Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36074 del 29/03/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 36074 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: CALASELICE BARBARA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

GRASSO EMILIO EDISON nato a Aci Catena il 12/05/1968

avverso la sentenza del 10/01/2017 della Corte di appello di Milano

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Barbara Calaselice;
udito il pubblico ministero nella persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Salzano, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore di fiducia, avv. L. Gianzi, anche quale sostituto dell’avv. A.
Casati, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 29/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1.

La Corte di appello di Milano ha riformato, con il provvedimento

impugnato, la sentenza del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di
Monza del 19 maggio 2015, con la quale Emilio Edison Grasso era stato
condannato per bancarotta fraudolenta per distrazione (capo A1.23,
relativamente alla società Arno autonoleggio a r. I. dichiarata fallita il 20 gennaio

di reclusione, concesse le circostanze attenuanti generiche equivalenti e
riconosciuta la continuazione. La Corte territoriale ha ridotto la pena irrogata in
quella di anni due mesi due di reclusione, riqualificando il capo n) in tentativo di
truffa aggravata.

2. Avverso la sentenza indicata propone ricorso per cassazione l’imputato,
tramite i difensori di fiducia, deducendo i vizi di seguito riassunti, ai sensi
dell’art. 173, comma 1, cod. proc. pen.
2.1. Il primo motivo denuncia vizio di motivazione e travisamento della
prova quanto al reato di tentata truffa aggravata.
Il ricorrente deduce che la consegna dell’auto, da parte dell’imputato ad
Abbate, è rimasta indimostrata e, comunque, era compatibile con un rapporto di
qualificabile comodato gratuito non con la cessione definitiva del bene,
preordinata all’interruzione del versamento dei canoni leasing. Né risulta escusso
l’Abbate sulle ragioni che giustificavano l’uso, da parte sua, della vettura tipo
BMW X6 in questione. Il travisamento della prova, secondo la difesa,
riguarderebbe la conversazione telefonica del 11 settembre 2009, tra Scalmato e
Grasso, che attesterebbe, secondo i giudici di merito, l’avvenuta consegna della
vettura ad Abbate. Il ricorrente nota che, dopo la telefonata, risultano pagate
quattro rate di leasing da parte del Grasso, mentre quella iniziale era stata
pagata prima della conversazione descritta. Del resto l’interpretazione dei giudici
di merito risulta travisare le risultanze della comunicazione di notizia di reato
della Guardia di Finanza, nel momento in cui si assume nella motivazione,
errando, che i pagamenti erano stati effettuati con danaro della fallita.
2.2. Con il secondo motivo si deduce violazione di legge quanto
all’aggravante di cui all’art. 61, comma 1, n. 7 cod. pen., non risultando
compatibile l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità con il
tentativo di truffa. Di qui l’improcedibilità dell’azione penale promossa, esclusa
l’aggravante in questione, per difetto di querela.

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2011) e concorso in truffa aggravata (capo n), alla pena di anni due mesi quattro

2.3. Con il terzo motivo si assume che la motivazione, quanto al tentativo di
truffa, è omessa o illogica in ordine all’elemento soggettivo del reato. I giudici di
merito traggono la prova del dolo da una conversazione (quella registrata in data
10 agosto 2009) che, secondo la ricostruzione recepita nella motivazione,
sarebbe senz’altro riferibile alla società fallita. Incorre, invece, il giudice di
appello nel travisamento della prova posto che, dal complessivo tenore della
captazione, si evince-cruella alla quale i conversanti si riferiscono, è la (diversa)

tipo BMW X6, locata dalla società di leasing alla Arno autonoleggio s. r. I. poi
fallita). La diversa lettura proposta dai giudici di merito trascura, per il
ricorrente, il contesto del discorso che ha visto l’interposizione della Dim Car s. r.
I. e che ha comportato, visti i rapporti tra il Grasso e la Dim Car citata, anche un
considerevole sconto sull’entità dell’acconto. Anche l’altro aspetto, dal quale la
Corte territoriale trae la prova del dolo, è fondato su prova travisata e non tiene
conto delle deduzioni difensive, contenute nei motivi di appello, circa la
conoscenza della falsità dei modelli Unico consegnati alla Fineco Leasing.
2.4. Con il quarto motivo si deduce travisamento della prova in ordine alla
sussistenza dell’elemento materiale del reato di bancarotta per distrazione. Con
riferimento alla distrazione della vettura, per il ricorrente, vanno riprese le
argomentazioni di cui al primo motivo. Circa l’evento, costituito dalla lesione
dell’interesse patrimoniale dei creditori, si osserva che la maxi rata iniziale e le
rate non sono state pagate dalla fallita in proprio (come risulterebbe dalla
comunicazione di notizia di reato, i cui contenuti sarebbero stati travisati).
Peraltro la cessazione del contratto di leasing ha comportato la restituzione a
Fineco Leasing della vettura e la restituzione, da parte della finanziaria, della
maxi rata iniziale, tanto che quest’ultima non si è insinuata nel fallimento. In
definitiva, si osserva che Arno autonoleggio s. r. I., non ha perso nulla, non ha
pagato le ulteriori rate residue (in numero di 43), pagamento per il quale non
aveva risorse, senza patire alcun danno.
2.5. Con il quinto motivo si assume l’omessa motivazione in ordine
all’elemento soggettivo del reato di bancarotta per distrazione che, secondo la
difesa, i giudici di merito traggono dalla conversazione tra Grasso e Giannì del 10
agosto 2009 (dove dice l’imputato “con la società che sai com’è”). Questa
conversazione, per il ricorrente, non è dimostrativa della conoscenza, da parte
dell’imputato, della decozione della Arno autonoleggio s. r. I., posto che la
società di cui i conversanti discutono è la Dim Car s. r. I.

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società Dim Car a r. I. (n. d. r. cioè la venditrice, a Fineco Leasing, della vettura

2.6. Con il sesto motivo si denuncia omessa motivazione circa l’attenuante
di cui all’art. 114 cod. pen., non avendo la Corte territoriale, in alcuna parte,
risposto al motivo devoluto sul punto (cfr. atto di appello pag. 19 – 20 ).

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. La questione posta, con il primo motivo, è inammissibile in sede di
legittimità, tenuto conto della qualità della decisione adottata dalla Corte
territoriale che, pur qualificando la condotta di truffa come tentata, ha
confermato l’affermazione di responsabilità del ricorrente. Si ritiene, infatti,
conformemente all’indirizzo di questa Suprema Corte (Sez. 2, Sentenza n. 7986
del 18/11/2016, dep. 2017, La Gumina, Rv. 269217; Sez. 2, n. 47035 del
3710/2013, Giugliano, Rv. 257499; Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013, dep. 2014,
Capuzzi, Rv. 258438) che, nel caso di cd. doppia conforme affermazione di
responsabilità, il vizio di omessa valutazione di una prova indicata come decisiva,
possa essere dedotto con il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 606, comma
primo, lett. e), cod. proc. pen. solo nel caso in cui il ricorrente rappresenti, con
specifica deduzione, che il dato probatorio, asseritamente travisato, è stato per
la prima volta introdotto come oggetto di valutazione nella motivazione del
provvedimento di secondo grado. Inoltre il vizio di travisamento della prova, è
ravvisabile solo se l’errore, ove accertato, sia capace di disarticolare l’intero
ragionamento probatorio, rendendo illogica la motivazione per la decisiva forza
dimostrativa del dato probatorio che si assume travisato (Sez. 6, Sentenza n.
5146 del 16/01/2014, Del Gaudio, Rv. 258774).
In ogni caso si osserva che, nella specie, il primo giudice individua, oltre
all’accertato possesso della vettura da parte del Abbate, sulla base della
conversazione che si assume travisata, ulteriori elementi di carattere indiziario,
tutti convergenti secondo la motivazione non manifestamente illogica e
completa, nel senso dell’avvenuta cessione del bene, oggetto del contratto di
leasing. Si tratta, peraltro, di elementi probatori già esaminati nella sentenza di
primo grado, con un ragionamento non manifestamente illogico, recepito anche
nella motivazione della Corte territoriale, che con questa si salda. Il Giudice
dell’udienza preliminare sottolinea, nella specie, che tra Grasso e Abbate
esistevano pregressi rapporti di frequentazione, attestati da un controllo svolto
da personale di polizia giudiziaria, nei loro confronti. Si valorizzano, poi, le

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1. Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.

peculiari circostanze del rinvenimento dell’auto, in data 17 settembre 2009,
avvenuto nel corso del controllo in cui l’Abbate esibiva un permesso di soggiorno
spagnolo e una patente svizzera risultati contraffatti, nonché la circostanza che il
controllo fosse avvenuto proprio il giorno successivo a quello in cui il Grasso
aveva stipulato il contratto di assicurazione per la vettura. Inoltre la Corte
territoriale sottolinea che la cessione dell’auto all’Abbate era stata effettuata con
il chiaro intento di non corrispondere più le rate e che, solo per cause

Leasing.
2.1. Quanto al dedotto vizio di improcedibilità dell’azione penale per difetto
di querela, dovendo escludersi l’aggravante contestata al capo n), va osservato
che il reato, aggravato ai sensi dell’art. 61, comma 1, n. 7 cod. pen., risulta
correttamente qualificato dai giudici di merito. La motivazione offerta è
conforme al principio di diritto, già affermato da questa Corte di legittimità,
secondo il quale la circostanza aggravante del danno patrimoniale di rilevante
gravità può essere riconosciuta anche in ipotesi di delitto tentato (Sez. 2, n.
17424 del 03/03/2015, Verde, Rv. 263369). Ciò in quanto le modalità del fatto
sono idonee a fornire concrete ed univoche indicazioni sull’entità del pregiudizio
che si sarebbe determinato, laddove l’azione delittuosa fosse stata portata a
compimento. Nella specie la Corte territoriale ha sottolineato il valore
commerciale della vettura, pari a circa 70.000,00 euro e l’avvenuto pagamento,
al momento della cessione, soltanto della maxi rata iniziale di 15.000,00 euro,
oltre a quattro rate di 1.200,00 euro ciascuna, indicando come ancora
consistente l’entità dell’importo da corrispondere a partire dal momento della
cessione all’Abbate, visto il valore della BMW X6.
2.3. Anche il terzo motivo deve essere respinto in quanto infondato. Da un
lato si osserva che, quanto all’elemento soggettivo del tentativo di truffa, i
giudici di merito, con una motivazione adeguata e non manifestamente illogica,
offrono un’interpretazione della conversazione del 10 agosto del 2009, che si
assume travisata, che non può essere rivista in questa sede. E’ noto che, in
materia di intercettazioni telefoniche, costituisce questione di fatto, rimessa
all’esclusiva competenza del giudice di merito, l’interpretazione e la valutazione
del contenuto delle conversazioni, il cui apprezzamento non può essere sindacato
in sede di legittimità se non nei limiti della manifesta illogicità ed
irragionevolezza della motivazione con cui esse sono recepite (Sez. U, n. 22471
del 26/02/2015, Sebbar, Rv. 263715 Sez. 2, n. 50701 del 04/10/2016,
D’Andrea, Rv. 268389). Dall’altro si sottolinea che l’interpretazione del contenuto

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indipendenti dalla volontà del Grasso, la vettura era stata restituita alla Fineco

della conversazione che si contesta, risulta effettuata dal primo giudice,
unitamente ad una serie di elementi ulteriori di prova, rispetto ai quali deve
essere considerata non manifestamente logica e adeguata l’interpretazione
offerta della frase in questione.
Si osserva, poi, in ordine al secondo elemento dal quale la Corte di appello
trae la prova del dolo, che, in sintesi, per la difesa, conoscere la decozione di
Arno autonoleggio s. r. I. , anche nel mese di agosto del 2009, non significa che

stati falsificati, per dissimulare lo stato di insolvenza di Arno autonoleggio s. r. I.
In proposito, tuttavia, si rileva che il motivo non è specifico posto che non si
confronta con la complessiva motivazione resa, sul punto, dai giudici di merito,
saldandosi quella della Corte territoriale con la pronuncia di primo grado.
Quest’ultima valorizza, all’uopo, il contenuto delle dichiarazioni rese da Franco
Storace della Fineco Leasing (all. n. 239 alla comunicazione di notizia di reato)
che ha descritto, la documentazione prodotta, come idonea a rappresentare una
soddisfacente situazione economico – patrimoniale dell’ente, senza evidenziare
criticità. Il modello unico, dunque, attestava condizioni diverse da quella di
sofferenza dell’ente, tali da indurre in errore il concedente Fineco Leasing sulla
solvibilità della dell’Arno autonoleggio s. r. I., rispetto alla quale, peraltro, il
dissesto, secondo i giudici di merito, non è collocato soltanto nel 2009.
2.4. Con riferimento alla distrazione della vettura in relazione al delitto di
bancarotta fraudolenta, si assume che l’evento, costituito dalla lesione
dell’interesse patrimoniale dei creditori, nella specie, non si è verificato. Il
ricorrente deduce che la maxi rata iniziale e le rate non sono state pagate dalla
fallita in proprio. Peraltro, a fronte della cessazione del contratto di leasing, si
era verificata la restituzione alla Fineco Leasing della vettura e la restituzione, da
parte della finanziaria, della maxi rata iniziale, tanto che questa non si è
insinuata nel fallimento.
Sul punto, tuttavia, si osserva che secondo i principi dettati da questa Corte
di legittimità, per il delitto di bancarotta per distrazione, è centrale la
configurazione della fattispecie incriminatrice come reato di pericolo concreto
(Sez. 5, n. 17819 del 24/03/2017, Palitta, Rv. 269562 Sez. 5, n. 38396 del
23/06/2017, Sgarannella, Rv. 270763). I giudici di merito, nella specie, hanno
accertato l’elemento oggettivo della concreta pericolosità del fatto distrattivo,
nonché l’elemento soggettivo, rappresentato dal dolo generico, valorizzando,
quale “indice di fraudolenza”, la condizione patrimoniale e finanziaria
dell’azienda, il contesto in cui la società operava, le cointeressenze del Grasso

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l’insolvenza fosse esistente nel 2007 e che i modelli Unico di quell’anno fossero

rispetto ad altre imprese, l’accertamento in capo all’agente della consapevolezza
e volontà della condotta in concreto pericolosa. Inoltre va notato che integra il
reato di bancarotta patrimoniale la distrazione di beni entrati nell’effettiva
disponibilità della società fallità in virtù di un contratto di

leasing, posto che

risulta rilevante a tal fine, la disponibilità di fatto, in capo all’utilizzatore, dei beni
successivamente distratti. Ciò in quanto, comunque, la sottrazione del bene
comporta un pregiudizio per la massa fallimentare, la quale viene gravata

sensi dell’art. 79 Legge fall.

(Sez. 5, n. 44350 del 17/06/2016, Guerri, Rv.

268469).
2.5. Il quinto motivo devolve una diversa interpretazione della
conversazione tra Grasso e Giannì, del 10 agosto 2009, inibita a questa Corte di
legittimità, secondo quanto già esposto, al punto 2.3. .
2.6. Il sesto motivo è infondato, posto che la motivazione, sia pure succinta,
della Corte territoriale, sullo specifico punto, affronta in via generale il tema
relativo al presunto ruolo collaterale assunto dal Grasso. Questa sottolinea, al
contrario di quanto assunto dal ricorrente, la centralità della condotta del Grasso
e l’apporto significativo assicurato, rispetto alla condotta distrattiva. Del resto
dalla pronuncia di primo grado risulta che il Grasso è colui che assicura la
copertura finanziaria del pagamento della maxi rata alla Fineco, presentandosi
peraltro a nome della fallita. La Corte territoriale, poi, reputa decisiva la
condotta, in quanto Grasso si adopera personalmente non solo per il pagamento,
ma anche per la cessione all’Abbate dell’auto, fornendo un apporto significativo,
in relazione alla descritta distrazione.

3. Il ricorso va, dunque, respinto ed il ricorrente va condannato al
pagamento delle spese del procedimento.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 29/03/2018

dell’onere economico derivante dall’inadempimento dell’obbligo di restituzione, ai

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