Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36234 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36234 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: PEZZELLA VINCENZO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
ANIBALLI MATTEO nato il 16/10/1987 a L’AQUILA

avverso la sentenza del 21/04/2017 della CORTE APPELLO di L’AQUILA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO PEZZELLA;

Data Udienza: 14/03/2018

N.46648/17

R.G.

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Matteo Aniballi ricorre avverso la sentenza della indicata in epigrafe che ha
confermato la sentenza con cui in primo grado era stato condannato per il reato
di cui all’art. 186 co. 2 lett. b), co. 2bís e 2sexies CDS, commesso in L’Aquila il
6/1/2012.

2. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio motivazionale in relazione
alla ritenuta sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 186 co. 2bis CDS assumendo

dello stesso. Chiede, pertanto, annullarsi la sentenza impugnata.

3. I motivi sopra richiamati sono manifestamente infondati, in quanto assolutamente privi di specificità in tutte le loro articolazioni e del tutto assertivi.
Ne deriva che il proposto ricorso va dichiarato inammissibile,
Il ricorrente, in concreto, non si confronta adeguatamente con la motivazione
della Corte di appello, che appare logica e congrua, nonché corretta in punto di
diritto -e pertanto immune da vizi di legittimità.
I giudici del gravame del merito avevano già chiaramente confutato nel provvedimento impugnato tutte le tesi oggi riproposte, ricordando come il suo essere
uscito di strada e l’aver cagionato intralcio non solo al traffico viario, ma anche a
quello su rotaie integri l’aggravante contestatagli.
La pronuncia oggi impugnata si colloca nel solco della consolidata giurisprudenza di questa Corte di legittimità secondo cui va inteso come incidente qualsiasi
avvenimento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla collettività, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri veicoli (cfr. Sez. 4, n. 47276 del
6/11/2012, Marziano, rv. 253921 che in motivazione chiarisce che “…quando il
codice della strada fa riferimento a un “incidente” intenda riferirsi a qualsiasi tipo
di incidente e cioè, secondo il significato letterale del termine, a qualsiasi avvenimento inatteso che interrompe il normale svolgimento della circolazione stradale
e che proprio per tale ragione è portatore di pericolo per la collettività. Ciò risulta
chiaramente oltre che dagli obblighi di segnalazione che il regolamento prevede
(art. 356) nel caso di incidente che provochi -ingombro della carreggiata, che prescindono assolutamente da qualsiasi qualificazione dell’incidente nel senso voluto
dal ricorrente, anche dal fatto che allorché il legislatore ha ritenuto di diversificare
i comportamenti e le conseguenze collegati a un incidente, ciò ha fatto espressamente, come ad esempio nell’art. 189 CDS che stabilisce comportamenti e sanzioni diverse a seconda delle conseguenze che derivano dall’incidente stesso”).

2

che non si sia verificato alcun incidente stradale, mancando la concreta offensività

N.46648/17

R.G.

In altra pronuncia si esprime identico concetto, allorché si chiarisce che “ai
fini dell’aggravante di cui all’art. 186, comma secondo bis, c.d.s. (aggravante
dell’aver causato un incidente), nella nozione di incidente stradale sono da ricomprendersi sia l’urto del veicolo contro un ostacolo, sia la sua fuoriuscita dalla sede
stradale; a tal fine, non sono, invece, previsti né i danni alle persone né i danni
alle cose, con la conseguenza che è sufficiente qualsiasi, purché significativa, turbativa del traffico, potenzialmente idonea a determinare danni (così (sez. 4, n.
42488 del 19.9.2012 rv. 253734 che, in applicazione del principio di cui in mas-

ha ritenuto lo sbandamento di un auto ed il conseguente urto contro il guardrail
circostanze idonee ad integrare la nozione di incidente ai fini della sussistenza
dell’aggravante di cui all’art. 186, comma secondo bis, c.d.s.).

4. Né può porsi in questa sede la questione di un’eventuale declaratoria della
prescrizione maturata dopo la sentenza d’appello, in considerazione della manifesta infondatezza del ricorso.
La giurisprudenza di questa Corte Suprema ha, infatti, più volte ribadito che
l’inammissibilità del ricorso per cassazione dovuta alla manifesta infondatezza dei
motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude,
pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma
dell’art. 129 cod. proc. pen (così Sez. Un. n. 32 del 22/11/2000, De Luca, Rv.
217266 relativamente ad un caso in cui la prescrizione del reato era maturata
successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso; conformi, Sez. Un., n.
23428 del 2/3/2005, Bracale, Rv. 231164, e Sez. Un. n. 19601 del 28/2/2008,
Niccoli, Rv. 239400; in ultimo Sez. 2, n. 28848 del 8/5/2013, Ciaffoni, rv. 256463).

5. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.

sima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di appello

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