Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36198 del 18/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36198 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: CATENA ROSSELLA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Setteducati Salvatore, nato a Rionero in Vuiture (PZ), il 19/01/1968,
avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Potenza in data
21/03/2018;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere dott.ssa Rossella Catena;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Piero Gaeta, che ha chiesto l’annullamento senza rinvio per sopravvenuta morte
del ricorrente.

RITENUTO IN FATTO

1.Con l’ordinanza impugnata il Tribunale del Riesame di Potenza, ex art. 310
cod. proc. pen., rigettava l’appello proposto nell’interesse di Setteducati
Salvatore avverso l’ordinanza di aggravamento della misura cautelare del divieto
di avvicinamento a meno di trecento metri dai luoghi frequentati dalle persone
1

Data Udienza: 18/05/2018

offese Curatella Corrado, Nittoli Debora e Gallucci Rocco, applicato al ricorrente
dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Potenza in data
28/11/2017, con cui veniva altresì disposto, nei confronti del ricorrente, l’obbligo
di presentazione alla P.G. per due volte alla settimana, in riferimento al reato
ascrittogli con imputazione provvisoria, ai sensi degli artt. 81, comma secondo,
339, 610 cod. pen., in Barile (PZ), il 02/11/2017.
2. Setteducati Salvatore ricorre, in data 09/04/2018, a mezzo dei difensori di
fiducia Avv.to Maria Cristina Pinto ed Avv.to Guglielmo Borea, per vizio di
il Tribunale del

Riesame individuato, come da richiesta del pubblico ministero, nell’esercizio
commerciale del Romaniello un luogo abitualmente frequentato dal Curatella, pur
descrivendo detto luogo come di possibile frequentazione da parte della Nittoli,
quale ex dipendente, nonostante quest’ultima non fosse più indicata tra le
persone offese; il Tribunale, quindi, avrebbe omesso di fornire risposta in ordine
alla dedotta genericità del provvedimento originario, senza, peraltro, considerare
che il Romaniello non fosse persona offesa del reato, e che nell’esercizio
commerciale non si trovassero né la Nittoli né il Curatella; parimenti
contraddittoria sarebbe la motivazione in riferimento al tentativo di inquinamento
probatorio, pur avendo il ricorrente correttamente comunicato agli inquirenti le
generalità di colui che gli aveva fornito il numero della Nittoli, in considerazione
del fatto che nella conversazione registrata emergerebbe solo che il Setteducati
pacificamente aveva invitato il Romaniello a dire il vero in riferimento a quanto
era successo il 02/11/2017, apparendo sorprendente che si sia ritenuto un
tentativo di inquinamento probatorio per il fatto che il ricorrente avesse usato il
proprio cellulare per registrare la conversazione.

3. In data 17/05/2018 perveniva memoria difensiva, con la quale i difensori del
ricorrente ne hanno comunicato il decesso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Va rilevato come sia pervenuto a questa Corte, oltre alla memoria difensiva
indicata, anche certificazione del comune di Rionero in Vulture – Ufficio dello
stato civile, da cui risulta il decesso del Setteducati in data 13/04/2018.
Conformemente all’insegnamento delle Sezioni Unite di questa Corte, quindi,
deve essere dichiarata la improcedibilità del ricorso, a seguito della morte del
ricorrente.

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motivazione, ex art. 606, lett. e), cod. proc. pen., avendo

Benché la pronuncia avesse ad oggetto una misura cautelare reale, il massimo
consesso di questa Corte, ha affermato un principio di carattere generale, in
tema di procedimento incidentale.
Come si legge dalla motivazione della citata sentenza, infatti, “deve sottolinearsi
che il procedimento incidentale ha alla propria base un rapporto giuridico
processuale, integrato da un complesso di poteri e di doveri, facenti capo ai
soggetti della vicenda incidentale, che si sviluppano ‘a latere’ del rapporto
fondamentale inerente al processo principale. Conformemente all’opinione di
autorevole dottrina, va riconosciuto che si è in presenza di un ‘rapporto

potenzialità di articolarsi, oltre che in fasi e in gradi diversi, anche in
procedimenti incidentali o subprocedimenti, la cui funzione è quella di decidere
questioni strumentali alla definizione della regiudicanda principale, secondo uno
schema processuale che – come è stato già posto in luce da queste Sezioni Unite
– ha al proprio centro il rapporto di ‘incidentalità’ fondato sulla coesistenza di
distinti rapporti processuali collegati geneticamente e funzionalmente (Cass.,
Sez. Un., 24 novembre 1999, Di Dona; Cass., Sez. Un., 26 aprile 1989, Medea).
Tali premesse consentono di affermare che la morte sopravvenuta del Poggi
Longostrevi ha fatto venire meno uno dei soggetti del rapporto processuale
sottostante al procedimento incidentale. Ne consegue che, poiché il presente
ricorso per cassazione rappresenta una fase di tale procedimento, resta
interdetta qualsiasi pronuncia sui motivi dell’impugnazione, presupponendo la
decisione del gravame l’esistenza del soggetto che l’ha proposto e che ad esso è
interessato. Questa Corte, pertanto, non può che dichiarare l’improcedibilità del
ricorso per morte sopravvenuta del ricorrente.” (Sez. U, sentenza n. 300 del
25/10/2000, Poggi Longostrevi, Rv. 217245).
Il ricorso, quindi, va dichiarato improcedibile anche nel caso in esame, non
sussistendo specifiche ragioni che possano indurre il Collegio a discostarsi dal
principio indicato dalla citata pronuncia.

P.Q.M.
Dichiara improcedibile il ricorso per morte del ricorrente.
Così deciso in Roma, il 18/05/2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

processuale derivato’, nel quale si riflette la dialetticità del processo e la sua

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