Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36147 del 26/05/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36147 Anno 2015
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: BELTRANI SERGIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ROSSONI FRANCESCO N. IL 16/04/1960
avverso la sentenza n. 445/2013 CORTE APPELLO di L’AQUILA, del
27/06/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SERGIO BELTRANI;

Data Udienza: 26/05/2015

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
L’imputato FRANCESCO ROSSONI, in atti generalizzato, ricorre contro la sentenza indicata
in epigrafe (che ne ha confermato la condanna per il reato ascrittogli alla pena ritenuta di
giustizia), lamentando vizio di motivazione quanto all’affermazione di responsabilità (per
carenza di dolo), alla qualificazione giuridica del fatto accertato, ed alla complessiva
determinazione del trattamento sanzionatorio.

degli avvisi di rito; all’esito questa Corte Suprema ha deciso come da dispositivo in atti.
Il ricorso è integralmente inammissibile perché assolutamente privo di specificità in tutte
le sue articolazioni, del tutto assertivo e, comunque, manifestamente infondato, a fronte dei
rilievi con i quali la Corte di appello – con argomentazioni giuridicamente corrette, nonché
esaurienti, logiche e non contraddittorie, e, pertanto, esenti da vizi rilevabili in questa sede ha motivato la contestata affermazione di responsabilità (in ordine alla quale peraltro
l’originario atto di appello era inammissibile per genericità, come confermato anche dalla
Corte di cassazione con le sentenza rescindente) e la qualificazione giuridica del fatto
accertato valorizzando l’accertata disponibilità della res di provenienza illecita de qua, in
difetto totale di giustificazioni in ordine alle modalità di ricezione (di necessità avvenuta fuori
dai canali ufficiali), che non consentiva di valutare l’eventuale buona fede del ricevente, e le
ulteriori statuizioni valorizzando la «non buona personalità dell’imputato», gravato da
precedenti, che non legittimava il riconoscimento delle attenuanti generiche, e l’adeguatezza
della pena – «estremamente modesta» nonché «erronea in favore dell’imputato, avendo
il giudice ritenuto l’equivalenza tra la concessa attenuante e la contestata recidiva e poi
applicato una pena molto inferiore al minimo edittale di anni due di reclusione>> – al fatto.

Con tali argomentazioni il ricorrente in concreto non si confronta adeguatamente,
limitandosi a riproporre una diversa “lettura” delle risultanze probatorie acquisite, fondata su
mere ed indimostrate congetture, senza documentare nei modi di rito eventuali travisamenti.

La declaratoria di inammissibilità totale del ricorso comporta, ai sensi dell’art. 616 c.p.p.,
la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché – apparendo
evidente che egli ha proposto il ricorso determinando la causa di inammissibilità per colpa
(Corte cost., 13 giugno 2000 n. 186) e tenuto conto della rilevante entità di detta colpa della somma di Euro mille in favore della Cassa delle Ammende a titolo di sanzione
pecuniaria.

All’odierna udienza camerale, celebrata ex art. 611 c.p.p., si è preso atto della regolarità

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali ed al versamento della somma di mille euro alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, udienza camerale 26 maggio 2015
Il Presidente

Il Componente estensore

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