Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36192 del 10/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36192 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: BORRELLI PAOLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
ORHEI LILIANA MAGDALENA nata il 18/09/1972

avverso la sentenza del 14/12/2017 del GIUDICE dell’ UDIENZA PRELIMINARE
di ROMA
sentita la relazione svolta dal Consigliere PAOLA BORRELLI;
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza emessa il 14 dicembre 2017, il Giudice per le indagini
preliminari del Tribunale di Roma ha applicato a Liliana Magdalena Orhei ex art.
444 cod. proc. pen. la pena di anni uno, mesi sei di reclusione ed euro 600,00 di
multa per i reati di furto aggravato e frode informatica

X

2. Ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputata, lamentando
che la motivazione era stata redatta in maniera succinta.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile in quanto, a norma dell’art. 448, comma 2-bis,
cod. proc. pen., il pubblico ministero e l’imputato possono ricorrere per
cassazione contro la sentenza di patteggiamento solo per motivi attinenti
all’espressione della volontà del prevenuto, al difetto di correlazione tra richiesta
e sentenza, all’erronea qualificazione giuridica del fatto e all’illegalità della pena
o della misura di sicurezza.

Data Udienza: 10/05/2018

Tale norma, introdotta con la I. 23 giugno 2017, n. 103, a mente dell’art 1,
comma 51, si applica ai procedimenti — come il presente — per i quali la
richiesta di patteggiannento sia stata avanzata successivamente al 3 agosto
2017.
Nel caso di specie, la stringatissima censura contenuta nel ricorso non
consente di ricondurre la doglianza ad una delle categorie consentite.
Proprio a questo proposito va peraltro osservato che il ricorso sarebbe
comunque inammissibile per genericità in quanto la censura ivi contenuta —
«la motivazione descrive in

maniera succinta le argomentazioni che sostengono la sentenza» — è del tutto
sfornita di argomentazioni a supporto.
2. Per completezza, giova sottolineare che il reato di cui al capo b) era e
resta procedibile di ufficio, in forza dell’aggravante di cui al terzo comma, anche
a seguito dell’entrata in vigore del d.l.gs. 10 aprile 2018 n. 36, il che sgombera il
campo dalla necessità di verificare la presenza della querela in atti.
3. Alla declaratoria d’inammissibilità del ricorso consegue la condanna della
ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle
ammende della somma, che si stima equa, di Euro 4.000,00 (data
l’inammissibilità palese, legata alla limitazione legislativa dell’impugnazione, oltre
che all’assoluta genericità della censura).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di euro 4000,00 a favore della Cassa
delle ammende.
Così deciso il 10/05/2018.
Il Presidente

Il Consigliere estensore

Ma

Paola B rrelli

Q9

VL4Lk.

Depositato in Cancelleria
2 7 L.W 2018
Roma, lì

9ssichely

letteralmente limitata alla considerazione che

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