Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36096 del 10/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36096 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: MOROSINI ELISABETTA MARIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
FAIETA REMO nato a COLLECORVINO il 25/01/1943

avverso la sentenza del 31/01/2017 del TRIBUNALE di PESCARA

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Elisabetta Maria Morosini;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale, Giovanni
Di Leo, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità;
udito il difensore, avv. Angelo Pettinella per la pare civile Marcatillio Luana, che
ha concluso associandosi alla richiesta del Procuratore Generale, in subordine,
chiedendo il rigetto del ricorso, depositando conclusioni e nota spese.

Data Udienza: 10/05/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata il Tribunale di Pescara ha confermato, anche
agli effetti civili, la condanna di Faieta Remo per il reato di lesioni personali
lievissime, commesso in danno di Marcatillio Luana (capo C).
2. Avverso la sentenza ricorre Faieta Remo, per il tramite del difensore,
articolando due motivi.
2.1. Con il primo deduce vizio motivazionale, lamentando la contraddittorietà
e manifesta illogicità della motivazione.

Il Giudice di pace aveva assolto l’imputato dai reati di ingiuria e minaccia (capi
A e B), ritenendo di non poter risolvere il contrasto tra le deposizioni rese dai
testimoni, alcuni dei quali confermavano i fatti contestati mentre altri li negavano.
Secondo il ricorrente il Giudice di pace e il Tribunale, che ne confermava il
giudizio, sarebbero incorsi in palese contraddizione nel condannare l’imputato per
il reato di lesioni (capo C), assegnando valore dirimente alla certificazione medica,
nonostante si fosse in presenza di contrasto tra le testimonianze, identico a quello
che aveva condotto alla assoluzione per i capi A) e B).
Il ricorrente assume che si sarebbe operata una valutazione frazionata delle
dichiarazioni e che non sarebbe chiaro il percorso argomentativo seguito per
negare attendibilità al racconto della persona offesa per un fatto e conferirglielo
per altro fatto avvenuto nel medesimo contesto.
2.2. Con il secondo motivo lamenta violazione di legge per mancato
riconoscimento della causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis cod. pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è infondato.

1. Il primo motivo è infondato.
La pronuncia assolutoria del Giudice di pace per i reati di ingiuria e minaccia
non risulta impugnata e non ha formato oggetto del giudizio di secondo grado.
Il giudice di appello si è occupato soltanto della condanna dell’imputato per il
reato di cui all’art. 582 cod. pen., che ha confermato, respingendo l’appello
proposto dall’imputato.
La decisione si fonda su un ineccepibile ordito logico: dopo aver rilevato che
la persona offesa e i testimoni Adriana Palmira e Martella Gabriella hanno riferito
che l’imputato aveva colpito la Marcatilli con un pugno all’occhio sinistro e che, di
contro, i testi Di Luzio Anna Maria, Faieta Gabriele e Cilli Patrizia hanno escluso
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qualunque azione violenta da parte del Faieta, il giudice di secondo grado ha
ritenuto decisivo il certificato medico Marcatillio Luana, attestante una lesione
compatibile con le modalità dell’aggressione riferita dai testi per primi citati.
La doglianza del ricorrente si fonda su un errore metodologico, che lo conduce
a richiamare istituti non conferenti.
Le discrasie rilevate non concernono la tenuta interna delle deposizioni
testimoniali, tutte di per sé coerenti e lineari, ma riguardano il contrasto tra i
racconti: la persona offesa e due testimoni forniscono una certa versione dei fatti,

I giudici di merito hanno risolto il contrasto, con un ragionamento immune da
vizi logici, assegnando valore dirimente al dato obiettivo della effettiva esistenza
di una lesione, attestata nella certificazione medica.
Va rammentato che non è sindacabile in sede di legittimità, salvo il controllo
sulla congruità e logicità della motivazione, la valutazione del giudice di merito,
cui spetta il giudizio sulla rilevanza e attendibilità delle fonti di prova, circa
contrasti testimoniali o la scelta tra divergenti versioni e interpretazioni dei fatti
(Sez. 5, n. 51604 del 19/09/2017, D’Ippedico, Rv. 271623).

2. Il secondo motivo è inammissibile.
La causa di esclusione della punibilità di cui all’art. 131 bis cod. pen., non è
applicabile nei procedimenti relativi ai reati di competenza del giudice di pace (Sez.
U n. 53683 del 22/06/2017, Pnnp, Rv 271587).

3. Discende il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali, nonché alla rifusione delle spese sostenute nel presente
grado dalla parte civile, liquidate nella misura, ritenuta congrua, di euro 2.000,00
oltre accessori.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
nonché alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile, liquidate in
euro 2.000 oltre accessorie_
Così deciso il 10/05/2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Elisabetta Mria Morosini

Maria Vessichelli

altri tre testimoni riportano una versione diametralmente opposta.

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