Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36148 del 23/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36148 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: ZAZA CARLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GABRAJE SABIT nato il 27/01/1992
avverso la sentenza del 03/04/2017 della CORTE ASSISE APPELLO di GENOVA

Data Udienza: 23/05/2018

visti gli atti, il provvedimento impugnato, il ricorso e la memoria depositata dal
ricorrente;
udita la relazione svolta dal Consigliere Carlo Zaza;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Maria
Giuseppina Fodaroni, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito il difensore della parte civile, avv. Paolo Nolasco, che ha concluso come da
note che deposita;
udito il difensore di Sabit Gabraje, avv. Renato 3appelli, che ha concluso per

RITENUTO IN FATTO

1. Sabit Gabraje ricorre avverso la sentenza del 3 Aprile 2017 con la quale
la Corte di assise di appello di Genova, in parziale riforma della sentenza della
Corte di assise di Savona del 20 luglio 2016, confermava l’affermazione di
responsabilità del Gabraje per il reato di omicidio preterintenzionale, commesso
I’ll ottobre 2015 in danno di Riccardo Cinco, ritenendo sussistente l’aggravante
dei futili motivi, esclusa in primo grado, ed invece escludendo le attenuanti
generiche riconosciute in quel grado, in accoglimento degli atti di appello del
Procuratore della Repubblica e del Procuratore generale territoriale.
La responsabilità dell’imputato era in particolare affermata per aver
spintonato e colpito il Cinco con un pugno al volto, nel corso di un diverbio
verificatosi dopo che il Gabraje aveva bruscamente frenato la marcia della
propria autovettura per non investire la persona offesa, cagionandone la caduta
al suolo ed il conseguente decesso.

2. Il ricorrente propone tre motivi, ribaditi con la memoria successivamente
depositata.
2.1. Con il primo motivo deduce violazione di legge e vizio motivazionale
sulla sussistenza dell’aggravante dei futili motivi, lamentando la mancanza di
una specifica confutazione degli argomenti con i quali l’aggravante era stata
esclusa nella sentenza di primo grado, con particolare riguardo alla mancanza di
una rilevante sproporzione fra il diverbio e la condotta lesiva, risoltasi in un unico
pugno che non lasciava segni esteriori, e comunque l’illogicità delle
considerazioni della sentenza impugnata in quanto riferita alla proporzione della
reazione della persona offesa alla condotta tenuta dall’imputato alla guida
dell’autovettura, e non al contenuto del successivo diverbio e alla individuazione
del movente del gesto lesivo.
2

l’accoglimento del ricorso;

2.2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge e vizio motivazionale
sul diniego delle attenuanti generiche, lamentando l’illogicità della valutazione di
irrilevanza degli elementi evidenziati nella sentenza di primo grado, a sostegno
del riconoscimento delle attenuanti, nella giovane età dell’imputato e nell’essersi
il Gabraje astenuto dalla commissione di ulteriori reati, la mancanza di un esame
di detti elementi nel complesso delle circostanze del caso concreto e l’apoditticità
del riferimento all’assenza di alcun rammarico dell’imputato per l’accaduto.
2.3. Con il terzo motivo deduce vizio motivazionale sul diniego

punto nonostante lo stesso fosse oggetto dei motivi di appello.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il motivo dedotto sulla sussistenza dell’aggravante dei futili motivi è
fondato.
La ricorrenza della fattispecie aggravante era nella specie ritenuta
sovvertendo la diversa valutazione operata con la sentenza appellata in ordine
alla sproporzione fra la condotta lesiva contestata e la situazione scatenante
della stessa; sproporzione che, in base ai principi affermati dalla giurisprudenza
di legittimità, legittima il diniego dell’aggravante nel momento in cui è tale da far
apparire lo stimolo esterno, che abbia indotto la determinazione criminosa,
insufficiente a provocare la condotta e piuttosto un mero pretesto per lo sfogo di
un impulso violento (Sez. 5, n. 38377 del 01/02/2017, Plazio, Rv. 271115; Sez.
1, n. 59 del 01/10/2013, dep. 2014, Femia, Rv. 258598), e che, esclusa in primo
grado, era invece individuata dalla Corte di assise di appello alla luce di un
difforme giudizio sulle circostanze di fatto.
Posto che con la sentenza impugnata si dava luogo in questo senso ad una
confutazione delle argomentazioni della decisione di primo grado, contrariamente
a quanto sostenuto dal ricorrente, è per il vero insussistente anche il profilo di
illogicità lamentato nel ricorso con riguardo all’asserito riferimento della
valutazione di proporzionalità della condotta al comportamento della persona
offesa nella situazione di viabilità che dava origine alla vicenda, e non a quello
tenuto dal Cinco nel corso del diverbio che ne seguiva; costituendo invece
quest’ultimo l’elemento in relazione al quale, nell’argomentazione della Corte
territoriale come di seguito esposta, veniva verificata la proporzionalità della
reazione dell’imputato.
Tuttavia, proprio in questa prospettiva la sentenza impugnata mostra
insuperabili carenze motivazionali.
3

dell’attenuante della provocazione, lamentando mancanza di motivazione sul

I giudici di merito, premesso in fatto che la persona offesa si trovava in
stato di ebbrezza alcolica, e che dei testimoni escussi alcuni, in particolare i testi
Vallerga, Petrillo, Carzaniga, Fico e Camogli, riferivano che la persona offesa, nel
corso del contrasto con l’imputato, aveva in mano un bicchiere di birra, altri,
segnatamente i testi Andreussi e Cadili, negavano tale circostanza, e i rimanenti
non erano in grado di riferire con certezza dell’accaduto, mentre l’imputato
sosteneva di essere stato bagnato dalla birra proveniente dal bicchiere
maneggiato dalla persona offesa, concludevano che il concreto svolgimento del

tentato di colpire il Gabraje con il bicchiere o con un getto della birra che vi era
contenuta; ma osservavano che comunque l’aver colpito con un pugno la
persona offesa, solo perché la stessa lo aveva redarguito per la sua condotta di
guida o al limite lo aveva insultato, costituiva per l’imputato una reazione
sproporzionata ad uno stimolo banale.
Orbene, vanno rammentati in proposito i principi affermati dalla
giurisprudenza di legittimità, ed evocati anche nel ricorso, per i quali la
configurabilità della circostanza aggravante dei motivi abietti o futili esige
l’identificazione in termini di certezza del movente del reato (Sez. 1, n. 54074
del 18/01/2017, Nappi, Rv. 272035), costituente dato essenziale per il giudizio
sulla futilità dei motivi a delinquere anche nella valutazione della proporzionalità
degli stessi rispetto alla situazione concreta.
Nel caso di specie, la Corte territoriale dichiaratamente non provvedeva a
tale accertamento, limitandosi a dare atto della contraddittorietà e dell’incertezza
delle risultanze processuali sul fattore scatenante della condotta lesiva, senza
verificare comparativamente l’attendibilità delle stesse, e ad affermare
genericamente l’esistenza della sproporzione di tale condotta rispetto ad una
qualunque delle possibili ricostruzioni del diverbio con la persona offesa. In tal
modo veniva omesso quello che si è visto essere un passaggio essenziale del
ragionamento logico-giuridico occorrente per un corretto giudizio sulla
configurabilità dell’aggravante in esame; né tale omissione può all’evidenza
essere colmata dalle argomentazioni della sentenza di primo grado, nella quale
neppure l’incertezza probatoria sul punto era dissolta, risolvendosi la questione
in base alla ritenuta esiguità della condotta in sè considerata, a prescindere dalle
conseguenze letali che ne derivavano.

2. La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata sul punto con
rinvio ad altra Sezione della Corte di assise di appello di Genova per nuovo
esame sulle indicate lacune motivazionali.

diverbio non era chiaro, in presenza di incertezze sull’aver o meno il Cinco

Gli ulteriori motivi di ricorso sono assorbiti, e i relativi punti dovranno essere
rivalutati nel giudizio di rinvio, anche in considerazione dell’incidenza dei motivi a
delinquere sulla ravvisabilità delle attenuanti generiche e dei principi stabiliti
dalla giurisprudenza di legittimità in ordine all’incompatibilità del riconoscimento
dell’attenuante della provocazione con la ritenuta sussistenza dell’aggravante dei
motivi futili (Sez. 5, n. 17686 del 26/01/2010, Matei, Rv. 247222; Sez. 1, n.

P. Q. M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame ad altra Sezione della
Corte di assise di appello di Genova limitatamente al punto dell’aggravante dei
futili motivi.
Così deciso il 23/05/2018

Il Consiglier

tensore

Il Presidente

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tcLa

Depositato in Cancelleria
Roma, lì

23…tut_sis……

emicAelli

24683 del 22/05/2008, lana, Rv. 24090).

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