Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36078 del 29/03/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 36078 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: CALASELICE BARBARA

Data Udienza: 29/03/2018

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
DESTRO SALVATORE n. a Tortorici il 16/01/1965
DESTRO GIUSEPPE n. a Tortorici il 1/06/1961

avverso la sentenza della Corte di appello di Messina del 18/04/2017

visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Barbara Calaselice;
udito il pubblico ministero, nella persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Salzano, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore della parte civile, avv. M. Giovenco, che si è riportato alle
conclusioni scritte e ha chiesto la liquidazione delle spese, come da nota
depositata;
udito il difensore di fiducia, avv. G. Mornnino, che ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso e, in via subordinata, non doversi procedere per
prescrizione.

t.,,

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO

1. La Corte di appello di Messina, con il provvedimento impugnato, ha
confermato la sentenza del Tribunale di Patti del 25 febbraio 2015 con la quale
Salvatore e Giuseppe Destro venivano condannati alla pena di giustizia, per il
reato di furto aggravato dalla destrezza, con condanna generica al risarcimento

2.

Avverso la sentenza indicata propongono tempestivo ricorso per

cassazione gli imputati, tramite il difensore di fiducia, deducendo i motivi comuni
di seguito indicati.
2.1. Il primo motivo denuncia violazione di legge e travisamento della prova,
per essere stata omessa la valutazione di prova decisiva. La sentenza di appello,
secondo i ricorrenti, trascura la deposizione del teste Buzzanca, valorizzata con i
motivi di gravame, per sostenere l’esistenza di un’autorizzazione degli imputati a
prelevare l’acqua che si assume sottratta, con evidente venire meno del dolo. Il
Buzzanca aveva, infatti, dichiarato che aveva loro concesso di prelevare acqua
dalla sorgente per abbeveraggio animali, una volta a settimana. Invece la Corte
di appello motiva, in ordine alla necessità del consenso al prelievo da parte di
tutti gli aventi diritto,

confondendo la disciplina civilistica dell’obbligazione

esistente tra le parti, con la responsabilità penale. Erroneamente, secondo i
ricorrenti, la Corte territoriale ha ritenuto che i terzi, per accedere alla sorgente,
necessitassero di preventiva autorizzazione, quando lo stesso denunciante non
aveva alcuna autorizzazione ad usufruire della sorgiva da parte di tutti gli aventi
diritto. Inoltre il querelante, quale mero conduttore del fondo, non aveva alcun
diritto sulla sorgente.
2.2. Si denuncia, inoltre, inosservanza o erronea applicazione di legge in
relazione all’art. 530 cod. proc. pen., per mancanza di prova che il fatto
costituisca reato, posto che l’autorizzazione descritta può integrare scriminante
della condotta.

3.

Il ricorso, manifestamente infondato, deve essere dichiarato

inammissibile.
3.1. In relazione al primo motivo si rileva che la critica mossa con il ricorso,
risulta manifestamente infondata, per essere stata già esaminata, nel giudizio di
merito, la testimonianza che, invece, secondo i ricorrenti, sarebbe stata

2

del danno nei confronti della parte civile.

trascurata o travisata. Inoltre la Corte territoriale ha compiutamente esaminato il
medesimo motivo, di identico contenuto di quello devoluto con il ricorso.
Nel giudizio di primo grado viene, infatti, ampiamente valutata la
deposizione del teste Calogero Buzzanca, con una motivazione che risulta esente
da vizi logici. Questi, secondo il primo giudice, aveva riferito soltanto in maniera
generica, di aver autorizzato gli imputati a prelevare l’acqua un giorno a
settimana, per la quota spettante ai suoceri, sicché la dichiarazione viene

manifesti vizi logici, secondo il quale, ove rilasciata, detta autorizzazione sarebbe
stata senz’altro nota agli altri aventi diritto a prelevare l’acqua. Si osserva,
peraltro, che il consenso era necessario per il rilascio dell’autorizzazione
medesima, come da scrittura privata redatta dai comproprietari. Sicché la
condotta degli imputati i quali, invece, attraverso sotterfugi avevano operato il
prelievo, secondo i giudici di merito, non avrebbe avuto ragion d’essere.
A fronte di detta motivazione, la Corte territoriale affronta il tema devoluto
con il gravame, sia pur sinteticamente. La sentenza impugnata, infatti,
attribuisce rilievo decisivo e preminente al contenuto della scrittura privata
redatta dai comproprietari, dalla quale risultava necessario, per cedere a terzi
l’uso della propria quota, il consenso di tutti gli altri aventi diritto; così
riprendendo, sinteticamente, il medesimo ragionamento svolto sul punto dal
giudice di primo grado.
Sicché in sostanza quella richiesta, risulta una diversa valutazione, del
medesimo dato probatorio (esiti della testimonianza del dichiarante Buzzanca),
già vagliato dai giudici di merito con motivazione esaustiva, rispetto alla quale
non si rileva il lamentato travisamento per omissione. Il motivo di ricorso, poi,
risulta ripetizione di quello devoluto alla Corte di appello, già esaminato dai
giudici di merito, con ragionamento non manifestamente illogico, dunque, non
sindacabile in sede di legittimità.
3.2. Il secondo motivo risulta inammissibile in quanto presuppone un dato di
fatto (il rilascio dell’autorizzazione descritta) che viene reputato non provato dai
giudici di merito con motivazione non illogica e priva di vizi censurabili in sede di
legittimità. Inoltre rivalutare gli elementi di prova per verificare l’esistenza
dell’indicata autorizzazione, implica un giudizio di fatto inibito a questa Corte.

4. L’inammissibilità dei ricorsi preclude il rilievo dell’eventuale prescrizione,
maturata successivamente alla sentenza impugnata (Sez. U, n. 32 del
11/11/2000, De Luca, Rv. 217266).

3

reputata non attendibile. Ciò anche in base al ragionamento, immune da

5. I ricorrenti, in quanto soccombenti, vanno condannati, ciascuno al
pagamento delle spese del procedimento nonché, non ricorrendo ipotesi di
esonero, al pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di euro
duemila, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.
4.1. Consegue, altresì, la condanna dei ricorrenti, in solido, alle spese del
presente giudizio sostenute dalla parte civile, che si liquidano come da

conclusioni scritte.
PQM

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento e della somma di euro 2.000,00 a favore della
Cassa delle ammende, nonché in solido alla refusione delle spese sostenute nel
grado dalla parte civile, liquidate in euro 1.500,00 oltre accessori di legge.
Così deciso il 29/03/2018

Il C ,
arbara Cala e ice

Il Presidente

K

Maria Vessichell,i
i \

Depositato in Cancelleria
Roma, lì

2 1 1 1101
.

.


\i

(

dispositivo, oltre accessori di legge, considerato che la difesa si è riportata alle

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA