermandosi sul primo motivo, se ne apprezza la manifesta infondatezza.
Non sfugge che con d.l. 3.08.2007 n. 117, convertito dalla legge 2.10.2007,
n. 160, l’ipotesi del rifiuto di cui all’art. 186, comma 7, cod. strada era stata
depenalizzata e sanzionata solo in via amministrativa; a seguito delle ulteriori
modifiche al codice della strada introdotte con d.l. 23.05.2008 n. 92, convertito con
modificazioni dalla legge 24.07.2008 n. 125, la fattispecie che occupa è stata,
peraltro, nuovamente criminalizzata, essendo stata prevista l’applicazione , dell’art. 186, cod. strada, per il caso di rifiuto di
sottoporsi all’accertamento del tasso alcolemico.
E bene, l’art. 187, comma 8, cod. strada, stabilisce che il rifiuto
dell’accertamento relativo allo stato di alterazione per uso di sostanza stupefacenti
è soggetto alle sanzioni di cui all’art. 186, corna 7, cod. strada.
I cenni che precedono rendono palese la rilevanza penale della fattispecie
per cui oggi si procede, accertata il 30.01.2014, essendo sanzionata dal maggio del
2008 con l’arresto e l’ammenda, in base al richiamato rinvio normativo.
Il secondo motivo è del pari inammissibile.
Come noto, in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti
punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la c.d.
motivazione implicita (Cass. sez. VI 22 settembre 2003 n. 36382 n. 227142) o con
formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” vedi Cass. sez. VI 4 agosto 1998 n.
9120 Rv. 211583), ma afferma anche che le statuizioni relative al giudizio di
comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in riferimento ai
criteri di cui all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione solo quando siano
frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Cass. sez. III 16 giugno 2004 n.
26908, Rv. 229298).
Si tratta di evenienza che non sussiste nel caso di specie.

-3

Con il secondo motivo si duole della entità della pena.

La Corte di Appello, nel confermare la valutazione del primo giudice, ha
rilevato che le attenuanti generiche non potevano essere riconosciute, tenuto conto
dei precedenti penali a carico del prevenuto e del contesto criminogeno in cui si è
verificato il reato contravvenzionale per cui è processo. La Corte distrettuale ha poi
rilevato che la pena irrogata non era mitigabile, alla luce dei parametri di cui all’art.
133 cod. pen.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C 3.000,00 in

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, in data 14 marzo 2018.

favore della Cassa delle Ammende.

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