Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36132 del 22/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36132 Anno 2018
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: TUDINO ALESSANDRINA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MARCECA BENEDETTO nato a PALERMO il 10/05/1977

avverso la sentenza del 17/10/2017 della CORTE APPELLO di FIRENZE
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRINA TUDINO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore LUIGI ORSI
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
udito il difensore

Data Udienza: 22/05/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1.Con sentenza del 17 ottobre 2017, la Corte d’Appello di Firenze ha, in
parziale riforma della decisione del tribunale di Prato del 27 aprile 2016,
rideterminato la pena irrogata a Benedetto Marceca in ordine al delitto di

2. Avverso la sentenza, ha proposto ricorso l’imputato, per mezzo del
difensore, articolando un unico motivo di censura, mediante il quale lamenta
difetto di motivazione in riferimento alla richiesta di disapplicazione della
contestata recidiva reiterata.

3.

Il ricorso è fondato.

4. Secondo il consolidato orientamento di legittimità, autorevolmente
confermato da questa Corte nella sua massima espressione nomofilattica (Sez.
U, Sentenza n.35738 del 27/05/2010Cc. (dep. 05/10/2010) Rv. 247839) la
recidiva nel reato contestata, anche reiterata, purché non ai sensi dell’art. 99,
comma quinto, cod. peri., può essere esclusa dal giudice e, in tal caso, non
solo non ha luogo l’aggravamento della pena, ma non operano neanche gli
ulteriori effetti commisurativi della sanzione costituiti dal divieto del giudizio di
prevalenza delle circostanze attenuanti, di cui all’art. 69, comma quarto, cod.
pen., dal limite minimo di aumento della pena per il cumulo formale di cui
all’art. 81, comma quarto, stesso codice, dall’inibizione all’accesso al
cosiddetto “patteggiamento allargato” e alla relativa riduzione premiale di cui
all’art. 444, comma 1-bis, cod. proc. pen.; effetti che si determinano
integralmente qualora, invece, la recidiva stessa non sia stata esclusa, per
essere stata ritenuta sintomo di maggiore colpevolezza e pericolosità.
A siffatta facoltà corrisponde — in caso di richiesta dell’imputato – un
correlativo onere giustificativo in ordine alla sussistenza degli elementi
ind , calivi di una maggiore capacità a delinquere dell’imputato, considerato che
l’applicazione dell’aumento di pena per effetto della recidiva rientra
nell’esercizio dei poteri discrezionali del giudice, che deve fornire adeguata
motivazione, con particolare riguardo all’apprezzamento dell’idoneità della

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tentato furto aggravato in concorso.

nuova condotta criminosa in contestazione a rivelare la maggior capacità a
delinquere che giustifichi l’aumento di pena.
La recidiva deve, difatti, intendersi quale elemento sintomatico di
un’accentuata pericolosità sociale del prevenuto, e non già come fattore
meramente descrittivo dell’esistenza di precedenti penali per delitto a carico

dell’imputato, sicchè la valutazione del giudice non può fondarsi
esclusivamente sulla gravità dei fatti e sull arco temporale in cui questi

criLeri di cui ali’art. 133 cod. pen., il rapporto esistente tra il fatto per cui si
procede e

le precedenti condanne, verificando se ed in quale misura la

pregressa condotta criminosa sia indicativa di una perdurante inclinazione al

delitto che abbia influito quale fattore criminogeno per la commissione del
reato

sub iudice

(Sez. 3, Sentenza n.33299 de116/11/2016Ud. (dep.

10/07/2017) Rv. 270419).
Ne consegue che «l’applicazione della recidiva facoltativa contestata
richiede uno specifico onere motivazionale da parte del giudice, che, tuttavia,
può essere adempiuto anche implicitamente, ove si dia conto della ricorrenza
dei requisiti di riprovevolezza della condotta e di pericolosità del suo autore»
(Sez. 6, Sentenza n.20271 del 27/04/2016Ud. (deo. 16/05/2016) Rv. 267130,

N. 22038 del 2010 Rv. 247634, N. 14550 del 2011, N. 40218 del 2012 Rv.
254341, N. 19170 del 2014, N. 39743 del 2015 Rv. 264533).

4.Nel caso in esame, la corte territoriale non ha fatto corretta
appiicazione degli enunciati principi, avendo sostanzialmente disatteso la
richiesta di disapplicazione della recidiva reiterata, avanzata nell’atto di
gravame, ritenendone – solo in punto di determinazione della pena – la
sussistenza,

omettendo di rappresentare in motivazione, anche

impiicitamente, l’adempimento dell’obbligo di doverosa verifica, alla stregua
dei criteri di cui all’art. 133 cod. pen., del rapporto esistente tra il fatto per cui

si procede e le precedenti condanne, di guisa da valutare se ed in quale misura
la pregressa condotta criminosa sia indicativa di una perdurante inclinazione al
delitto che abbia dispiegato incidenza sulla commissione del reato per cui si
procede.

5. La sentenza impugnata deve essere, pertanto, annullata, con
trasmissione degli atti a diversa sezione della Corte d’appello di Firenze

4

risultano consumati, essendo egli tenuto ad esaminare in concreto, in base ai

per_hé, in applicazione degli enunciati principi, proceda a nuovo esame in
riferimento alla recidiva contestata a Benedetto Marceca.

P.Q.M.

ordine alla

ritenuta recidiva, con rinvio per nuovo esame sul punto ad altra sezione della
Corte d’appello di Firenze.
Cosi CleCiSO in Roma, il 22 maggio 2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

annulla la sentenza impugnata limitatamente alla motivazione in

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