Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36071 del 01/04/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 36071 Anno 2015
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: IZZO FAUSTO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PADILLA CECILE GUMAWID N. IL 14/12/1977
PADILLA MILAGROS GUMAWID N. IL 02/02/1953
avverso l’ordinanza n. 3484/2014 TRIB. LIBERTA’ di ROMA, del
30/12/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FAUSTO IZZO;
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Data Udienza: 01/04/2015

RITENUTO in FATTO

2. Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il difensore delle indagate,
lamentando la violazione di legge ed il vizio della motivazione, laddove il tribunale aveva
confermato la misura, nonostante la stessa fosse stata adottata a distanza di due anni dai fatti,
senza una specifica motivazione sulla attualità delle esigenze cautelari. Invero la “mente”
dell’illecito traffico, Padilla Vasquez Lina era ristretta in carcere fin dall’ottobre 2012, pertanto
la reiterazione delle condotte era inibita dal venir meno del principale punto di riferimento del
traffico.
CONSIDERATO in DIRITTO
1. I ricorsi sono infondati.
2. Va preliminarmente va ricordato quali siano i limiti del sindacato della Corte di Cassazione in
materia cautelare. In particolare è stato più volte ribadito che “l’ordinamento non conferisce
alla Corte alcun potere di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate, ivi
compreso lo spessore degli indizi, ne’ alcun potere di riconsiderazione delle caratteristiche
soggettive degli indagati, ivi compreso l’apprezzamento delle esigenze cautelari e delle misure
ritenute adeguate, trattandosi di accertamenti rientranti nel compito esclusivo ed insindacabile
del giudice cui è stata richiesta l’applicazione delle misura cautelare e del tribunale del
riesame. Il controllo di legittimità è perciò circoscritto all’esclusivo esame dell’atto impugnato
al fine di verificare che il testo di esso sia rispondente a due requisiti, uno di carattere positivo
e l’altro di carattere negativo, il cui possesso rende l’atto insindacabile: 1) l’esposizione delle
ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato; 2) l’assenza nel testo
dell’esposizione di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle argomentazioni rispetto al fine
giustificativo del provvedimento” (Cass. IV, n. 2050\96, imp. Marseglia, rv. 206104 ; Cass.
Sez. III, Sentenza n. 40873\2010, imp. Merja, rv. 248698).
3. Ciò detto va ulteriormente premesso che le Sezioni Unite di questa Corte hanno statuito che
in tema di misure cautelari, il riferimento in ordine al “tempo trascorso dalla commissione del
reato” di cui all’art. 292, comma secondo, lett. c) cod. proc. pen., impone al giudice di
motivare sotto il profilo della valutazione della pericolosità del soggetto in proporzione diretta
al tempo intercorrente tra tale momento e la decisione sulla misura cautelare, giacché ad una
maggiore distanza temporale dai fatti corrisponde un affievolimento delle esigenze cautelari
(Cass. Sez. U, Sentenza n. 40538 del 24/09/2009 Cc. (dep. 20/10/2009), Rv. 244377
Orbene, nel caso che ci occupa, quanto alle esigenze cautelari, da salvaguardare con la
custodia carceraria, nonostante il tempo trascorso dai fatti contestati, il Tribunale ha
evidenziato come il pericolo di recidiva fosse attuale, in quanto le indagate avevano
manifestato professionalità nello svolgimento della illecita attività, avendo numerosi clienti e
potendo disporre di numerosi “cavalli” per lo spaccio. Inoltre dalle investigazioni svolte e dalle
intercettazioni, era emerso che anche l’arresto dei correi non le aveva dissuase dal continuare
la illecita attività.
Tali argomentazioni, coerenti e non manifestamente illogiche, rendono incensurabile in questa
sede il provvedimento impugnato.
Al rigetto dei ricorsi segue, per legge, la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese
processuali.
P.Q.M.
La Corte rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. __c

1. Con ordinanza del 30\12\2014 veniva confermata, dal Tribunale del Riesame di Roma, la
misura della custodia cautelare in carcere adottata nei confronti di Padilla Cecile e Padilla
Milagros per i delitti di traffico di stupefacenti, in particolare “SHABOO”, la forma più pura della
metanfetamina (fatti commessi fino all’ottobre 2012). Evidenziava il tribunale, quanto alle
esigenze cautelari, che il pericolo di recidiva era attuale, considerata la gravità e la reiterazione
dei fatti commessi, il modo organizzato con cui il traffico era svolto, la circostanza che gli
arresti dei correi non avevano dissuaso dal continuare la illecita attività.

La Corte dispone inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmesso al direttore
dell’Istituto penitenziario competente, perché provveda a quanto stabilito dall’art. 94, co. 1°,
ter, disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso in Roma il 1 aprile 2015

Il Consigli re estensg e

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