Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36153 del 23/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36153 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: SCOTTI UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CARLOMAGNO GIUSEPPE (ANCHE PCN) nato a POLICORO il 04/09/1982

avverso la sentenza del 16/02/2017 della CORTE APPELLO di POTENZA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE
SCOTTI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale MARIA
GIUSEPPINA FODARONI, che ha concluso chiedendo il rigetto, per i capi B e C);
l’annullamento con rinvio per il ricorso proposto’alle lesioni sub A) quale parte
civile;
udito il difensore di Davide Le Rose, avv.ROCCO MONTAGNA del Foro di Matera,
che si riporta alle conclusioni scritte che deposita unitamente alla nota spese e
conclude per l’inammissibilità del secondo motivo di ricorso; contestualmente si
riporta alle memorie difensive già depositate in cancelleria in data 7/5/2018.

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di appello di Potenza con sentenza del 5/5/2017, per quanto qui
rileva ed attiene alla posizione dell’appellante, imputato e parte civile, Giuseppe
Carlomagno, ha parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di

dIaL

del

Data Udienza: 23/05/2018

30/7/2015, assolvendolo dall’imputazione di ingiuria perché il fatto non era più
previsto dalla legge come reato e confermando nel resto la sentenza impugnata,
quanto al delitto di lesioni in danno di Davide Le Rose, per avergli cagionato
lesioni personali guaribili in 40 giorni, rideterminando la pena in mesi tre di
reclusione, con aggravio delle spese del grado.
La Corte di appello ha inoltre rigettato il gravame proposto da Giuseppe
Carlomagno, quale parte civile contro la sentenza di primo grado che aveva
assolto, per insussistenza del fatto, il Le Rose dai reati di cui agli artt.81 cpv.,

mali ingiusti al Carlomagno e avergli provocato lesioni guaribili in giorni 15.

2. Ha proposto ricorso l’avv. Vincenzo Rago, difensore di fiducia
dell’imputato, svolgendo due motivi.
2.1. Con il primo motivo, proposto ex art.606, comma 1, lett. b) ed e),
cod.proc.pen., il ricorrente lamenta violazione della legge penale in relazione
all’art.52 cod.pen., nonché manifesta illogicità della motivazione, in relazione
all’esclusione della legittima difesa.
La Corte distrettuale aveva escluso la legittima difesa nella condotta
dell’imputato, basandosi sull’entità delle lesioni subite dalla parte civile, senza
valorizzare i seguenti fatti rilevanti: a) la lite era stata originata da un calcio
sferrato dalla parte civile Le Rose all’imputato; b) la reazione difensiva era stata
esercitata allo stesso modo e cioè con un calcio; c) le lesioni erano state
provocate con un colpo solo e cioè con il predetto calcio; d) la concitazione della
lite non poteva permettere una adeguata calibrazione dell’intensità dell’azione
difensiva.
2.2 Con il secondo motivo, proposto ex art.606, comma 1, lett. b) ed e),
cod.proc.pen., il ricorrente lamenta violazione della legge penale in relazione
all’art.192 cod.proc.pen. nonché manifesta illogicità della motivazione, in
relazione all’esclusione dell’effetto lesivo della condotta ascritta al Le Rose che
ne aveva determinato l’assoluzione dal reato di lesioni in danno del Carlomagno.
La Corte di appello aveva ritenuto che mancasse la prova dell’effetto lesivo
del calcio sferrato dal Le Rose, contraddicendo la motivazione del Giudice di
primo grado (che aveva ritenuto la sussistenza delle lesioni provocate dal Le
Rose, reputandole però scriminate per legittima difesa), e basandosi
esclusivamente sulla deposizione del teste Angelo Miraglia, che non era stato in
grado di precisare la parte del corpo del Carlomagno attinta con il calcio del Le
Rose; tale deposizione, però, era stata valutata autonomamente e non, come
sarebbe stato necessario, congiuntamente agli altri atti processuali (referto
ospedaliero 2/9/2011 del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Policoro, attestante

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594, 612 e 582 cod.pen. per avere offeso l’onore e il decoro e aver minacciato

contusione all’emi-costato sinistro del Carlomagno; dichiarazione della parte
civile Giuseppe Carlomagno che aveva riferito di essere stato colpito al petto dal
calcio; deposizioni degli altri coimputati Francesco Benedetto, assolto in primo
grado, e Francesco Carlomagno, assolto in secondo grado, entrambi per non
aver commesso il fatto).

3. In data 7/5/2018 il difensore dell’imputato e parte civile Davide Le
Rose, avv.Rocco Montagna, ha depositato memoria difensiva, sostenendo

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione della legge penale in
relazione all’art.52 cod.pen. e manifesta illogicità della motivazione, in relazione
all’esclusione della legittima difesa.
1.1. La Corte distrettuale aveva escluso la legittima difesa nella condotta
dell’imputato, basandosi sull’entità delle lesioni subite dalla parte civile.
Secondo il ricorrente, la sussistenza della scriminante avrebbe dovuto
essere riconosciuta valorizzando i seguenti fatti rilevanti: a) la lite era stata
originata da un calcio sferrato dalla parte civile Le Rose all’imputato; b) la
reazione difensiva era stata esercitata allo stesso modo e cioè con un calcio; c)
le lesioni erano state provocate con un colpo solo e cioè con il predetto calcio; d)
la concitazione della lite non poteva permettere una adeguata calibrazione
dell’intensità dell’azione difensiva.
1.2. La difesa delle Rose sostiene l’insindacabilità, in linea di principio
dell’applicazione o dell’esclusione della scriminante della legittima difesa in sede
di legittimità, fraintendendo però il significato della giurisprudenza di questa
Corte, che, ovviamente, nega la possibilità di sindacare con ricorso per
cassazione il riconoscimento o l’esclusione della legittima difesa, solo allorché la
contestazione investa la sussistenza dei presupposti di fatto per la sua
operatività.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti, il riconoscimento o
l’esclusione della legittima difesa, reale o putativa, e dell’eccesso colposo nella
stessa costituiscono un giudizio di fatto, insindacabile in sede di legittimità
quando gli elementi di prova siano stati puntualmente accertati e logicamente
valutati dal giudice di merito. (Sez. 1, n. 3148 del 19/02/2013 – dep. 2014, P.C.
in proc. Mariani, Rv. 258408; Sez. F, n. 39049 del 26/08/2008, Greco, Rv.
241553). In questo senso si è espressa anche la sentenza di questa Sezione 5,

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l’inammissibilità o in subordine l’infondatezza di entrambi i motivi di ricorso.

31/1/2017 n.11084, Giacobbe, citata dalla difesa del Le Rose in memoria, in
parte motiva.
1.3. Il motivo proposto dal ricorrente, peraltro, non si confronta
adeguatamente, in modo specifico e pertinente, con il contenuto della
motivazione della sentenza impugnata.
La Corte potentina non ha affatto negato che la lite sia iniziata a seguito di
un calcio sferrato da Davide Le Rose all’indirizzo di Giuseppe Carlomagno, ma ha
escluso che sussistessero i presupposti della legittima difesa (che, come è noto,

pericolo, attuale, di una offesa ingiusta e la proporzione fra offesa e reazione
difensiva), basandosi sulla gravità delle lesioni provocate al Le Rose e
riscontrate nel referto del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Policoro del
2/9/2011 (che diagnosticavano un politrauma con prognosi di giorni 40: trauma
cranico-facciale non commotivo, frattura del pavimento dell’orbita a destra ed
emoseno associato, frattura composta dell’osso nasale di destra, trauma
distruttivo del rachide cervicale, trauma contusivo di entrambe le spalle).
Secondo la Corte, che ha formulato una valutazione espressiva di un giudizio
di fatto immune da vizi logici, per giunta manifesti, le lesioni riportate dalla
vittima, e in particolare quelle all’orbita e all’osso nasale, indicavano l’estrema
violenza dei colpi portati dal Carlomagno.
Del pari, è evidente che i danni fisici riportati dal Le Rose scaturiscono da
una pluralità di colpi inferti dal Carlomagno, come sostenuto in sentenza e come
apoditticamente contestato dal ricorrente che sostiene, fra l’altro contro ogni
logica, che vi sarebbe stato un solo calcio sferrato dal Carlomagno.
Il ricorrente fa leva sulla deposizione del Le Rose, che ha semplicemente
attribuito ad un calcio del Carlomagno il danno più grave all’occhio (e non
quello al naso) ma ha sostenuto di essere stato colpito da una gragnuola di colpi
e semplicemente che un calcio più forte degli altri lo ha raggiunto alla tempia,
mentre stava cercando di riparare il volto.
1.4. Il giudizio di fatto formulato dalla Corte territoriale, secondo la quale
l’imputato Carlomagno è stato mosso da un intento oggettivamente diretto a
ledere l’integrità fisica del Le Rose e non semplicemente a difendere sé stesso, è
quindi esente da vizi logici suscettibili di censura in questa sede, anche a
prescindere dalle ulteriori osservazioni della difesa del Le Rose, che evidenziano
come nel contesto della lite, il Carlomagno, in presenza del fratello e di alcuni
suoi dipendenti, non si trovasse affatto in situazione di costrizione a difendersi
con l’atto aggressivo e come il pericolo di offesa non fosse dotato del connotato
dell’attualità.

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richiede la necessità dell’agente di difendere un diritto, proprio o altrui, dal

2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta violazione della legge penale
in relazione all’art.192 cod.proc.pen. nonché manifesta illogicità della
motivazione, in relazione all’esclusione dell’effetto lesivo della condotta ascritta
al Le Rose che ne aveva determinato l’assoluzione dal reato di lesioni in danno
del Carlomagno.
La Corte di appello aveva ritenuto che mancasse la prova dell’effetto lesivo
del calcio sferrato dal Le Rose, contraddicendo la motivazione del Giudice di
primo grado (che aveva ritenuto la sussistenza delle lesioni provocate dal Le

esclusivamente sulla deposizione del teste Angelo Miraglia, che non era stato in
grado di precisare la parte del corpo del Carlomagno attinta con il calcio del Le
Rose; tale deposizione, però, era stata valutata autonomamente e non, come
sarebbe stato necessario, congiuntamente agli altri atti processuali (referto
ospedaliero 2/9/2011 del pronto Soccorso dell’Ospedale di Policoro, attestante
contusione all’erni-costato sinistro del Carlomagno; dichiarazione della parte
civile Giuseppe Carlomagno che aveva riferito di essere stato colpito al petto dal
calcio; deposizioni degli altri coimputati Francesco Benedetto, assolto in primo
grado, e Francesco Carlomagno, assolto in secondo grado, entrambi per non
aver commesso il fatto).
2.2. La difesa del Le Rose sostiene che il ricorso sul punto sarebbe
inammissibile perché il Carlormagno non avrebbe impugnato, ovviamente ai soli
effetti civili, quale parte civile, l’assoluzione decretata a favore del Le Rose dal
reato ascrittogli.
2.3. L’eccezione non è accoglibile.
Innanzitutto, la Corte territoriale ha pronunciato al riguardo a pagina 8
della sentenza impugnata, entrando nel merito delle accuse rivolte al Le Rose
con il capo a) della rubrica e ritenendo quindi che vi fosse stata devoluzione al
proposito, con statuizione in rito, non censurata con ricorso per cassazione.
Inoltre, anche se la Corte territoriale non ne ha dato chiaramente atto nella
sentenza impugnata, come sarebbe stato opportuno, questa Corte ha verificato,
quale giudice del fatto processuale, che Giuseppe Carlomagno aveva proposto
ben tre atti di appello contro la sentenza di primo grado, uno redatto
dall’avv.Rago, e gli altri due, depositati il 6/10/2015, redatti dall’avv.Di Pisa,
l’uno quale imputato e l’altro quale parte civile e specificamente diretto contro
le statuizioni relativa al reato sub A) di rubrica.
2.4. Il ricorrente Carlomagno non articola alcuna censura con riferimento ai
reati di ingiuria, peraltro depenalizzato, e di minaccia.
Quanto alle lesioni, la Corte ha escluso la sussistenza del reato perché, pur
avendo parlato il teste Meraglia di un calcio sferrato dal Le Rose, mancava la

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Rose, reputandole però scriminate per legittima difesa), e basandosi

prova di un esito lesivo, visto che il predetto teste non aveva precisato «se ed in
quale parte del corpo» era stato attinto il Carlomagno.
La motivazione addotta sul punto è meramente apparente, poiché non si
confronta minimamente con le dichiarazioni rese sia dall’imputato e parte civile
Giuseppe Carlomagno, sia dai coimputati, peraltro assolti, Francesco Carlomagno
e Francesco Benedetto, che hanno tutti parlato di un calcio, in basso o alla
gamba e di un calcio al petto, dichiarazioni che peraltro collimano e integrano la
deposizione del teste Meraglia, unica fonte presa in considerazione dalla Corte.

contusione all’emi-costato sinistro e trauma distruttivo rachide cervicale
formulata dallo stesso Ospedale di Policoro in data 2/9/2011, parimenti del tutto
ignorata dai Giudici del gravame.
Tra l’altro, il Giudice di primo grado aveva ritenuto sussistenti le lesioni, sia
pur ritenendole scriminate dalla legittima difesa riconosciuta al Le Rose, senza
che il Giudice di appello abbia preso in specifico esame siffatto elemento.
2.5. La sentenza impugnata va quindi annullata sul punto con rinvio per
nuovo esame al giudice civile competente per valore in grado di appello.

3. La sentenza impugnata deve quindi essere annullata, ai soli effetti civili,
limitatamente al capo sub A), quanto al reato di lesioni contestato a Davide Le
Rose, con il conseguente rinvio al giudice civile competente per valore in grado
di appello
Il ricorso di Giuseppe Carlomagno deve essere dichiarato inammissibile nel
resto e il ricorrente deve essere condannato alla rifusione delle spese sostenute
nel grado dal Le Rose, quale parte civile, liquidate in € 2.000,00= oltre accessori
di legge.

P.Q.M.

Annulla agli effetti civili la sentenza impugnata, limitatamente al capo
concernente il reato

sub A) contestato a Le Rose Davide e rinvia al giudice

civile competente per valore in grado di appello

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Siffatti contributi dichiarativi trovano ulteriore riscontro nella diagnosi di

Dichiara nel resto inammissibile il ricorso di Carlomagno e lo condanna alla
rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile Le Rose, liquidate in C
2.000,00= oltre accessori di legge.

Così deciso il 23 maggio 2018

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