Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36082 del 18/04/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36082 Anno 2018
Presidente: PEZZULLO ROSA
Relatore: MAZZITELLI CATERINA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
ZOUALI CHAMS EDDINE nato il 22/08/1986

avverso la sentenza del 06/06/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CATERINA MAZZITELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIELLA DE
MASELLIS
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per il rigetto
Udito il difensore

Data Udienza: 18/04/2018

Il Procuratore Generale, nella persona del Sost. Proc. Gen. dott.ssa Mariella De Masellis, ha
concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. In parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Bologna in data 16/01/2017,
con cui Zouali Chams Eddine era stato condannato, per i reati di cui agli art. 13, co. 13, D. Igs.

reati, alla pena di anni due e mesi otto di reclusione, la Corte d’Appello di Bologna, con
sentenza emessa in data 6/06/2017, rideterminava la pena inflitta all’imputato, in anni 1 e
mesi 10 di reclusione, confermando nel resto l’impugnata sentenza.
2. L’imputato, tramite difensore di fiducia, ha proposto ricorso per cassazione avverso tale
sentenza, allegando la nullità della sentenza, ex art. 606, c. 1, lett. b), e) e c), codice di rito,
per inosservanza o erronea applicazione della legge penale in relazione all’art. 497 bis c.p. e
per mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione. La Corte territoriale
non avrebbe preso in considerazione le istanze difensive, formulate con l’atto d’appello, circa la
mancata partecipazione del prevenuto alla formazione del documento falso. Le motivazioni,
rese dal giudice del merito, sarebbero illogiche e incoerenti. In realtà il prevenuto deteneva il
documento per suo uso personale, sicchè la qualificazione giuridica esatta dovrebbe coincidere
con l’inquadramento della fattispecie nell’ipotesi di cui all’art. 497 bis, comma 1, nella forma
più lieve, c.p.. Per di più, secondo il ricorrente, la sentenza sarebbe affetta da vizi di legittimità
di analoga natura, con riferimento alla mancata concessione della attenuanti generiche, ex art.
62 bis c.p..

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è palesemente infondato.
Nella sentenza impugnata, la Corte territoriale ha motivato, circa la mancata riqualificazione
del fatto ai sensi del comma 1 dell’art. 497 bis c.p., assumendo che il materiale probatorio,
acquisito al procedimento consente di ritenere che Zouali abbia fornito volontariamente e
consapevolmente la propria fotografia, da apporre sul documento in questione, così
partecipando fattivamente alla sua contraffazione. La Corte ha poi aggiunto che l’imputato ha
omesso di fornire indicazioni utili, circa i canali di rifornimento e le modalità di ricezione del
documento, salvo limitarsi ad affermare di aver acquistato la carta d’identità falsa a Milano da
ignoti spacciatori di documenti falsi per C 200,00. Tale versione è stata ritenuta dalla Corte
riduttiva ed incompleta, non potendosi ritenere occasionale la capacità di reperire un
documento falso, recante la propria foto, se non tramite una collaborazione attiva.
A fronte di tali motivazioni, da ritenersi congrue ed esaustive, il ricorrente si è limitato a
rimarcare l’insussistenza di una prova positiva dell’avvenuta consegna, da parte del ricorrente,

2

286/98, e 497 bis, comma 2, c.p., previo riconoscimento della continuazione tra i predetti

della propria effige al gruppo dei falsari, tralasciando, di fatto, l’efficacia della prova indiziaria .
Nè, per l’inverso, è sostenibile, come affermato da parte ricorrente, che trattasi di un
ragionamento illogico e incoerente, sulla scorta dell’avvenuta consegna, ad opera di altri, del
documento, detenuto per uso personale. In tal modo si ribadisce la tesi difensiva, senza
incidere minimamente sulle argomentazioni, sostenute dalla Corte territoriale, a sostegno della
sentenza di condanna.
A conforto di tale assunto, va rammentato che, secondo la giurisprudenza di legittimità,

per l’espatrio o la materiale falsificazione dello stesso, indipendentemente dall’uso che il
soggetto agente intenda farne, in quanto l’aver circoscritto l’oggetto materiale del reato ai
suddetti documenti trova la sua giustificazione nella ritenuta maggiore pericolosità delle
condotte che li riguardano e non nella intenzione di punire soltanto le condotte di effettiva
agevolazione all’espatrio o all’ingresso( Sez. 5, n. 40272 del 11/07/2016 – dep. 27/09/2016,
Bertoli e altri, Rv. 267791 )
2. Esclusa la fondatezza delle censure, appena menzionate, va ribadito che non sono
accoglibili le ulteriori censure, dedotte dall’odierno ricorrente, in relazione alla mancata
concessione delle circostanze attenuanti generiche, ex art, 62 bis c.p., dovendosi considerare
al riguardo la motivazione, resa dalla Corte territoriale, circa l’insussistenza di elementi
concreti ai quali ancorare la concessione di dette attenuanti, non avendo lo Zouali manifestato
alcun ravvedimento ed essendo la condotta sintomatica di pericolosità sociale, già desumibile,
peraltro, dai precedenti penali specifici a carico del prevenuto.
3. Alla luce delle considerazioni esposte, si deve, quindi dichiarare l’inammissibilità del
ricorso, ponendosi a carico del ricorrente le spese del procedimento ed una somma, che si
reputa equo determinare in C 2.000,00, in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di C 2.000,00 a favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 18/04/2018

Il Consigliere estensore

Il Pregidente

Caterina Mazzitelli

Ros
/

Depositato in Cancelleria
Roma, lì

2,1.4

< integra il delitto, di cui all'art. 497-bis cod. pen., il mero possesso di un documento falso valido

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