Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36197 del 18/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36197 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: AMATORE ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
GRAZIOSO ALFIO nato a CATANIA il 17/10/1982

avverso l’ordinanza del 07/03/2018 del TRIB. LIBERIA’ di CATANIA
udita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO AMATORE;
lette/sentite le conclusioni del PG PIETRO GAETA
Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
udito il difensore

Data Udienza: 18/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1.Con la sentenza impugnata il Tribunale di Catania, Sezione riesame, decidendo in sede di
appello avverso il provvedimento di diniego emesso dal G.i.p. del Tribunale di Catania in
relazione all’istanza di sostituzione della misura custodiale in carcere del predetto indagato per
di cui all’art. 4162’od. pen., ha confermato la detta misura inframuraria.
il reato di
Avverso la predetta ordinanza ricorre l’indagato, per mezzo del suo difensore, affidando la sua
impugnativa ad una unica ragione di doglianza variamente articolata.
1.1 Denunzia il ricorrente, con il primo ed unico motivo, vizio di motivazione del

Si evidenzia un’omessa motivazione in riferimento alla relazione del Dott. Sanfilippo il cui
contenuto non era stato valutato nell’ordinanza impugnata nonostante la stessa avesse
evidenziato ragioni di incompatibilità delle condizioni di salute dell’indagato con il regime
custodiale inframurario.
Si osserva inoltre che la motivazione impugnata sarebbe affetta da plurime ragioni di
contraddittorietà interna. Più in particolare, osserva la difesa che in realtà le relazioni redatte
dal dott. Politi, sulla cui base i giudice del merito cautelare avevano respinto la istanza di
sostituzione della misura cautelare in atto, avevano, in un primo momento, affermato
l’esistenza di patologie gravi a carico dell’organo della vista, e in un secondo momento e del
tutto contraddittoriamente, avevano escluso tali patologie. Tale contraddittorietà sarebbe
anche estensibile – sempre secondo la tesi difensiva – alla motivazione impugnata che,
nonostante avesse escluso sulla scorta delle conclusioni dei periti, l’esistenza di patologie gravi
incidenti sul visus dell’indagato, affermava, subito dopo, che eventuali terapie avrebbero
potuto essere somministrate anche all’interno del carcere.
Si evidenzia infine l’erroneità della motivazione impugnata anche laddove la stessa affermava
che la diversa valutazione diagnostica effettuata dal medico dell’Inps era da considerarsi
ininfluente ai fini che qui ci occupano perché fondata solo sull’esame della documentazione
esibita dall’indagato e non già attraverso l’espletamento di esami diagnostici. Tale conclusione
sarebbe errata e fuorviante giacché il predetto medico aveva sottoposto a visita l’indagato, così
concludendo sulla base di un approfondito esame.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è inammissibile.
2.1 Deve in primo luogo evidenziarsi un profilo di genericità delle doglianze sollevate dalla
difesa del ricorrente laddove si contesta il vizio di motivazione della ordinanza impugnata in
ordine alla mancata corretta valutazione della relazione clinica di parte redatta dal Dott.
Sanfilippo, e ciò in ragione della evidente circostanza che il ricorso sul punto qui in esame non
spiega in che modo la diversa valutazione del consulente di parte avrebbe portato ad un esito
diverso nella valutazione giudiziale di compatibilità delle condizioni di salute dell’indagato con il
regime di carcerazione inframuraria.
2

e

provvedimento impugnato.

2.1.2 Nel resto le doglianze sollevate dal ricorrente sul profilo della tenuta argomentativa della
motivazione impugnata sono manifestamente infondate.
Ed invero, il Tribunale siciliano argomenta in modo adeguato e condivisibile in ordine ai profili
di doglianza sollevati dall’indagato, evidenziando che le gravi patologie allegate da quest’ultimo
non sono state in alcun modo riscontrate attraverso gli esami diagnostici obiettivi effettuati sul
ricorrente. E così, anche l’atteggiamento non collaborativo dimostrato dall’indagato nel corso
degli esami evidenzia — osserva ancora correttamente il giudice impugnato – una volontà di
nascondere la verità non compatibile con l’intenzione di farsi curare inizialmente manifestata

Le ulteriori ragioni di censura di contraddittorietà della motivazione denunziati dall’indagato
attingono in realtà profili irrilevanti della vicenda e comunque evidentemente infondati, atteso
che le diverse valutazioni diagnostiche espresse dal Dott. Polito si spiegano con la progressione
degli esami effettuati sul paziente, così evidenziandosi la radicale infondatezza della
prospettiva inizialmente allegata dall’indagato come patologia invalidante e incompatibile con il
regime carcerario, prospettiva che era stata invero individuata solo come mera ipotesi di
indagine dai medici e poi sconfessata dagli ulteriori esami diagnostici effettuati sul paziente.
3. Alla inammissibilità consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
versamento, in favore della cassa delle ammende, di una somma che appare equo determinare
in euro 2000.
4. Ricorre nel caso di specie l’ipotesi di cui all’art. 94 comma 1 ter disp. att. C.p.p. con
necessità pertanto che copia del provvedimento sia trasmessa a cura della cancelleria al
ricorrente.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di Euro 2.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter disp. att. C.p.p..
Così deciso in Roma, il 18.5.2018

dal ricorrente stesso.

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