Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36098 del 10/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36098 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: BORRELLI PAOLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FIORETTI ANDREA nato il 10/04/1963 a SANTA MARIA NUOVA

avverso la sentenza del 23/10/2015 della CORTE di APPELLO di ANCONA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere PAOLA BORRELLI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore GIOVANNI DI
LEO, che ha concluso per l’annullamento senza rinvio per intervenuta
prescrizione.

RITENUTO IN FATTO

1. Il 23 ottobre 2015, la Corte di appello di Ancona ha confermato la
sentenza del Tribunale della stessa città del 12 febbraio 2014 con cui Andrea
Fioretti era stato condannato per falso in cambiale, sostituzione di persona e
truffa, condotte concretizzatesi nella formazione e nell’uso di cinque cambiali
false apparentemente emesse all’ordine della ditta Tecnoproject di Marco Luciani,
girate per l’incasso alla società di Maria Carlini, alla quale l’imputato si era
presentato come Marco Luciani, facendosi così consegnare merce per un valore
di 15.000 euro.
2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Avv. Maurizio
Miranda, articolando tre motivi.

Data Udienza: 10/05/2018

2.1. Con il primo, la parte lamenta violazione di legge in quanto la sentenza
N

lerrscrItia a- Penna ed era incomprensibile, il che ne determinava la nullità.
2.2. Con il secondo motivo, la parte deduce illogicità della motivazione in
ordine alla sussistenza dei delitti contestati e travisamento della deposizione
della teste Carlini. La Corte di appello, nel respingere analoga censura formulata
nei motivi di appello, non aveva tenuto conto della formulazione di domande
suggestive e nocive da parte del Giudice; quest’ultimo aveva omesso di chiedere
a Maria Carlini se Fioretti si fosse mai presentato con il nome di Luciani e
comunque la Carlini non aveva mai risposto affermativamente sul punto, sicché
quella a cui la Corte di appello era giunta era una conclusione completamente
falsa. A dimostrazione della bontà della sua tesi, il ricorrente riporta nel ricorso
stralci della deposizione dibattimentale della persona offesa. D’altra parte non si
comprende quale sarebbe stato il vantaggio dell’imputato nel qualificarsi come
Luciani, visto che le fatture e le cambiali erano intestate alla ditta Tecno Project
di quest’ultimo. La sentenza sarebbe contraddittoria e illogica anche con
riferimento alla presunta complicità del Fioretti con il Luciani e all’interpretazione
della deposizione della teste a difesa Padella, ritenuta erronea.
Altro profilo del medesimo motivo (che il ricorrente precisa non essere stato
dedotto con i motivi di appello) verte sulla gestione del testimone a discarico
Christian Fioretti, figlio dell’imputato, caratterizzata da un atteggiamento
preconcetto di condanna nei confronti del ricorrente; tale testimonianza e quella
del teste a difesa Manuele Obroceani (la cui ordinanza ammissiva era stata
revocata) avrebbe potuto consentire di chiarire la dinamica dei fatti contestati.
2.3. Il terzo motivo lamenta illogicità della sentenza alla condanna per i reati
di cui ai capi a) e c) perché non erano emersi elementi che testimoniassero un
concorso, quantomeno morale, dell’imputato e l’unico soggetto che poteva trarre
profitto dalle condotte contestate era Luciani e non Fioretti.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
1.1. Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato giacché la Corte
distrettuale ha risposto al motivo di appello riguardante l’indecifrabilità della
sentenza di primo grado, scritta a mano, affermando che essa era intellegibile
senza sforzi eccessivi e, a riprova di ciò, ha sottolineato come fosse stato
possibile operare la sintesi riportata in sentenza, il che è un dato di fatto che è di
per sé eloquente della mancanza di sostanza della censura. Quanto alla rilevanza
dell’indecifrabilità, va dato seguito al principio per cui non sussiste la nullità della
sentenza, redatta a mano dal relatore con grafia di difficile lettura, qualora il

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testo non sia assolutamente inintellegibile, ma consenta alla parte di intenderne
il contenuto e di esercitare il diritto di impugnazione ed al giudice ad quem il
relativo sindacato (Sez. 5, n. 841 del 10/05/2016, dep. 2017, Aiello, Rv.
268975, in relazione alla sentenza di appello, ma con considerazioni
pacificamente mutuabili rispetto alla sentenza di primo grado).
A proposito della doglianza in esame, va poi fatta un’altra considerazione,
che pure conduce a ritenere inammissibile il ricorso.
Quand’anche la grafia fosse stata particolarmente difficile da decifrare, la

sentenza di primo grado, il principio secondo cui anche un’eventuale, radicale
incomprensibilità della motivazione non determina la nullità della sentenza, ma
l’obbligo per il giudice dell’impugnazione di redigere, anche integralmente, la
motivazione mancante (Sez. 5, n. 7401 del 26/09/2013, dep. 2014,
Scardamaglia, Rv. 258979; sulle conseguenze della mancanza di motivazione
della sentenza di primo grado e sul dovere del Giudice di appello di redigerla in
via surrogatoria cfr. Sez. U, n. 3287 del 27/11/2008, dep. 2009, R., Rv.
244118).
1.2. Il secondo motivo è del pari inammissibile in quanto, dietro le mentite
spoglie di una censura di illogicità della motivazione o di travisamento della
prova, la parte intende sottoporre a nuova delibazione di merito la res iudicanda,
forzando così i limiti del giudizio di cassazione.
Quanto al travisamento della prova, in particolare, giova ricordare che esso
consiste nell’utilizzazione di un’informazione inesistente o nell’omissione della
valutazione di una prova, quando il dato probatorio, travisato od omesso, abbia il
carattere della decisività nella motivazione; si ricorda altresì che tale vizio,
intanto può essere dedotto, in quanto siano indicate in maniera specifica ed
inequivoca le prove che si pretende essere state travisate e sempre che il
ricorrente non le abbia solo parzialmente considerate a sostegno delle sue
ragioni, sicché, devono ritenersi inammissibili i motivi — come quello sub iudice
— contenenti trascrizioni parziali di singoli brani di prove dichiarative, brani
adoperati, nella loro visione atomistica, scevra dal necessario inquadramento di
insieme, per sostenere le proposte censure motivazionali (Sez. 2, n. 20677 del
11/04/2017, Schioppo, Rv. 270071; Sez. 4, n. 46979 del 10/11/2015,
Bregamotti, Rv. 265053; Sez. 2, n. 26725 del 01/03/2013, Natale e altri, Rv.
256723; Sez. 5, n. 11910 del 22/01/2010, Casucci, Rv. 246552).
In ordine alla critica alla gestione dell’esame del teste Carlini da parte del
giudice di primo grado, deve poi ricordarsi che questa Corte ha avuto modo di
affermare il principio secondo cui il divieto di domande suggestive non si applica
a quelle poste dal giudice, che può rivolgere al teste ogni domanda ritenuta utile

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giurisprudenza di questa Corte ha sancito, con particolare riferimento alla

all’accertamento dei fatti (Sez. 3, n. 21627 del 15/04/2015, E, Rv. 263790) ad
esclusione di quelle nocive; in relazione a queste ultime, comunque, la relativa
eccezione deve essere proposta nel corso dell’acquisizione dell’atto istruttorio e
non può essere sollevata per la prima volta con l’impugnazione, mentre la
delibazione del giudice dell’impugnazione deve limitarsi a giudicare la
motivazione resa circa l’eccezione proposta, non potendo spingersi a valutare
direttamente la gestione del teste da parte del decidente (Sez. 1, n. 44223 del
17/09/2014, Tozza, Rv. 260899; Sez. 6, n. 13791 del 10/03/2011, Macchiella,

Ebbene, nel criticare la gestione dell’esame del teste da parte del Tribunale,
il ricorrente sembra invocare da questa Corte una valutazione diretta di tale
gestione, ma non segnala di avere formulato apposita eccezione in quella sede
né quest’ultima risulta dai verbali del dibattimento o viene menzionata e
sottoposta a censure nel ricorso.
Quanto alle questioni che riguardano il teste a discarico Christian Fioretti e
la revoca della Obroceani, il ricorso è inammissibile perché, come precisato dallo
stesso ricorrente, i relativi motivi non erano stati dedotti in appello. Non
possono, infatti, essere poste, con il ricorso per cassazione, questioni sulle quali
il giudice di appello abbia correttamente omesso di pronunciare siccome non
devolute alla sua cognizione, tranne che si tratti di questioni rilevabili di ufficio in
ogni stato e grado del giudizio o che non sarebbe stato possibile dedurre in
precedenza (Sez. 2, n. 29707 del 08/03/2017, Galdi, Rv. 270316; Sez. 3, n.
16610 del 24/01/2017, Costa e altro, Rv. 269632, Sez. 5, n. 28514 del
23/04/2013, Grazioli Gauthier, P.v. 255577).
1.3. Il terzo motivo di ricorso é aspecifico, in quanto privo di confronto con
la sentenza impugnata, contrariamente a quanto di recente ribadito da Sez. U, n.
8825 del 27/10/2016, dep. 2017, Galtelli, Rv. 268823 secondo cui i motivi di
ricorso per cassazione sono inammissibili non solo quando risultino
intrinsecamente indeterminati, ma altresì quando difettino della necessaria
correlazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato.
2. Alla declaratoria d’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle
ammende della somma, che si stima equa, di Euro 2.000,00.

P.Q.M.

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Rv. 249890; Sez. 3, n. 47084 del 23/10/2008, Perricone e altri, Rv. 242255).

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento, a favore della Cassa delle ammende, della
somma di euro 2000,00.
Così deciso il 10/05/2018.
Il Consigliere estensore

Il Presidente

Paola Borrelli

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Depositato in Cancelleria

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