Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36119 del 18/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36119 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: AMATORE ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
NECSERU DANIEL nato il 22/05/1978

avverso la sentenza del 03/02/2017 della CORTE APPELLO di PERUGIA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO AMATORE;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PIETRO GAETA
che ha concluso chiedendo

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
udito il difensore UJJ
Il difensore presente si riporta ai motivi.

Data Udienza: 18/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1.Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Perugia ha confermato la condanna già
emessa dal Tribunale di Perugia nei confronti del predetto imputato per i reati di cui agli artt.
81 cpv. 624, 624 bis, 625 nn. 2 e 7 cod. pen. ( capo a della rubrica ), essendo già stato assolto
in primo grado dal reato di cui agli artt. 110, 81 cpv., 336, 337 e 56 e 575 cod. pen. per non
aver commesso il fatto.
Avverso la predetta sentenza ricorre l’imputato, per mezzo del suo difensore, affidando la sua

1.1Denunzia il ricorrente, con il primo motivo, violazione di norme processuali e di norme
convenzionali riguardanti il corretto esercizio del diritto di difesa, e più in particolare dell’art. 6
comma 3 lett. c, d ed e della Cedu, nonché dell’art. 14, comma 3, lett. d, e ed f del Patto
internazionale sui diritti civili e politici.
Si evidenzia la lesione del diritto di difesa nella decisione del tribunale perugino nel non aver
accordato il richiesto rinvio di udienza per consentire all’imputato di fare rientro dalla Romania
per sottoporsi al richiesto esame dibattimentale nel corso del quale meglio avrebbe potuto
chiarire i profili della contestata responsabilità penale.
1.2 Con un secondo motivo si censura la sentenza impugnata sempre per violazione di norme
processuali dettate per l’acquisizione della prova.
Si evidenzia che il giudizio di penale responsabilità per i residuali reati di furto pluriaggravati
era fondato anche sull’acquisizione di due denunce per le quali tuttavia la difesa dell’imputato
non aveva manifestato il consenso all’acquisizione.
1.3 Con un terzo motivo si evidenzia, infine, vizio di violazione di legge e di motivazione in
relazione alla ritenuta colpevolezza dell’imputato.
Si contesta la valutazione di colpevolezza in ordine ad alcuni oggetti per i quali era stata
elevata la contestazione di furto senza tuttavia essere mai stata rinvenuta la merce sottratta
ed anche in ordine alla valutazione delle prove testimoniali poste a sostegno della condanna.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è inammissibile.
2.1 Già il primo motivo è inammissibile per come formulato.
La doglianza nei termini della lamentata violazione del diritto di difesa dell’imputato è in realtà
formulata in modo generico ed allegata con argomentazioni che non si confrontano con le
corrette motivazioni spese sul punto dalla Corte distrettuale. Ed invero, il giudice impugnato ha
correttamente evidenziato che la difesa dell’imputato non aveva circostanziato in modo
adeguato la sua istanza diretta ad essere esaminato in sede dibattimentale e comunque non
aveva mai manifestato la sua volontà di partecipare al processo, così rendendo palese
l’intenzione meramente pretestuosa e dilatoria sottesa alla sua richiesta di differimento
dell’udienza in attesa dell’esame dell’imputato.
2.2 Il secondo motivo è anch’esso inammissibile per manifesta infondatezza.

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impugnativa a tre motivi di doglianza.

Sul punto deve essere, in primis, rilevato come la doglianza sia stata avanzata per la prima
volta con la proposizione dell’odierno ricorso e dunque deve ritenersi intempestiva.
Ma anche a voler superare tale pur assorbente profilo di inammissibilità, non sfugge a questo
Collegio neanche la circostanza secondo cui dalla motivazione resa già dal giudice di prime
cure emerga che le due denunce, di cui si lamenta l’inserimento nel fascicolo dibattimentale,
erano state acquisite con il consenso delle parti ai sensi dell’art. 493, 3 comma, cod. proc. pen.
e sul punto la parte oggi ricorrente non aveva sollevato alcuna contestazione né in sede di

motivi di gravame.
2.3 II secondo motivo è invece inammissibile perché versato in fatto e diretto alla rivalutazione
della prova già scrutinata dai giudici del merito.
2.3.1 In relazione al contenuto della doglianza, giova in primo luogo ricordare che la Corte di
legittimità non può fornire una diversa lettura degli elementi di fatto, posti a fondamento della
decisione di merito. La valutazione di questi elementi è riservata in via esclusiva al giudice di
merito e non rappresenta vizio di legittimità la semplice prospettazione, da parte del
ricorrente, di una diversa valutazione delle prove acquisite, ritenuta più adeguata. Ciò vale, in
particolar modo, per la valutazione delle prove poste a fondamento della decisione. Ed infatti,
nel momento del controllo della motivazione, la Corte di Cassazione non può stabile se la
decisione del giudice di merito proponga la migliore ricostruzione dei fatti, né deve
condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia
compatibile con il senso comune e con i limiti di una “plausibile opinabilità di apprezzamento”.
Ciò in quanto l’art. 606 comma 1, lett. e, cod. proc. pen. non consente al giudice di legittimità
una diversa lettura dei dati processuali o una diversa interpretazione delle prove, perché è
estraneo al giudizio di cassazione il controllo sulla correttezza della motivazione in rapporto ai
dati processuali. Piuttosto è consentito solo l’apprezzamento sulla logicità della motivazione,
sulla base della lettura del testo del provvedimento impugnato. Detto altrimenti, l’illogicità
della motivazione, censurabile a norma dell’art. 606, comma 1, lett e) cod. proc. pen., è quella
evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile “ictu oculi”, in quanto l’indagine di
legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il
sindacato demandato alla Corte di cassazione limitarsi, per espressa volontà del legislatore, a
riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo, senza possibilità di verifica della
rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali.
2.3.2 Ciò posto, osserva la Corte come la parte ricorrente intenda sollecitarla ad una
rivisitazione contenutistica delle prove dichiarative e documentali già correttamente scrutinate
dai giudici del merito, prospettando doglianze che si pongono, all’evidenza, ben al di là del
perimetro delimitante la cognizione del giudice di legittimità.
Né è possibile rintracciare un vizio di manifesta illogicità o contraddittorietà interna nel tessuto
argomentativo della motivazione impugnata. Ed invero, il giudizio di penale responsabilità
riposa sulla corretta valutazione delle prove dichiarative ( cfr. le dichiarazioni degli agenti della
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chiusura del dibattimento né tanto meno (come sopra accennato) in sede di presentazione dei

Polizia di Stato ), degli atti di perquisizione e sequestro operati sui beni rintracciati
nell’abitacolo dell’autovettura coinvolta nel sinistro stradale e delle denunce legittimamente
acquisite al fascicolo del dibattimento, così evidenziandosi una motivazione esente da criticità
ed aporie logico-argomentative.
3. Alla inammissibilità consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
versamento, in favore della cassa delle ammende, di una somma che appare equo determinare
in euro 2000.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di Euro 2.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso :n Roma, il 18.5.2018

P.Q.M.

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