Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36228 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36228 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
MOCERINO CONSIGLIA nato il 20/05/1953 a AFRAGOLA

avverso la sentenza del 30/05/2016 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO•

Data Udienza: 14/03/2018

Con la sentenza impugnata, la Corte di Appello di Napoli ha confermato
quella emessa nei confronti di Mocerino Consiglia dal locale Tribunale in
composizione monocratica in data 27/09/2011, ribadendo la pronuncia di
estinzione per prescrizione del reato di cui agli artt.113, 449, 434, 41, comma 1,
cod. pen. avvenuto in Afragola il 12 novembre 2002, previa concessione delle
circostanze attenuanti generiche.
La Corte territoriale ha confermato le valutazioni del primo giudice circa
l’insussistenza delle condizioni per una pronunzia assolutoria nel merito
dell’imputata, attese le risultanze della ampia istruttoria dibattimentale condotta,
debitamente vagliate dal primo giudice ed utilizzate per escludere i presupposti
dell’art.129, comma 2, cod.proc.pen.
Consiglia Mocerino ricorre per cassazione deducendo violazione di legge per
essere stata ritenuta colpevole del reato contestatole nella sua qualità di
direttore dei lavori, in quanto tenuta a sorvegliare e verificare le normative sulla
sicurezza del cantiere durante l’esecuzione dell’opera, sebbene per la legge 5
novembre 1971, n.1086 il direttore dei lavori sia responsabile esclusivamente
della rispondenza dell’opera al progetto, in forza della legge reg. Campania n.9
sia previsto un collaudatore strutturale in corso d’opera, il successivo d. Igs.
n.494/96 abbia attribuito la responsabilità della sicurezza al coordinatore per
l’esecuzione dei lavori e con legge n.415/1998 sia stata individuata la figura del
coordinatore per la sicurezza.
Il ricorso è inammissibile per carenza d’interesse.
E sufficiente, infatti, leggere gli artt. 651, 652, 653 e 654 cod. proc. pen. per
verificare che alcuna efficacia, in positivo o in negativo, può esplicare la sentenza
che dichiara l’estinzione del reato per prescrizione in giudizi extra penali o extra
giudiziari, ne’ in ricorso si indicano altri pregiudizi, già prodottisi o futuri, che
dalla mera motivazione della sentenza potrebbero scaturire (Sez. 6, n. 6687 del
16/12/2014, dep.2015, Matarazzo, Rv. 26365501). La giurisprudenza di questa
Corte di Cassazione ha, del resto, affermato il principio che nel caso in cui venga
pronunciata sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, a norma
dell’art. 531 cod. proc. pen., al giudice non è consentito inserire nel
dispositivo alcuna indicazione assertiva della responsabilità penale dell’imputato,
essendovi incompatibilità logica fra l’affermazione di responsabilità e la
statuizione di non doversi procedere; mentre, qualora alla declaratoria di
estinzione del reato per prescrizione si giunga dopo la concessione di circostanze
attenuanti, la sentenza di proscioglimento deve contenere in motivazione
l’accertamento incidentale della responsabilità penale (Sez. 6, sent. n. 12048 del
05/10/2000, Barbieri, Rv. 21821001).
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna della
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 2.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 14 marzo 2018

Motivi della decisione

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