Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36220 del 14/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36220 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
SEJDIC SUADA nato il 09/11/1983
SEJDIC FRANCESCA nato il 20/07/1988 a RIMINI

avverso la sentenza del 18/01/2017 della CORTE APPELLO di GENOVA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;

Data Udienza: 14/03/2018

10

I ricorsi di Sejdic Suada e di Sejdic Francesca avverso la sentenza in
epigrafe indicata, recante l’affermazione di responsabilità in ordine al reato di
tentato furto aggravato, è manifestamente infondato.
La decisione impugnata risulta sorretta da conferente apparato
argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo motivazionale, per quanto
concerne la determinazione del trattamento sanzionatorio. E’ appena il caso di
considerare che in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti
punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la c.d.
motivazione implicita (Sez. 6, sent. del 22 settembre 2003 n. 36382, Rv.
227142) o con formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” vedi Sez. 4, sent. del
4 agosto 1998 n. 9120 Rv. 211583), ma afferma anche che le statuizioni relative
al giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in
riferimento ai criteri di cui all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione
solo quando siano frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Cass. sez. III
16 giugno 2004 n. 26908, Rv. 229298). Si tratta di evenienza che non sussiste
nel caso di specie. La Corte di Appello ha infatti evidenziato la specifica gravità
delle modalità di commissione del reato per escludere la possibilità di ritenere
prevalenti le attenuanti generiche sulle contestate aggravanti, tenuto conto
dell’avvenuto “accerchiamento” della vittima.
Segue, a norma dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna delle ricorrenti
al pagamento delle spese del procedimento e ciascuna al pagamento a favore
della Cassa delle ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di
euro 2.000 a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna le ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuna al versamento della somma di 2.000,00 euro in
favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 14 marzo 2018

Motivi della decisione

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