Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36079 del 09/04/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36079 Anno 2015
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: NOVIK ADET TONI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CALVARI MIRCO N. IL 18/06/1972
avverso l’ordinanza n. 491/2014 TRIB. LIBERTA’ di ANCONA, del
05/12/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Do l. ADET TONI NOVIK;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 09/04/2015

RILEVATO IN FATTO
1. Con ordinanza del 5 dicembre 2014 il Tribunale di Ancona, investito ai
sensi dell’art. 309 cod. proc. pen., confermava il provvedimento emesso dal
G.I.P. del Tribunale di Pesaro, con cui veniva applicata la misura della custodia in
carcere nei confronti di Mirko Calvari in ordine al tentato omicidio di Stefano
Morbidelli avvenuto, in concorso con altri soggetti, il 12 luglio 2014 a Marotta.

2.

Relativamente alla posizione di Calvari, nel disattendere le tesi

– i contatti telefonici con i coindagati e quelli con Glisic, il proprietario
dell’autovettura a bordo della quale gli esecutori materiali dell’aggressione si
erano allontanati dopo il fatto;
– conversazioni telefoniche ritenute indizianti;
– contatti con Cristalli, riconosciuto da testi come uno degli aggressori, e
con il mandante Petrolati;
– tracce biologiche, a lui riconducibili, riscontrate su un bicchiere
sequestrato presso un bar di Marotta dove avevano sostato i due aggressori
consumando caffè e bevendo sostanze alcoliche.

3. Avverso quest’ordinanza Calvari ha proposto ricorso per cassazione a
mezzo del difensore di fiducia, chiedendone l’annullamento.
3.1. Deduce violazione dell’articolo 606, lettera b) ed e) in relazione agli
artt. 125, 273, 274 e 309 cod. proc. pen. in relazione alla inutilizzabilità delle
intercettazioni emesse dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di
Perugia; mancanza od insufficiente motivazione sul punto; violazione dell’art.
606 lettera c) ed e) in relazione agli articoli del codice sopra indicati ed all’art.
24 della Costituzione. Il motivo consiste nella pedissequa riproduzione, senza
indicazione degli estremi, di una sentenza della Corte di Cassazione emessa
sull’ambito di operatività dell’art. 270 del codice di rito.
3.1. Violazione degli artt. 125, 273, 274 e 309 cod. proc. pen.; mancato
deposito delle medesime intercettazioni, violazione dell’art. 268 e 309 cod. proc.
pen., art. 24 Costituzione – nullità generale ex art 178 lett. c) cod. proc. pen. mancanza od insufficiente motivazione sul punto -violazione dell’art. 606 lett. b)
c) ed e) cod. proc. pen. Nel procedimento non erano state depositate nè le
intercettazioni telefoniche, né i decreti autorizzativi ed i colloqui riportati erano
contenuti nelle informative di polizia giudiziaria. Le intercettazioni non erano
state allegate agli atti del pubblico ministero nè messe a disposizione del
Tribunale del riesame. Il Tribunale aveva fondato la propria decisione su quanto

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difensive, l’organo giudicante valorizzava i seguenti elementi:

contenuto nei rapporti dei carabinieri. Il ricorrente cita le sentenze di legittimità
e della Corte Costituzionale che hanno riconosciuto i diritti dei difensori.
3.3. Ulteriore doglianza è dal ricorrente articolata in relazione all’omessa
valutazione delle argomentazioni addotte dalla difesa a sostegno della richiesta
di revoca della misura cautelare. Richiamando la giurisprudenza che impone al
giudice del riesame di verificare l’esistenza del quadro indiziario, il ricorrente “per
brevità demanda la lettura delle violazioni commesse alle motivazioni addotte
dalla difesa a sostegno dei motivi del riesame ove sono ampiamente specificate

misura cautelare in atto”.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. 1. Il ricorso è infondato. Va premesso che questa Corte (Sez. V,
5/6/2012, n. 36079 Sez. 2, Sentenza n. 56 del 4/1/2012) ha avuto modo di
chiarire che la nozione di gravi indizi di colpevolezza non è omologa a quella che
serve a qualificare il quadro indiziario idoneo a fondare il giudizio di colpevolezza
finale. Al fine dell’adozione della misura è sufficiente l’emersione di qualunque
elemento probatorio idoneo a fondare «un giudizio di qualificata probabilità sulla
responsabilità dell’indagato» in ordine ai reati addebitati. Pertanto, i detti indizi
non devono essere valutati secondo gli stessi criteri richiesti, per il giudizio di
merito, dall’art. 192, comma 2, cod. proc. pen. (per questa ragione l’art. 273,
comma 1bis, cod. proc. pen. richiama i commi 3 e 4 dell’art. 192, cod. proc.
pen., ma non il comma 2 del medesimo articolo, il quale oltre alla gravità,
richiede la precisione e concordanza degli indizi).

2. Deve, inoltre, essere ribadito, che la valutazione del peso probatorio degli
indizi è compito riservato al giudice di merito e, in sede di legittimità, tale
valutazione può essere contestata unicamente sotto il profilo della sussistenza,
adeguatezza, completezza e logicità della motivazione, mentre sono
inammissibili, viceversa, le censure che, pure investendo formalmente la
motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione delle
circostanze già esaminate dal giudice, spettando alla corte di legittimità il solo
compito di verificare se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle
ragioni che l’hanno indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico
dell’indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la
valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi del
diritto che governano l’apprezzamento delle risultanze probatorie. Il controllo di
logicità, peraltro, deve rimanere «all’interno» del provvedimento impugnato, non
essendo possibile procedere a una nuova o diversa valutazione degli elementi
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le ragioni che depongono per una mancanza di indizi che possano confortare la

indizianti o a un diverso esame degli elementi materiali e fattuali delle vicende
indagate ed è, perciò, circoscritto all’esclusivo esame dell’atto impugnato al fine
di verificare che il testo di esso sia rispondente a due requisiti, uno di carattere
positivo e l’altro negativo, la cui presenza rende l’atto incensurabile in sede di
legittimità: 1) l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno
determinato; 2) l’assenza di illogicità evidenti, risultanti cioè prima facie dal
testo del provvedimento impugnato, ossia la congruità delle argomentazioni

3. Ciò posto, i giudici di merito hanno dato conto dei gravi indizi di
colpevolezza a carico di Calvari richiamando le intercettazioni in atti e gli esiti
delle indagini biologiche, ritenute gravemente indizianti del coinvolgimento di
Calvari nel grave fatto di sangue. Nell’ordinanza è riportato che nel corso
dell’udienza è stata trasmessa la relazione preliminare del consulente del PM
sugli esiti delle indagini biologiche condotte sulle tracce rilasciate sui bicchieri
utilizzati dagli aggressori di Morbidelli durante la sosta al bar e ricondotte a
Cristalli e Calvari.
3.1. Nei primi due motivi di ricorso, il ricorrente contesta l’utilizzabilità delle
intercettazioni per un asserito mancato deposito dei brogliacci e delle
trascrizioni. La doglianza, che se fondata darebbe luogo ex art. 270 cod. proc.
pen. ad un’ipotesi di inutilizzabilità delle intercettazioni e non ad una nullità, è
inammissibile, in quanto formulata per la prima volta in questa Sede, senza
averne fatto specifico motivo di censura in occasione del gravame, con la
preventiva sottoposizione della questione alla relativa cognizione del giudice del
riesame.
Sotto quest’ultimo profilo, infatti, v’è da osservare che la regola per cui la
inutilizzabilità può essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento deve
essere raccordata alla norma che limita la cognizione della Corte di Cassazione,
oltre i confini del devolutum, alle sole questioni di puro diritto, sganciate da ogni
accertamento sul fatto. Ne consegue che non possono essere proposte per la
prima volta, nel giudizio di legittimità, questioni di inutilizzabilità la cui
valutazione – come avvenuto nel caso qui preso in esame, chiaramente
involgente una serie di apprezzamenti sulla presenza di atti- richieda
accertamenti di merito, che come tali devono essere necessariamente sollecitati
nella fase del riesame, salva la possibilità di sindacare i relativi provvedimenti,
mediante un successivo ricorso per cassazione, entro i limiti segnati dall’articolo
606, comma 1, lettera b), c.p.p. (da ultimo, v. Sez. 6, n. 37767 del 21/09/2010,
dep. 22/10/2010, Rv. 248589; Sez. 4, n. 2586 del 17/12/2010, dep.
26/01/2011, Rv. 249490).
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rispetto al fine giustificativo del provvedimento.

3.2. Quanto al motivo di cui sopra sub 3.3, con lo stesso si contesta
genericamente, con un inammissibile rinvio ai motivi di riesame,
l’apprezzamento che i giudici di merito hanno compiuto, in maniera immune da
vizi denunciabili in questa sede, al fine di desumerne la gravità indiziaria a carico
dell’indagato, delle risultanze procedimentali, con riferimento alle attività di
captazione, ma omette di affrontare quello che è divenuto il punto cardine
dell’ordinanza ovverosia l’individuazione del ricorrente come uno degli aggressori
in base alle tracce biologiche rilasciate, incorrendo così nel vizio di aspecificità.

per la sua genericità, intesa come indeterminatezza, ma anche per la mancanza
di correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle
poste a fondamento dell’impugnazione, dal momento che quest’ultima non può
ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di
aspecificità che conduce, a norma dell’art. 591 c.p.p., comma 1, lett. c), alla
inammissibilità della impugnazione (Cass., Sez. 1^, 30 settembre 2004,
Burzotta; Cass., Sez. 6^, 8 ottobre 2002, Notaristefano; Cass., Sez. 4″, 11
aprile 2001 Cass., Sez. 4^, 29 marzo 2000, Barone; Cass., Sez. 4^, 18
settembre 1997, Ahmetovic).
In ogni caso, il Collegio cautelare ha con motivazione coerente posto in
evidenza come l’aggressione sia stata preceduta e seguita da costanti rapporti
telefonici tra coloro che hanno materialmente eseguito il reato (Cristalli Giovanni
e Calvari Mirko), il fornitore del mezzo (Glisic) e Petrolati. Questi, subito dopo la
commissione del reato (la prima segnalazione dell’aggressione è delle 16:52) è
stato destinatario di due messaggi da parte di Cristalli alle 16:58 (“Noi abbiamo
finito di lavorare siamo a porto”) e 17:25 (“e siamo a porto”) e di Calvari alle
17:28 (“Ok fatto”). Ad avviso del riesame, i messaggi davano contezza
dell’esecuzione del reato; non era rilevante che entrambi, che secondo
l’impostazione accusatoria si trovavano insieme, avessero inteso dare distinte
conferme, potendo non essersi coordinati sul punto. Ulteriore indizio
significativo il Tribunale del riesame individua nella telefonata delle ore 18:18 del
12/7 con cui Petrolati invita Calvari a disfarsi immediatamente dell’auto utilizzata
per l’aggressione “che è meglio.., perché me lo hanno detto”. Da parte sua il
G.I.P. nell’ordinanza evidenzia altra conversazione delle 21:47 in cui Petrolati,
fermato per un controllo dei carabinieri, contatta Calvari e, fingendo di parlare
con una donna, lo avvisa dell’accaduto. Va allora rilevato che la giurisprudenza dì
questa Corte di legittimità è costante nell’affermare il principio secondo cui
l’interpretazione del contenuto delle conversazioni intercettate, al fine di trame
elementi di valenza indiziaria, costituisce giudizio di fatto che sfugge al sindacato
di legittimità, ove sorretto da motivazione conforme a logica (Cass. 11 dicembre
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La mancanza di specificità del motivo, infatti, deve essere apprezzata non solo

2007, Sitzia e altri; Cass. 28 ottobre 2005, Caruso; Cass. 10 giugno 2005, Patti).
Nel caso di cui ci si occupa, l’apprezzamento che i giudici di merito, in maniera
immune da vizi denunciabili in questa sede al fine di desumerne la gravità
indiziaria a carico dell’indagato, hanno compiuto delle risultanze procedinnentali
costituite dale intercettazioni e dagli esiti delle indagini biologiche é sorretto da
prova indiziaria logica e non smentita da altra ragionevole alternativa.

4. Il ricorso va dunque respinto con la conseguente condanna del ricorrente

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali. Dispone trasmettersi, a cura della cancelleria, copia del
provvedimento al direttore dell’istituto penitenziario, ai sensi dell’articolo 94, co.
1-ter, disp. att. c.p.p.
Così deciso in Roma il 9 aprile 2015
Il Consigliere estensore

Il Presidente

al pagamento delle spese processuali.

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