Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36115 del 18/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36115 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: AMATORE ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
D’ANGELO ALFREDO nato a PESCARA il 25/06/1982

avverso la sentenza del 23/01/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO AMATORE;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PIETRO GAETA

che ha concluso chiedendo
Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’ ;

udito il difensore
L’avvocato De Marco insiste per l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 18/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1.Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Roma ha confermato integralmente la
condanna emessa dal Tribunale di Latina in data 7.10.2015 del predetto imputato per i reati di
czccax.tui-, cui agli artt. 588, 2 comma, cod. pen. e art. 6 bis I. 401/89.41u.
p cz,thkn
o ec a 1-i
c-a-Q-c- o
Avverso la predetta sentènza ricorre l’imputato, personalmente, affidando la sua impugnativa
a

sette motivi di doglianza.

1.1 Denunzia il ricorrente, con il primo motivo, violazione di legge processuale ed

avvenuta innanzi allo stadio di Latina tra contrapposte tifoserie.
1.1.1 Sostiene il ricorrente che la prova della sua partecipazione alla rissa ora descritta era
stata tratta dalle immagini estrapolate dalla Polizia da un filmato denominato “Chiumera” che,
tuttavia, era stato manipolato illegittimamente dalla Polizia con l’eliminazione delle immagini
inziali che, invece, spiegavano correttamente la dinamica degli eventi e la natura solo difensiva
delle condotte a lui ascritte.
1.1.2 Si evidenzia, ancora, che era stata omessa colpevolmente da parte dei giudici del merito
la valutazione del contenuto delle testimonianze rese dai testi indotti dalla difesa, Breda
Massimo e Nucciteili Danile, le cui dichiarazioni evidenziavano la reazione difensiva alle
condotte aggressive poste in essere dai tifosi del Latina e, dunque, l’insussistenza degli
addebiti penali ascritti al ricorrente.
1.1.3 Si osserva che il “taglio” delle riprese visive dell’accaduto violavano gli artt. 192, 2
comma, e 234 ecod. proc. pen. rendevano inutilizzabile protaboriamente il relativo documento
visivo che non poteva essere acquisito solo parzialmente, come invece avvenuto nel caso di
specie ove la riduzione della ripresa visiva era stata addebitata dal ricorrente alla Polizia che sempre secondo la tesi difensiva – aveva la necessità di non far emergere le proprie
responsabilità per errori commessi nella gestione dell’ordine pubblico.
Tanto ciò è vero che – continua ancora il ricorrente seguendo questa linea difensiva – lo stesso
Procuratore Generale aveva chiesto innanzi alla Corte di appello !a rinnovazione della
istruttoria, ritenendo insufficiente la visione di quelle immagini ritagliate dell’evento delittuoso.
1.1.4 Ne discende pertanto l’inattendibilità e l’inutilizzabilità anche dell’altra prova invece
valorizzata dal giudice ricorso, e cioè le annotazioni di Polizia che erano state ricalcate nel loro
contenuto proprio dalla visione delle immagini estrapolate dal video di cui si chiedeva con
insistenza la deciaratoria di inutilizzabilità probatoria.
1.1.5 Peraltro, anche !e dichiarazioni testimoniali dell’Ispettore Santini della Digos di Latina osserva sempre il ricorrente — erano state smentite proprio dalle immagini estratte dal
predetto video, così rendendo palese la intrinseca inattendibilità del teste. Si denunzia, sul
punto qui da ultimo in esame, un’omessa motivazione del giudice di appello sul profilo
specificatamente dedotto come motivo di gravame ed attinente alla dedotta inattendibilità del
teste Santini.

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inutilizzabilità della prova relativa al filmato operato dalla polizia delle scene della rissa

Ne consegue

sempre secondo gli assunti del ricorrente – che, ritenuta inutilizzabile la prova

del video, rimanevano come ulteriori appendici probatorie le annotazioni di Polizia il cui
contenuto era del pari geneticamente inattendibile e comunque inutilizzabile per le ragioni già
sopra ricordate
1.1.6 Si evidenzia, altresì, che l’istruttoria doveva essere integrata con una perizia che
accertasse l’entità della manipolazione subita dal video sulla cui base era stata affermata la
penale responsabilità del ricorrente.

dell’attenuante della provocazione di cui all’art. 62 n. 2 cod. pen..
Si denunzia la contraddittorietà della motivazione nella parte in cui, da un lato, si valorizzava il
contributo dichiarativo dei testi indotti dalla difesa Breda e Nuccitelli per ritenere sussistente il
contestato reato di rissa aggravata e, dall’altro, non si teneva conto di quanto dagli stessi
dichiarato in ordine alla ricostruzione della parte iniziale dei disordini tra tifosi. Circostanza
quest’ultima che faceva emergere la reazione difensiva del ricorrente ad una evidente
provocazione lanciata dai tifosi del Latina.
1.3 Con un terzo motivo si articola vizio di violazione di legge e di argomentativo in relazione
al mancato riconoscimento dell’attenuante del risarcimento del danno ex art. 62 n. 6 cod. pen..
Osserva il ricorrente che, se è pur vero che la valutazione sulla congruità dell’offerta è rimessa
al giudice dei merito, tuttavia quest’ultimo è onerato di fornire una adeguata motivazione in
ordine all’eventuale diniego nella concessione dell’attenuante in parola e che, nel caso di
specie, la motivazione resa dalla Corte capitolina era stata laconica ed illogica. Si osserva,
sotto quest’ultimo profilo, che il ricorrente aveva offerto a ciascun poliziotto coinvolto nella
rissa la somma di euro 400 e che, considerato l’entità minimale delle lesioni subite (che certo
non avevano cagionato esiti permanenti), occorreva concludere per la necessaria congruità di
una somma che abbondantemente copriva il ristoro risarcibile richiedibile anche in sede civile
per la tipologia di lesioni subite.
Diversamente ragionando – conclude il ricorrente – si imporrebbe sempre all’imputato la
necessità dellainstaurazione di un giudizio civile per la corretta e precisa quantificazione del
danno, solo in presenza del quale si potrebbe ottenere il beneficio diminuente della pena
ricavabile dall’applicazione dell’attenuante in esame.
1.4 Con un quarto motivo si articola vizio di violazione di legge e motivazionale in relazione
all’art. 6-bis I. 401/1989. Si evidenzia che la tipicità della norma descrive una condotta posta
in essekcon l’uso di bastoni, mazze ed oggetti contundenti e comunque atti ad offendere che
non poteva essere rinvenuta nel caso di specie ove il ricorrente si era limitato ad utilizzare
l’asta in plastica della bandiera come strumento difensivo contro l’aggressione degli ultrà della
squadra calcistica dei Latina.
Si osserva ancora che i: lancio dei petardi descritto nella motivazione impugnata come riferibile
alla condotta del ricorrente non era stato in alcun modo provato, ma solo affermato
apoditticamente nela sentenza ricorsa.
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1.2 Con un secondo motivo si allega vizio argomentativo in relazione alla mancata concessione

1.5 Con un quinto motivo si articola vizio di violazione di legge ed argomentativo in relazione al
mancato riconoscimento dell’esimente della legittima difesa.
Evidenzia il ricorrente che la legittima difesa non è ontologicamente incompatibile con il reato
di rissa e che, nel caso in esame, la Corte distrettuale non aveva fornito risposta
argomentativa alle puntuali doglianze sollevate da parte dell’appellante oggi ricorrente, atteso
che quest’ultimo era stato ritratto dalle immagini del video in posizione statica e nella
successiva posizione dinamica solo per esigenze difensive. Si osserva ancora che il lancio di

affermazione contenuta nella motivazione impugnata rappresentava un vero e proprio
travisamento della prova.
1.6 Con un sesto motivo si articola vizio di violazione di legge ed argomentativo in ordine al
giudizio di bilanciamento delle circostanze che era stato risolto in senso sfavorevole per
l’imputato e che avrebbe anche potuto avere un esito diverso qualora, oltre alle attenuanti
generiche, fosse stato ammessa anche una sola delle due attenuanti sopra reclamate.
1.7 Con il settimo motivo si denunzia vizio di reformatio in peius della pena rispetto a quella
già applicata in primo grado.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è inammissibile
2.1 Già il primo motivo è inammissibile per come formulato.
La parte ricorrente pretende una rivalutazione contenutistica della prova che, invece, è inibita
alla Corte di legittimità.
2.1.1 E’ necessario puntualizzare, con riguardo ai limiti del sindacato di legittimità sulla
motivazione dei provvedimenti oggetto di ricorso per cassazione, delineati dall’art. 606,
comma 1, lettera e), cod. proc. pen., come vigente a seguito delle modifiche introdotte dalla L.
n. 46 del 2006, che questo non concerne né la ricostruzione dei fatti, né l’apprezzamento del
giudice di merito, ma è circoscritto alla verifica che il testo dell’atto impugnato risponda a due
requisiti che lo rendono insindacabile: 1) l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative
che lo hanno determinato; 2) l’assenza di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle
argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento. Ed invero, il sindacato
demandato alla Corte di Cassazione si limita al riscontro dell’esistenza di un logico apparato
argomentativo, senza possibilità di verifica della rispondenza della motivazione alle acquisizioni
processuali. Deve inoltre aggiungersi che il vizio della “manifesta illogicità” della motivazione
deve risultare dai resto del provvedimento impugnato, nel senso che il relativo apprezzamento
va effettuato considerando che la sentenza deve essere logica “rispetto a sé stessa”, cioè
rispetto agli atti processuali citati nella stessa ed alla conseguente valutazione effettuata dal
giudice di merito, che si presta a censura soltanto se manifestamente contrastante e
incompatibile con i principi della logica.
Sintetizzando sui punto, si è detto che ll sindacato del giudice di legittimità sul discorso
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petardi non era stato immortalato dalle immagini riprese, tanto ciò è vero che la contraria

giustificativo del provvedimento impugnato deve mirare a verificare che la motivazione della
pronuncia: a) sia “effettiva” e non meramente apparente, cioè realmente idonea a
rappresentare le ragioni che il giudicante ha posto a base della decisione adottata; b) non sia
“manifestamente illogica”, in quanto risulti sorretta, nei suoi punti essenziali, da
argomentazioni non viziate da evidenti errori nell’applicazione delle regole della logica; c) non
sia internamente “contraddittoria”, ovvero sia esente da insormontabili incongruenze tra le sue
diverse parti o da inconciliabilità logiche tra le affermazioni in essa contenute; d) non risulti

esaustivi dal ricorrente nei motivi dei suo ricorso per cassazione) in termini tali da risultarne
vanificata o radicalmente inficiata sotto il profilo logico.
Alla Corte di Cassazione non è dunque consentito di procedere ad una rinnovata valutazione
dei fatti magari finalizzata, nella prospettiva del ricorrente, ad una ricostruzione dei medesimi
in termini diversi da quelli fatti propri dal giudice del merito (Sez. 6, n. 27429 del 04/07/2006,
Lobriglio, Rv. 234559; Sez. 6, n. 25255 del 14/02/2012, Minervini, Rv. 253099) e non possono
dar luogo all’annullamento della sentenza le minime incongruenze argomentative o l’omessa
esposizione di elementi di valutazione, che il ricorrente ritenga tali da determinare una diversa
decisione (ma che non siano inequivocabilmente muniti di un chiaro carattere di decisività),
posto che non costituisce vizio della motivazione qualunque omissione valutativa che riguardi
singoli dati estrapolati dal contesto. Al contrario, è solo l’esame del complesso probatorio entro
il quale ogni elemento sia contestualizzato che consente di verificare la consistenza e la
decisività degli elementi medesimi, oppure la loro ininfluenza ai fini della compattezza logica
dell’impianto argomentativo della motivazione (Sez. 2, n. 9242 del 08/02/2013, Reggio, Rv.
254988; Sez. 2, n. 18163 del 22/04/2008, Ferdico, Rv. 239789).
2.1.2 Delineato nei su periori termini l’orizzonte del presente scrutinio di legittimità, osserva
subito la Corte coi -ce a parte ricorrente intenda sollecitarla ad una rivalutazione delle prove già
correttamente ek(.. adeguatamente scrutinate dai giudici del merito, tentando di accreditare
innanzi al giudice legittimità una “ricostruzione alternativa” della vicenda fattuale la cui
cognizione e rcita, cor e ragioni già sopra evidenziate, a questa Corte.
Va anche T3iggii_iiitio: che„ in ordine all’ulteriore profilo relativo alla presunta ed
manipolazione dei
motivazione spesa su

affermata

Polizia, la parte ricorrente neanche si confronta con la corretta
punto da parte della Corte territoriale che ha evidenziato l’assoluta

irrilevanza deacqui sizione della parte iniziale della videoripresa

per la ricostruzione della

dinamica deni! Ed invero, !e immagini che ritraggono il ricorrente nelle condotte
aggressive contrapposte a quelle dei tifosi pontini sono proprio quelle depositate in giudizio nel
video sopra ri:orcizt:c, con ia conseguenza che non risulta decisiva l’acquisizione anche delle
immagini ntr aenti o fos ciziali degli sconto tra tifoserie tanto è chiara la situazione riprodotta
dal video depositato n atti,
Peraltro, va anche -r.otlitinto come la doglianza così sollevata dalla parte ricorrente pecchi di
evidente getenete atteso che non è dato comprendere come tali immagini iniziali degli scontri
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logicamente “incompatibile” con “altri atti del processo” (indicati in termini specifici ed

possano modificare la interpretazione delle successive che ritraggono inequivocabilmente il
ricorrente partecipare attivamente alla violenta contrapposizione tra le due tifoserie.
Non va neanche dimenticato che – come correttamente rilevato anche dalla Corte distrettuale
nella motivazione impugnata – il corretto scrutinio delle annotazioni di Polizia versate in atti,
delle testimonianze dei due Ufficiali di P.g. escussi nelle corso delle indagini sia sufficiente a
sostenere il giudizio di penale responsabilità dell’imputato che,

peraltro, scegliendo il rito

abbreviato ha acconsentito la celebrazione dei giudizio sulla base degli atti di indagini acquisiti
acquisizione istruttoria della

integralità delle immagini ritratte nel video ovvero di una perizia sulle immagini stesse non
riveste il carattere della decisività.
2.2 Anche il secondo motivo è inammissibile.
Sul punto possono anche qui richiamarsi i limiti delimitanti la cognizione del giudice di
legittimità già sopra prospettati per ritenere irricevibili le doglianze prospettate, anche in
questo caso, come rivalutazione del fatto e delle prove acquisite nelle fasi di merito.
Peraltro, la parte ricorrente non si confronta neanche con la corretta ed adeguata motivazione
resa sul punto dalla Corte capitolina laddove si evidenzia che emergeva chiaramente dalla
istruttoria che era stato proprio il D’Angelo a provocare la contrapposta tifoseria con il lancio di
petardi, cosi aggiungendosi anche tale ulteriore profilo di inammissibilità alla censura avanzato
nel secondo motivo,
2.3 II terzo motivo, articolato come vizio di violazione di legge ed argonnentativo in relazione al
mancato riconoscimento dell’attenuante del risarcimento del danno ex art. 62 n. 6 cod. pen., è
manifestamente infondato.
2.3.1 Sui punto, va subito osservato come nel caso di specie vi sia stata da parte dell’imputato
una semplice offerta di ristoro risarcitorio

senza che sia stata documentata l’effettiva e

concreta esecuzione dello stesso.
Peraltro, deve anche essere chiarito che la prova dell’intervenuto risarcimento del danno
essere data dall’imputato che la deve allegare con elementi che consentano al giudice di
controllare

Vinta.

.mli del risarcimento,

condizione essenziale per la concessione

della atteritiarite di cui all’art. 62 n. 6 cod. pen..
Ne consegue che – mentre ai fini del risarcimento del danno la parte civile deve provare gli
elementi

costitutivi

circostanza

della

sua

domanda

ai

fini

della

concessione

della

comune del risarcimento del danno e nell’ipotesi di offerta di somma di

denaro non accettata (come avvenuto, peraltro, proprio nel caso di specie), costituisce onere
dell’imputato quello di indicare gli elementi da cui possa emergere il giudizio di congruità della
somma offerta ad
In realtà,

coprire l’ammontare del danno causato dal reato.

l’allegazione della parte ricorrente risulta, sul

punto in esame, estremamente

generica perché fondata su un mero richiamo alle tabelle “civilistiche” di liquidazione del danno
e perché non tiene neanche in considerazione la liquidazione del danno morale.
2.4 Il quarto motivo è anch’esso inammissibile per manifesta infondatezza.
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al fascicolo del Pani., Ne consegue che l’ulteriore (e richiesta)

Basti qui considerare, per ritenere integrata la fattispecie delittuosa di cui all’art. 6-bis I.
401/1989, come emerga chiaramente dalla espletata istruttoria che l’imputato aveva usato la
bandiera come oggetto contundente e aveva altresì lanciato petardi contro la opposta tifoseria.
2.5 La censura di cui al quinto motivo è manifestamente infondata.
Sul punto occorre ricordare il costante insegnamento espresso da questa Corte secondo cui la
causa di giustificazione della legittima difesa è inapplicabile al reato

di rissa ed

a quelli

commessi nel corso di essa, in quanto i corrissanti sono animati dall’intento reciproco di

sicché la :oro

non può dirsi necessitata; tuttavia, essa può eccezionalmente essere

riconosciuta quando, sussistendo tutti gli altri requisiti voluti dalla legge, vi sia stata una
reazione assoiutamente imprevedibile e sproporzionata, ossia un’offesa che, per essere diversa
e più grave di quella accettata, si presenti del tutto nuova, autonoma ed in tal senso ingiusta
(cfr. Sez. 5, Sentenza n. 4402 del 09/10/2008 Ud. (dep. 02/02/2009 ) Rv. 242596 ; v. anche
Sez. 5, Sentenza n. 32381 del 19/02/2015 Ud. (dep. 23/07/2015 ) Rv. 265304 ).
Ebbene, osserva la Corte come la vicenda fattuale, per come cristallizzata nella motivazione
impugnata,

non descrive

affatto un’azione assolutamente imprevedibile e sproporzionata

ascrivibile ai corrissanti ( ossia – come sopra precisato – un’offesa che, per essere diversa a più
grave di quella accettata, si presenti dei tutto nuova, autonoma ed in tal senso ingiusta ),
avendo al contrario evidenziato un’azione violenta del D’Angelo che si inseriva causalmente
nella dinamica aggressiva collettiva di cui quest’ultimo era stato anche uno degli elementi
provocatori
Ne consegue l’inapplicabilità della reclamata esimente.
2.6 II siAb

motivo di censura è irricevibile in quanto anch’esso

versato in fatto e volto a

sollecitare la Corte ad una nuova valutazione di merito in ordine al giudizio di bilanciamento
delle circostanze e dunque alla quantificazione della pena.
2.7 II settimo motivo è invece manifestamente infondato atteso che la sentenza impugnata è

meramente confermativa delle statuizioni di condanna

già rese in primo grado con la

conseguente non proponibilità di un vizio di reformatio in peius della pena.
3. Alla inan- imissibWtà consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
versamento„ in favore della cassa delle ammende, di una somma che appare equo determinare
in euro 2000.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di Euro 2000
.
in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, li 18.5.2018

Depositato in Cancelleria
Roma, lì

27 M

Il Presidente
aria Vf2ssichelli

offendersi e di accettare la situazione di pericolo nella quale volontariamente si sono posti,

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