Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36083 del 24/04/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36083 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: PEZZULLO ROSA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
COSTANTINI GIULIO nato a MANTOVA il 23/06/1967

avverso la sentenza del 08/11/2016 della CORTE APPELLO di BRESCIA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROSA PEZZULLO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore OLGA MIGNOLO
che ha concluso chiedendo
Il Pribc__Genefiettrd-e-per l’inammissibilita’
udito il difensore
L’avvocato Pisani si riporta ai motivi

Data Udienza: 24/04/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza dell’8 novembre 2016 la Corte di Appello di Brescia, in parziale riforma della
sentenza del Tribunale di Mantova dell’8 aprile 2016, riduceva la pena inflitta a comminata a
Costantini Giulio da anni 4 di reclusione ad anni 3 e mesi 6, in ordine ai reati di cui agli artt.
110 e 117 c.p., 216, comma primo, n. 1, 223, primo comma, 219 primo e secondo comma n.
1 L.Fall., poiché, in qualità di legale rappresentante sino al 12 marzo 2009 e successivamente
di amministratore di fatto della EDILFERMIMCIO s.r.I., dichiarata fallita in data 14 maggio

rappresentante della CANOVA IMMOBILIARE s.r.I., distraeva in favore di tale società, la quasi
totalità del patrimonio immobiliare della fallita, per tramite di due contratti stipulati il
12.3.2009, nella vicinanza del fallimento, l’uno di vendita sottocosto di dieci unità immobiliari,
l’altro di fittizia cessione di ramo d’azienda, revocati dal Tribunale di Mantova in data 13
maggio 2010.
1.1. In particolare, secondo i giudici di merito, la società- praticamente inattiva dal 2008 ed in
forti difficoltà economiche- non aveva alcuna giustificazione,se non in un’ottica distrattiva,per
compiere tali operazioni con siffatto deprezzamento; invero, il contratto di compravendita degli
immobili siti in Goito era stato stipulato per un prezzo di cessione di 387.023 Euro, inferiore del
25% rispetto a quello di mercato ed esso, per 85.930 Euro, non veniva mai effettivamente
corrisposto dalla CANOVA s.r.I., mentre, dall’altra, era costituto da due accolli, non privativi,
delle quote residue di due mutui concessi alla fallita in data 28 aprile 2008 e 16 dicembre
2006, entrambi garantiti dagli immobili della medesima società fallita; il contratto di cessione
di ramo d’azienda,poi, era, relativo alla totalità della azienda ceduta, i cui beni costitutivi erano
ceduti in modo solo apparente, restando difatti nella disponibilità della fallita e solo in parte
restituiti al Curatore fallimentare; inoltre, il prezzo della cessione risultava essere inferiore di
oltre il 35% al prezzo di mercato e veniva, da una parte, per 23.815 Euro, mai corrisposto e
dall’altra, coperto da compensazione di precedenti fatture di pari importo.
2. Avverso la predetta sentenza, ha proposto ricorso per cassazione il Costantini, a mezzo del
suo difensore di fiducia, sviluppando quattro motivi di ricorso, con i quali lamenta:
2.1. con il primo motivo, la nullità della sentenza per violazione degli artt.

33-bis, 178 e 179

c.p.p., nonché l’errata applicazione dell’art. 43-bis dell’Ordinamento Giudiziario, atteso che il
collegio di primo grado era costituito, in qualità di supplente, da un G.O.T., senza che tale
composizione fosse sufficientemente giustificata da esigenze di carenze di organico, né che
fosse esplicitata l’approfondita preparazione e competenza del giudice onorario, in relazione a
giudizi di materie specialistiche quali quelle fallimentari;
2.2. con il secondo motivo, la mancata assunzione di prove decisive, nonché il vizio di
motivazione in relazione alla richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale; invero, la
sentenza di secondo grado non motiva sulla richiesta di rinnovazione dell’istruttoria,mediante
1

2009, in concorso con l’ex coniuge Aliprandi Sandra, Presidente del C.d.A. e legale

l’escussione del teste arch. Tonini, che, pur ammesso

e citato dalla difesa, non essendo

comparso per legittimo impedimento, è stato di fatto escluso dai giudici di prime cure, laddove
avrebbe potuto fornire indicazioni essenziali sul valore degli immobili oggetto della suindicata
compravendita; anche alla luce di tale mancata escussione, la Corte è pervenuta ad una non
corretta quantificazione del valore degli immobili ceduti e, di conseguenza, alla erronea
definizione della distrazione contestata;
2.3. con il terzo motivo, il vizio di motivazione in ordine alla dichiarazione di colpevolezza del

sull’assenza di una corretta valutazione dei cespiti aziendali, sullo svilimento del compendio
societario e sulla mancata riscossione di assegni per importi minori del valore del corrispettivo,
il tutto senza dar conto, in modo sufficiente, dell’esistenza delle ragioni dei crediti scaturiti dai
contenziosi in essere;
2.4. con il quarto motivo, l’erroneaapplicazione dell’art. 216 L.F., nonché il vizio di
motivazione, in relazione alla qualificazione del fatto come bancarotta fraudolenta aggravata
per distrazione, in contrasto con la verificazione dei fatti, ben più agevolmente inquadrabile in
una bancarotta semplice o preferenziale; a ben vedere, infatti,le condotte attribuite al
ricorrente si risolvono nell’aver consumato una notevole parte del patrimonio societario in
operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti, ovvero nell’aver compiuto operazioni di
grave imprudenza per ritardare il fallimento, ovvero nell’aver aggravato il proprio dissesto, o
nell’aver privilegiato il proprio partner commerciale.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso non merita accoglimento.
1. Con I primo motivo, l’imputato ripropone in questa sede la questione già sviluppata in
appello circa nullità del giudizio di primo grado per la partecipazione di un G.O.T. al Collegio
giudicante, in assenza dei presupposti ex art. 43-bis 0.G. .La valutazione della Corte territoriale
-che ha respinto l’eccezione suddetta – non merita, tuttavia, alcuna censura, facendo corretta
applicazione dei principi costantemente affermati dal questa Corte, secondo cui, l’integrazione
di un collegio da parte di un giudice onorario in veste di supplente, in assenza dei presupposti
stabiliti dall’art. 43-bis ord. giud. (impedimento o mancanza di giudici ordinari), che si riferisce
all’esercizio delle funzioni del tribunale in composizione monocratica, costituisce mera
irregolarità, non sanzionata da alcuna nullità, che non può ricondursi alla previsione dell’art.
178, comma 1, lett. a) cod. proc. pen., non riguardando le condizioni di capacità del giudice o
di regolare costituzione del collegio, ma la destinazione agli uffici giudiziari e la formazione del
collegio stesso, che, per espressa disposizione dell’art. 33, comma 2, cod. proc. pen., non
attengono alle menzionate condizioni(Sez. 1, n. 12409 del 19/12/2000; Sez. 6,
n.7200de108/02/2013;Sez 5, n.47999de127/05/2016).

2

Costantini, posto che i giudici di merito sono pervenuti ad una pronuncia di condanna fondata

2. Il secondo motivo di ricorso del pari è infondato, non confrontandosi il ricorrente con la
congrua motivazione della Corte territoriale, che ha ritenuto non sussistente “l’impossibilità del
decidere”ex art. 603/1 c.p.p.,sulla base degli atti e delle prove acquisite, ben potendo essere
risolte le questioni controverse sulla base del materiale conoscitivo presente nel fascicolo
processuale. In particolare,i1 contratto di vendita delle dieci unità immobiliari e di cessione di
ramo d’azienda Edilfermincio hanno costituito oggettivamente l’effettiva spoliazione di ogni
bene aziendale e tale società di lì a poco sarebbe stata dichiarata fallita,circostanza questa che
riveste ancor più significato se considerata nella prospettiva dello stato di decozione in cui

cautela da parte dell’amministratore nella conservazione del patrimonio sociale a garanzia delle
ragioni dei creditori, in relazione ad una prospettiva che vedeva assolutamente problematica
ogni possibilità di ripresa; invece, il Costantini cedette praticamente ogni cespite sociale a una
società terza ed a fronte di tali cessioni non vi è stataalcuna contropartita per la società
cedente.
2.1 Dalla complessiva motivazione della sentenza impugnata -senza alcun bisogno di specifiche
argomentazioni in merito alla richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per
l’escussione del teste Tonini -emerge, dunque, la non necessità di essa tenuto conto del fatto
che non (solo) dal valore in sé dei beni distratti, ma dalla complessiva spoliazione dei beni, in
assenza di una sostanziale contropartita,è stata ricavata la ricorrenza del reato contestato
all’imputato. Peraltro, più volte questa Corte ha evidenziato come, alla rinnovazione
dell’istruzione nel giudizio di appello, di cui all’art. 603, comma primo, cod. proc. pen., può
ricorrersi solo quando il giudice ritenga “di non poter decidere allo stato degli atti”, sussistendo
tale impossibilità unicamente quando i dati probatori già acquisiti siano incerti, nonché quando
l’incombente richiesto sia decisivo, nel senso che lo stesso possa eliminare le eventuali
incertezze, ovvero sia di per sé oggettivamente idoneo ad inficiare ogni altra
risultanza(Sez. 6, n. 20095 del 26/02/2013).
3. Del tutto generico e quindi inammissibile si presenta il terzo motivo di ricorso, con il quale
viene dedotto genericamente un vizio di motivazione della sentenza impugnata, con
riferimento alla responsabilità dell’imputato e segnatamente dell’elemento psicologico in
relazione ai principi affermati con la sentenza di questa Corte, Sez. 5, n. 47502/2012,
Corvetta. Sul punto, va rilevato come la Corte territoriale con motivazione, congrua e logica,
immune da censure e da vizi di violazione di legge\abbia dato compiutamente conto delle
ragioni per le quali l’imputato debba ritenersi responsabile del reato ascrittogli e segnatamente
dell’elemento oggettivo del reato,sulla base della circostanza oggettiva della distrazione i dieci
unità immobiliari site nel Comune di Coito e della cessione del ramo d’azienda, contratti con i
quali è stata spogliata la società, nella vicinanza del fallimento, in assenza di significativo
corrispettivo.

3

ormai la società stessa versava; tale contesto avrebbe dovuto suggerire ogni più attenta

Sotto il profilo soggettivo, poi, il richiamo alla sentenza n. 47502/2012, Corvetta, non tiene
conto dei principi più recentemente affermati dalla giurisprudenza di legittimità- e
specificamente dalle S.U. n. 22474de1 31/03/2016, Passarelli-secondo cui,ai fini della
sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, non è necessaria l’esistenza di un
nesso causale tra i fatti di distrazione ed il successivo fallimento, essendo sufficiente che
l’agente abbia cagionato il depauperamento dell’impresa, destinandone le risorse ad impieghi
estranei alla sua attività, come nella fattispecie, di guisa che i fatti di distrazione, una volta
intervenuta la dichiarazione di fallimento, assumono rilievo in qualsiasi momento siano stati

in condizioni di insolvenzala Corte territoriale ha fatto corretta applicazione di tali principi,
rilevando l’esistenza in capo all’imputato dell’elemento soggettivo del reato,consistente nel
dolo generico ossia nella coscienza e volontà di dare alle risorse patrimoniali della società – in
uno stato di ormai conclamata e irreversibile crisi finanziaria- una destinazione diversa da
quella loro propria di soddisfacimento delle ragioni concorsuali dei creditori.
4.

Manifestamente infondato si presenta, altresì, il quarto motivo di ricorso, relativo alla

mancata qualificazione dei fatti distrattivi contestati all’imputato nell’ambito della bancarotta
semplice, risolvendosi essi in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti. Invero, la
Corte territoriale ha escluso all’evidenza la ricorrenza della bancarotta semplice, avendo
espressamente ritenuto configurabile l’elemento oggettivo, nonché soggettivo del reato di
bancarotta fraudolenta, per tutte le ragioni sopra indicate, sicché alcun vizio può dirsi
ravvisabile nella sentenza impugnata per tale aspetto.
5. Il ricorso va, dunque, respinto ed il ricorrente va condannato al pagamento delle spese
processuali.

PQM
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 24.4.2018
Il Consigliere estensore

Il Presidente
Mari

ezzullo

sicielli

,

(,1

Depositato in Cancelierkú
Roma, lì

7

commessi e, quindi, anche se la condotta si è realizzata quando ancora l’impresa non versava

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