Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36042 del 18/07/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 36042 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: PAOLONI GIACOMO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
DI BARI Vincenzo, nato ad Andria (BA) il 19/07/1965,
avverso la sentenza del 13/05/2016 della Corte di Appello di Bari;
esaminati gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita la relazione svolta dal presidente Giacomo Paoloni;
udito il pubblico ministero in persona del sostituto Procuratore generale Perla Lori, che
ha concluso per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per intervenuta
prescrizione.

FATTO E DIRITTO

Con la decisione indicata in epigrafe, emessa dopo le intervenute recenti
modifiche normative (2014) della disciplina penale degli stupefacenti, la Corte di appello
di Bari ha confermato in punto di responsabilità la sentenza del 02/03/2010 del G.U.P.
del Tribunale di Trani, con cui — all’esito di giudizio abbreviato — Vincenzo Di Bari è stato
ritenuto responsabile del reato di illecita detenzione per finalità di vendita di sostanza
stupefacente del tipo hashish commesso il 24/09/2009 e condannato (riconosciuta
l’allora attenuante speciale di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 stimata prevalente
sulla contestata recidiva) alla pena ritenuta di giustizia. Pena che la Corte territoriale,
evidenziata la sopravvenuta natura di autonoma fattispecie criminosa del fatto di lieve

Data Udienza: 18/07/2018

entità ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 (D.L. 25.3.2014 n. 36, convertito con
modificazioni dalla L. 16.5.2014 n. 79), ha rideterminato in misura di un anno di
reclusione ed euro duemila di multa.
Avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione il difensore
dell’imputato, deducendo violazione di legge ed erronea applicazione dell’art. 442 cod.
proc. pen., non avendo i giudici di secondo grado ricalcolato sulla pena finale (altresì
senza indicare l’individuata pena base) la diminuente per il giudizio abbreviato.
Il ricorso non appare affetto da cause palesi di inammissibilità.

(per effetto della sua novellata struttura normativa: autonoma fattispecie criminosa
punita con la reclusione non superiore nel massimo a quattro anni risulta attinto dalla
causa estintiva della prescrizione (in difetto di utili sospensioni del relativo termine ai
sensi degli artt. 157 e 161 cod. pen. ed essendosi disapplicata la contestata recidiva).
Ne discende l’obbligo di immediata declaratoria di tale causa di non punibilità
(art. 129, comma 1, cod. proc. pen.), non emergendo ex actis in termini di evidenza la
necessità o possibilità di pervenire a una decisione più favorevole all’imputato per gli
effetti di cui all’art. 129, comma 2, cod. proc. pen. In vero la dedotta censura, anche se
in ipotesi fosse fondata, condurrebbe ad un annullamento della sentenza impugnata con
rinvio al giudice di merito per un nuovo giudizio quoad poenam, con il ridetto sicuro
esito definitorio

ex art. 157 cod. pen. produttivo di indebito procrastinarsi della

conclusione del procedimento.
P. Q. M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per
prescrizione.
Così deciso il 18 luglio 2018
Il Presidente estensore
Giacomo aoloni

60-z

Tuttavia deve rilevarsi in limine che, ferma la legalità della inflitta pena, il reato

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