Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36189 del 26/05/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36189 Anno 2015
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: CERVADORO MIRELLA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MARTINELLI VINCENZO N. IL 10/09/1973
avverso la sentenza n. 981/2011 CORTE APPELLO di BARI, del
23/09/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MIRELLA
CERVADORO;

Data Udienza: 26/05/2015

RG. 41895/2014 Martinelli
Considerato che:
Il ricorrente chiede l’annullamento della sentenza in epigrafe, deducendo la nullità della sentenza per violazione
all’art.157 c.p. e 129 c.p.p., e mancata assunzione di una prova decisiva, nonché vizio di motivazione in relazione alle
dichiarazioni del Delle Noci (art.606 lett.b) d) ed e), c.p.p.).
Il ricorso è, da un lato, privo della specificità prescritta dall’art. 581, lett. c) in relazione all’art. 591 c.p.p. e, dall’altro,
manifestamente infondato. Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato. Considerato che il reato di ricettazione si

della Corte territoriale (23.9,13) non era ancora decorso il termine massimo di anni dieci dal fatto (30.10.2003), né tra la
commissione dei fatti e i decreti di citazione a giudizio, o tra la sentenza di primo grado e quella d’appello, quali atti
interruttivi del termine, risulta decorso il termine ordinario di anni dieci. L’inammissibilità del ricorso per Cassazione
preclude, poi, la declaratoria d’estinzione del reato per prescrizione maturata successivamente alla decisione impugnata
(cfr.Cass.Sez.III, sent.n.42839/2009 Rv.244999).
La sentenza impugnata va, poi, necessariamente integrata con quella, conforme nella ricostruzione dei fatti, di
primo grado; quando, infatti, le sentenze di primo e secondo grado concordano nell’analisi e nella valutazione degli elementi
di prova posti a fondamento delle rispettive decisioni, la struttura motivazionale della sentenza si salda con quella
precedente (Cass.Sez.1, n.8886/2000, Sangiorgi).
Tanto premesso, rileva il Collegio che le motivazioni svolte dal giudice d’appello non risultano viziate da illogicità
manifeste e sono infine esaustive, sia in punto responsabilità che in ordine alla attendibilità del teste Delle Noci (v.pag.3
della sentenza impugnata), e alla inutilità dell’audizione del teste Traversa Irene (v.pag.4), che avrebbe dovuto deporre sulla
pacifica prassi in uso nel Supermercato di richiedere un documento al cliente che avesse voluto pagare con assegno.
Il ricorso va dichiarato quindi inammissibile. Ne consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una
somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso (v.Corte Cost. sent.n.186/2000), si determina equitativannente
in Euro 1000.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della
somma di Euro 1000 alla Cassa delle ammende.
6.5.2015

prescrive, anche nell’ipotesi attenuata di cui all’art.648 cpv c.p., nel termine massimo di anni dieci, alla data della sentenza

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