Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36134 del 22/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36134 Anno 2018
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: TUDINO ALESSANDRINA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CAMAROTO IVAN nato a MESSINA il 31/01/1981

avverso la sentenza del 19/05/2017 della CORTE APPELLO di MESSINA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRINA TUDINO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore LUIGI ORSI
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
udito il difensore

Data Udienza: 22/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1.Con sentenza del 19 maggio 2017, la Corte d’Appello di Messina ha
confermato la decisione del tribunale in sede del 18 marzo 2014, con la quale
Ivan Camaroto è stato condannato alla pena di giustizia per il reato di furto di
energia elettrica aggravato dall’impiego del mezzo fraudolento.

difensore, articolando diversi ordini di censure.
2.1 Con il primo motivo, deduce violazione della legge processuale in

riferimento all’accertamento tecnico eseguito presso l’esercizio commerciale
dell’imputato, in assenza delle garanzie previste dall’art. 360 cod. proc. pen.;
deduzione di cui la corte territoriale ha ritenuto erroneamente l’intempestività,
in virtù del tenore dell’art. 191 cod. proc. pen., che prevede la rilevabilità dei
profili di inutilizzabilità della prova in ogni stato e grado del procedimento, non
superabile

mediante esame dei ,testi sulle circostanze di natura tecnica

acquisite.
2.2. Con il secondo motivo, prospetta errata applicazione della legge
penale e correlati vizi di motivazione in riferimento alla qualificazione giuridica
del fatto, ravvisandosi – nel caso di specie ed in applicazione del criterio
dell’elemento causale prevalente –

il reato di truffa, con le relative

conSeguenze in punto di procedibilità.
2.3. Il terzo motivo,- deduce errata applicazione della legge penale in
relazione all’aggravante della mezzo fraudolento, nella specie insussistente in
• considerazione dell’immediata rilevabilità del dispositivo utilizzato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è infondato.
2.In riferimento al primo motivo di censura, devesi evidenziare come le
garanzie difensive dettate, a pena di inutilizzabilità, dall’art. 360 cod., proc.

pen. riguardino, in tema di accertamenti tecnici fatti eseguire dal P.M., solo gli
accertamenti tecnici non ripetibili, vale a dire «quelli che hanno ad oggetto
per5one, cose o luoghi soggetti a modificazioni tali da far perdere loro in tempi
brevi ogni valenza probatorià in relazione ai fatti oggetto di indagini e di

eventuale futuro giudizio» (Sez. 6, Sentenza n.2999de118/11/1992Ud. (dep.
26/03/1993) Rv. 193598).

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2. Avverso la sentenza, ha proposto ricorso l’imputato, per mezzo del

Di guisa che difetta intrinsecamente il carattere dell’irripetibilità rispetto
al test, eseguito sul dispositivo utilizzato nel caso di specie per commettere il
reato di furto di energia elettrica, finalizzato a rilevarne, l’attitudine alla
registrazione dei consumi in misura inferiore a quelli effettuati, trattandosi di
strumento non soggetto a modificazioni flinzionali e di cui può essere sempre
verificata la capacità ad interferire sul rilevamento, non incidendo, peraltro,
sulla sussistenza del reato l’entità del danno cagionato alla persona offesa che

3. La delibazione del secondo e del terzo motivo di ricorso impone di
delineare le coordinate ermeneutiche necessarie al fine della qualificazione
giuridica del fatto entro il paradigma di cui agli – artt. 624 e 625 n.2 cod. pen.
ovvero nell’ambito della norma incriminatrice dell’art. 640 cod. pen., di cui il
ricorrente ha prospettato l’applicazione.

3.1. Secondo il consolidato orientamento di legittimità, in tema di reati
contro il patrimonio, è configurabile il delitto di furto aggravato dall’uso del
mezzo fraudolento allorquando lo spossessamento si verifica

invito domino

mentre ricorre la truffa nel caso in cui il trasferimento del possesso della cosa
si realizza con il consenso, seppure viziato dagli ‘altrui artifici o raggiri, della
vittima (Sez. 5, Sentenza n.18655 del 24/02/2017Ud. (dep. 14/04/2017) Rv.
269640), Sez. 4, Sentenza n.14609del 22/02/2017Ud. (dep. 24/03/2017) Rv.
269537, N. 47680 del 2003 Rv. 227995, N. 10211 del 2007 Rv. 235847, N.
36905 del 2008 Rv. 241588, N. 3710 del 2009 Rv. 242678, N. 47416 del 2013
Rv. 257491, N. 6412 del 2015 Rv. 262725).
Ai fini della risoluzione del concorso apparente di più disposizioni
incriminatrici secondo i necessari elementi (reciprocamente) specializzanti,
questa Corte di legittimità ha più volte ribadito come il

discrimen tra le

fattispecie debba essere individuato attraverso l’analisi delle modalità di
impossessamento del bene che forma oggetto dell’azione illecita, di guisa che
ove la sottrazione si realizzi invito domino – e dunque contro la volontà del
legittimo titolare del diritto di disporre del bene in questione e, in sostanza, di
privarsene – si configura il furto laddove, invece, integra il delitto di truffa il
trasferimento-del—possesso della. cosa attuato con il consenso del soggetto
passivo, viziato da errore per effetto degli artifici e raggiri posti in essere
dall’agente (cfr. in tal senso ex multis Sez. 2, n. 3710 del 21/01/2009, Busato
ed altro, Rv. 242678; Sez. 5, n. 36905 del 17/6/2008, jacovitti; Sez. 5, n.

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il medesimo dispositivo consente di stimare.

10211 del 15/02/2007, Jacovitti Rv. 235847; Sez. 2 n. 47680 del 4/11/2003,
Guida, Rv. 227995; Sez. 5, n. 6876 del 6/4/1999, Montan:11i, Rv, 213601).
3.2. Siffatto criterio interpretativo si appalesa del tutto condivisibile, per
cui va ribadito il principio secondo cui il delitto di furto aggravato dall’uso del
mezzo fraudolento ricorre ogni qualvolta la consegna o l’erogazione del bene
non sia atto dispositivo riconducibile alla libera autodeterminazione

della

persona offesa di spossessarsene, acconsentendo ad una definitiva uscita del

dagli altrui artifizi o raggiri, ma sia determinata attraverso una strumentale
condotta fraudolenta, che ponga l’agente in condizioni di operare la diretta
apprensione del bene, dopo essersene procurato la immediata disponibilità
materiale ad altro titolo e senza che Si determini lo spossessamento giuridico
del titolare del diritto, anche solo nella diversa misura conseguita, contro la
volontà del medesimo.

In altri termini, configura il delitto di furto, aggravato. dal mezzo
fraudolento, il possesso della cosa altrui di cui l’agente sia riuscito

a

procurarsi, in virtù di una strumentale condotta artificiosa, il maggior
godimento in una latitudine più ampia di quella consentitagli dall’originario
titolo,

realizzandosi in tal modo la condotta di sottrazione mediante

spossessamento declinata all’art. 624 cod. pen..
Nel reato di truffa, al contrario, la definitiva cessione del bene da parte
dell’avente diritto si realizza attraverso un atto dispositivo patrimoniale
volontario e consapevole, indotto attraverso una falsa rappresentazione della
realtà da parte del soggetto agente, tale da determinare la persona offesa
all’immissione in possesso.
3.3. Nella delineata prospettiva e con specifico riferimento all’energia —
che

bene patrimoniale soggetto ad erogazione in quanto grandezza fisica
misura la capacità di un corpo o di un sistema di compiere un lavoro •-

il

consolidato orientamento di legittimità si esprime nel senso che la sottrazione

di energia elettrica attuata mediante allaccio di strumenti di prelievo integra il
reato di furto aggravato dall’uso del mezzo fraudolento e non quello di truffa,
in quanto l’alterazione del sistema di misurazione dei consumi conseguente a
tale condotta determina l’erogazione dell’energia elettrica contro la volontà

délvente–e-rogatore (Sez-. 4-, Sentenza n.3339 deL 22/12/2016Ud.

(dep.

23/01/2017) Rv. 269013, N. 2349 del 2005 Rv. 230696, N. 47834 del 2011
Rv. 252458), ravvisandosi la sottrazione

invito domino

nella quantità

energetica sottratta a contabilizzazione, quando la condotta si innesti su un

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bene dalla propria .sfera patrimoniale in virtù di una determinazione viziata

rapporto contrattuale di cui, vengano, fraudolentemente, alterati i termini del
sinallagma.
In • tal senso, la misurazione dei consumi assume la funzione di
determinare l’entità dell’energia trasferita all’utente e quindi di specificare H
consenso dell’ente erogatore nei termini corrispondenti, sicché la condotta
dell’agente prescinde dall’induzione in errore del somministrante (Sez. U,

immediatamente diretta all’impossessamento della cosa, nella maggior
quantità attinta, superando i limiti della volontà del proprietario, circoscritta
alla sola

erogazione contabilizzata nell’ambito del contratto di durata a

prestazione continuativa, e dunque agendo invito domino.

In applicazione di siffatti parametri ermeneutici, è stata ritenuta
integrata l’ipotesi di furto aggravato nella condotta di allacciamento al “box” di
ripartizione della linea telefonica in quanto l’utilizzazione di siffatto sistema
fraudolento altera il sistema di misurazione dei consumi, che ha la funzione di

individuare l’esatto numero degli scatti corrispondenti all’energia trasferita
all’utente e quindi di specificare il consenso’ dell’ente erogatore in termini
corrispondenti (Sez. 2, Sentenza n.2349 del 21/12/2004Ud. (dep.
26/01/2005) Rv. 230696).
3.3. La necessaria ricostruzione della natura dell’atto dispositivo nei

termini illustrati rende del tutto superato il minoritario e risalente
orientamento (V. Sez. 2, Sentenza n.13510de112/05/1989Ud. (dep.
12/10/1989) Rv. 182241), invocato dal ricorrente, che non valorizza
opportunamente l’incidenza causale della condotta fraudolenta rispetto al
consenso del disponente.
3.4. La corte territoriale ha fatto corretta applicazione dei principi
richiamati, ricostruendo la fattispecie nei termini di cui alla contestazione in
considerazione della prestazione acquisita contro (rectius: ben oltre) i limiti del
consenso prestato dall’ente erogatore, condizionato all’effettiva funzionalità del
dispositivo di registrazione,, invece fraudolentemente alterato.
Ci si trova, pertanto, in presenza di una unilaterale, abusiva e
clandestina alterazione del sinallagma negoziale, come tale non sorretto dalla
volontà dispositiva dell’erogatore, con conseguente acquisizione della
disponibilità dell’energia grazie all’impiego di uno strumento fraudolento,
secondo la modalità delineata dall’art. 625 n.2 seconda parte,cod. pen..

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Sentenza n.10495 del 09/10/1996Ud. (dep. 06/12/1996) Rv. 206174) ed è

In altri termini, si è realizzato, nella specie, uno spossessamento del
bene giuridico realizzato contro la volontà della vittima (invito domino) e non
grazie alla sua -volontaria- erogazione.

4. Altrettanto correttamente è stata ritenuta sussistente l’aggravante
dell’uso del mezzo fraudolento, che delinea una condotta, posta in essere nel
corso dell’azione ‘delittuosa, dotata di marcata efficienza • offensiva e

e superare i limiti della volontà dispositiva del detentore e a vanificare le
misure che questi ha apprestato a difesa dei beni erogati.
4.1. Siffatto orientamento fonda sull’adozione di un corretto canone
ermeneutico dell’art. 625 n.2 cod. pen., valorizzando il dato letterale del
precetid che richiede l’accertamento del

valersi

di un qualsiasi mezzo

fraudolento, in quanto la integrazione della circostanza aggravante è correlata
non già alla mera utilizzazione del mezzo che consente il prelievo abusivo che concretizza, sotto il versante della tipicità, atto prodromico alla condotta di
furto – bensì all’impiego del mezzo fraudolento quale strumento finalizzato ad
entrare in possesso dei beni in tal guisa prelevati, senza che la persona offesa
possa nel contesto spazio temporale realizzare l’interversio possessiOrliS.
Di guisa che la captazione artificiosa di energia in misura maggiore di
quella contabilizzata grazie all’applicazione sul dispositivo di registrazione dei
consumi di uno strumento atto ad inficiarne la funzionalità costituisce
«condotta, posta in essere nel corso dell’azione delittuosa, dotata di marcata
efficienza offensiva e caratterizzata da insidiosità, astuzia, scaltrezza, idonea,
quindi, a sorprendere la contraria volontà del detentore e a vanificare le
misure che questi ha apprestato a difesa dei beni di cui ha la disponibilità» (S.
U. N. 10354 del 2013 Rv. 255974, Sez. 7, Ordinanza n.8757 del
07/11/2014c. (dep. 27/02/2015) Rv. 262669), ponendosi logicamente oltre
la condotta di consumazione del reato ed assurgendo perciò ad autonomo
disvalore penale aggiuntivo.
4.2. Come del resto evidenziata anche da autorevole dottrina, la ratio
della aggravante in esame risiede nella maggiore capacità criminale
manifestata dall’agente che agisce superando con la frode gli ostacoli
strutturalmente posti a presidio d -él- bene o la custodia- apprestata-dall’avente
diritto.

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caralierizzata da insidiosità, astuzia, scaltrezza, idonea, quindi, a sorprendere

Ed invero la nozione di frode richiama l’artificio con cui si sorprende
l’ali mi buona fede e l’artificio, a sua volta, è un espediente atto ad ottenere
—effetti estranei all’ordine naturale o all’aspetto immediato delle cose.
Di guisa che entrambe tali caratteristiche ricorrononel caso di specie,

mentre non è richiesto che per la ricorrenza della frode debba essere reso più
elevato – mediante una condotta aggiuntiva – il

grado di difficoltà

sconeria dell’inganno (Sez. 5; Sentenza n.2681 del 19/11/2004Ud.

della
(dep.

5. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen. al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.

Così deciso in Roma, il 22 maggio 2018.

28/01/2005) Rv. 231400).

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