Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36124 del 26/05/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36124 Anno 2015
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: BELTRANI SERGIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BROGGI GABRIELE MARIO N. IL 11/04/1943
avverso la sentenza n. 3638/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
03/04/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SERGIO BELTRAN

Data Udienza: 26/05/2015

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
L’imputato GABRIELE BROGGI, in atti generalizzato, ricorre contro la sentenza indicata in
epigrafe (che ne ha confermato la condanna per il reato ascrittogli alla pena ritenuta di
giustizia), lamentando violazione degli artt. 648 cpv. e 157 ss. c.p., con vizio di motivazione.
In data 8 maggio 2015 sono pervenuti motivi qualificati come nuovi, con i quali viene in

All’odierna udienza camerale, celebrata ex art. 611 c.p.p., si è preso atto della regolarità
degli avvisi di rito; all’esito questa Corte Suprema ha deciso come da dispositivo in atti.
Il ricorso è integralmente inammissibile perché assolutamente privo di specificità in tutte
le sue articolazioni (reiterando, più o meno pedissequamente, censure già dedotte in appello
e già non accolte: Sez. IV, sentenza n. 15497 del 22 febbraio – 24 aprile 2002, CED Cass. n.
221693; Sez. VI, sentenza n. 34521 del 27 giugno – 8 agosto 2013, CED Cass. n. 256133),
del tutto assertivo e, comunque, manifestamente infondato, a fronte dei rilievi con i quali la
Corte di appello – con argomentazioni giuridicamente corrette, nonché esaurienti, logiche e
non contraddittorie, e, pertanto, esenti da vizi rilevabili in questa sede – ha motivato la
contestata affermazione di responsabilità valorizzando il fatto che l’imputato <>
Il termine di prescrizione più favorevole, pari ad anni 10 secondo la nuova disciplina
(come chiarito dalla Corte di appello) nonera scaduto alla data della sentenza di appello.

Con tali argomentazioni il ricorrente in concreto non si confronta adeguatamente,
limitandosi a riproporre una diversa “lettura” delle risultanze probatorie acquisite, fondata su
mere ed indimostrate congetture, senza documentare nei modi di rito eventuali travisamenti.

Non può porsi in questa sede la questione della declaratoria della prescrizione maturata
dopo la sentenza d’appello, in considerazione della totale inammissibilità del ricorso. La
giurisprudenza di questa Corte ha, infatti, più volte chiarito che l’inammissibilità del ricorso
per cassazione «non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude,
pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dell’art. 129
c.p.p.» (Cass. pen., Sez. un., sentenza n. 32 del 22 novembre 2000, CED Cass. n. 217266:

nella specie, l’inammissibilità del ricorso era dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi, e
la prescrizione del reato era maturata successivamente alla data della sentenza impugnata
con il ricorso; conformi, Sez. un., sentenza n. 23428 del 2 marzo 2005, CED Cass. n.
231164, e Sez. un., sentenza n. 19601 del 28 febbraio 2008, CED Cass. n. 239400).

realtà reiterata la richiesta di declaratoria di estinzione del reato per prescrizione.

La declaratoria di inammissibilità totale del ricorso comporta, ai sensi dell’art. 616 c.p.p.,
la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché – apparendo
evidente che egli ha proposto il ricorso determinando la causa di inammissibilità per colpa
(Corte cost., 13 giugno 2000 n. 186) e tenuto conto della rilevante entità di detta colpa della somma di Euro mille in favore della Cassa delle Ammende a titolo di sanzione

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali ed al versamento della somma di mille euro alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, udienza camerale 26 maggio 2015
Il Com onente estensore

Il Presidente

pecuniaria.

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