Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36142 del 22/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36142 Anno 2018
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: CATENA ROSSELLA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Testa Biagio, nato a Catania il 02/05/1968,
avverso la sentenza della Corte di Appello di Catania emessa in data
09/02/2018;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere dott.ssa Rossella Catena;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Luigi Orsi, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito per il ricorrente Testa Biagio il difensore di fiducia, Avv.to Ivano Grimaldi,
che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Catania confermava la
sentenza emessa dal Tribunale di Catania in composizione monocratica in data
1

Data Udienza: 22/05/2018

27/10/2014, con cui Testa Biagio era stato condannato a pena di giustizia in
relazione al reato di cui agli artt. 81, comma secondo, 624, 625 n. 2 cod. pen. perché, con più azioni . esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi
diversi ed al fine di trarne profitto, manomettendo il relativo contatore
elettronico a lui intestato, si impossessava di quantità imprecisate di energia
elettrica sottraendola all’ENEL Distribuzione s.p.a.; con l’aggravante di aver
commesso il fatto con mezzi fraudolenti, ovvero mediante manomissione della
calotta del contatore che registrava il 69% in meno del’energia elettrica
effettivamente consumata; in Misterbianco, accertato il 04/12/2010.

Avv.to Ivano Grimaldi, per vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 606, lett. e),
cod. proc. pen., in quanto la Corte di merito non avrebbe motivato in ordine al
dolo specifico del reato, atteso che non risulta provata la consapevolezza, da
parte dell’imputato, di sottrarre energia elettrica, non conoscendo la
manomissione, in quanto subentrato ad altro intestatario della fornitura, non
essendo stato neanche chiarito da quanto tempo il Testa fosse intestatario della
stessa ed a chi fosse precedentemente intestata la fornitura; ci si duole, inoltre,
della mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche con giudizio di
prevalenza, alla luce delle predette circostanze.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è fondato.
La sentenza impugnata si limita ad affermare, piuttosto apoditticamente, che
l’imputato aveva la disponibilità dell’immobile, adibito ad abitazione e, dunque,
era interessato ad effettuare l’allaccio abusivo, in quanto egli, in concreto,
usufruiva dell’energia elettrica abusivamente risparmiata.
Il periodo di prelevamento accertato risulta compreso tra il 01/08/2008 al
04/12/2010, e tuttavia non risulta, né dalla sentenza impugnata né dalla
sentenza di prime cure – redatta su di un modulo prestampato, in cui si dà atto
unicamente delle risultanze dell’accertamento – alcuna specifica indicazione della
data a partire dalla quale il Testa aveva avuto la disponibilità dell’immobile.
Detta circostanza, per la verità, nella logica dell’accertamento della
responsabilità penale con giudizio al di là di ogni ragionevole dubbio, appare
sicuramente uno snodo motivazionale che avrebbe dovuto essere affrontato dal
primo giudice o, quanto meno, dalla Corte di merito, che avrebbe dovuto
colmare l’evidente lacuna motivazionale della sentenza di primo grado. Ciò
soprattutto a fronte di uno specifico motivo di gravame, rispetto al quale, in
2

2. In data 22/02/2018 Testa Biagio ricorre, a mezzo del difensore di fiducia

sostanza, la sentenza impugnata non ha fornito alcuna motivazione, non
apparendo sicuramente di secondaria importanza, ai fini della consapevolezza,
da parte del Testa, del meccanismo fraudolento accertato, stabilire la durata
della disponibilità dell’immobile da parte del predetto.
Né alcuna argomentazione è stata fornita sul luogo in cui si trovava il contatore,
anch’esso elemento significativo al fine di ricostruire le specifiche connotazioni
della vicenda, anche in relazione alla sussistenza dell’elemento soggettivo del
reato ascritto al ricorrente.
Ne discende, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio ad

assorbita ogni ulteriore doglianza contenuta in ricorso.
La natura delle questioni trattate consentono la redazione della motivazione in
forma semplificata.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello
di Catania per nuovo esame. Motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, il 22/05/2018

Il Consigliere estensore

altra sezione della Corte di Appello di Catania per nuovo esame, restando

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